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Compiti istituzionali

Sezione dedicata alle attività istituzionali svolte dalla Guardia di Finanza

Compiti istituzionali

La Guardia di Finanza è uno speciale Corpo di Polizia che dipende direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, è organizzato secondo un assetto militare e fa parte integrante delle Forze Armate dello Stato oltre che della Forza Pubblica.

 

I compiti della Guardia di Finanza sono sanciti dalla legge di ordinamento del 23 aprile 1959, n. 189 e consistono nella prevenzione, ricerca e denunzia delle evasioni e delle violazioni finanziarie, nella vigilanza sull'osservanza delle disposizioni di interesse politico-economico e nella sorveglianza in mare per fini di polizia finanziaria.

Inoltre, la Guardia di Finanza concorre al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica e la difesa politicomilitare delle frontiere.

Il decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68 ha previsto, in attuazione dei principi direttivi della legge n. 78/2000:

  • la missione della Guardia di Finanza come Forza di polizia a competenza generale su tutta la materia economica e finanziaria;
  • l'estensione delle facoltà e dei poteri riconosciuti per legge ai militari del Corpo in campo tributario a tutti i settori in cui si esplicano le proiezioni operative della polizia economica e finanziaria;
  • l'affermazione del ruolo esclusivo della Guardia di Finanza quale polizia economica e finanziaria in mare;
  • la legittimazione del Corpo a promuovere e sviluppare, come autorità competente nazionale, iniziative di cooperazione internazionale con gli organi collaterali esteri ai fini del contrasto degli illeciti economici e finanziari, avvalendosi anche di dodici ufficiali da distaccare in qualità di esperti presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari.

Per lo svolgimento dei compiti assegnati sono attribuite ai militari del Corpo le qualifiche di:

  • Ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria;
  • Ufficiali ed agenti di polizia tributaria;
  • Agenti di pubblica sicurezza;
  • In riferimento agli anzidetti compiti Istituzionali del Corpo della Guardia di Finanza, annualmente il Ministero dell'Economia e delle Finanze emana una Direttiva Generale per l'azione amministrativa e la gestione. Direttiva che individua le priorità politiche e gli obiettivi strategici che i Centri di Responsabilità Amministrativa di 1° livello, e quindi anche la Guardia di Finanza, debbono conseguire.

Ad esempio, negli anni passati, specifici obiettivi hanno interessato i seguenti settori di servizio dell'Istituzione:

  • contrasto all'evasione ed elusione fiscale, attraverso un mirato programma dell'attività di verifica e controllo, e all'economia sommersa, nella sua duplice forma del sommerso "d'azienda" e "di lavoro";
  • contrasto al fenomeno del gioco illecito;
  • controlli sulla spesa pubblica, con particolare riferimento agli incentivi alle attività produttive, al settore delle uscite comunitarie e delle connesse risorse nazionali di cofinanziamento, nonché al comparto della spesa sanitaria;
  • contrasto alla contraffazione di marchi e alla pirateria audiovisiva, quale irrinunciabile attività a garanzia dello sviluppo economico del Paese;
  • vigilanza sul fenomeno del "carovita", in ordine al quale il Corpo è stato investito di specifiche incombenze, con specifico riferimento al rilevamento dei prezzi al consumo affinché, in presenza di consistenti dinamiche di aumento dei suddetti valori, si pervenga a un'eventuale modifica degli studi di settore.

Poteri e condizioni di legittimità

Poteri e condizioni di legittimità

Quale organo di polizia, il Corpo della Guardia di Finanza sviluppa prioritariamente un'attività amministrativa finalizzata alla cura degli interessi pubblici.

In quanto tale detta attività deve sottostare al precetto costituzionale (art. 97 della Costituzione, I comma) in base al quale i pubblici uffici devono assicurare il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione, rispettando prioritariamente il principio di legalità che costituisce il principio generale dell'Ordinamento italiano che afferma la corrispondenza dell'attività amministrativa alle prescrizioni di legge.

Conseguentemente, i poteri di ricerca e di indagine esercitati dal personale del Corpo trovano fonte di legittimazione in specifiche previsioni di legge.

Per l'adempimento dei propri compiti di controllo e di accertamento del corretto rispetto degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti, il Corpo è dotato di ampi poteri istruttori e di indagine il cui utilizzo è strumentale al puntuale esercizio della funzione impositiva.

Una esatta determinazione della capacità contributiva dei soggetti passivi presuppone, infatti, che l'Amministrazione acquisisca una piena e compiuta conoscenza delle situazioni di fatto e di diritto poste a giustificazione degli atti impositivi.

I poteri in esame sono analiticamente e dettagliatamente contenuti nelle singole leggi di imposta.

In base a tali disposizioni normative, i mezzi istruttori sono conferiti:

  • in prima battuta agli Uffici finanziari, unici titolari del potere di formazione degli atti finali di accertamento;
  • in via mediata alla Guardia di Finanza, che coopera con gli Uffici finanziari per l'acquisizione di elementi utili ai fini dell'accertamento dei redditi e delle imposte e per la repressione delle violazioni in materia fiscale.

Peraltro, il Corpo dispone di propri poteri specificamente attribuitigli dalla legge 7 gennaio 1929, n. 4, che consentono:

  • agli ufficiali di polizia tributaria di procedere a perquisizione domiciliare qualora abbiano notizia o fondato sospetto di violazioni delle leggi concernenti i tributi doganali, i tabacchi e gli alcoli, costituenti reato;
  • agli ufficiali ed agenti di polizia tributaria di accedere in qualunque ora negli esercizi pubblici e in ogni locale adibito ad un'azienda industriale o commerciale.

In via generale, occorre aggiungere che i militari della Guardia di Finanza possono effettuare le verifiche presso i contribuenti, avvalendosi di tutte le facoltà d'indagine tradizionalmente utilizzate per le ispezioni ai fini delle imposte sui redditi e dell'IVA, anche per sviluppare accertamenti nelle altre materie economiche e finanziarie affidate alla loro tutela, allo scopo di individuare e reprimere le violazioni:

  • ai tributi diretti ed indiretti, sia statali che locali;
  • ai dazi doganali ed ai finanziamenti erogati dall'Unione Europea;
  • alla gestione delle risorse e delle spese pubbliche;
  • agli obblighi contributivi, previdenziali ed assistenziali;
  • alla disciplina valutaria e monetaria, finanziaria e mobiliare;
  • allo sfruttamento dei brevetti e diritti d'autore.

In particolare, i Comandi del Corpo possono attivare, per le finalità descritte, un'ampia serie di potestà d'indagine, ivi comprese le facoltà di:

  • procedere all'esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche;
  • invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per esibire documenti o per fornire dati, notizie e chiarimenti;
  • inviare questionari;
  • invitare qualsiasi soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, documenti e fatture relativi a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute ed a fornire ogni informazione relativa alle operazioni stesse;
  • richiedere alle pubbliche amministrazioni, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società che istituzionalmente effettuano pagamenti e riscossioni per conto terzi ed a quelle che svolgono attività di gestione ed intermediazione finanziaria la comunicazione - anche in deroga a contrarie disposizioni legislative, statutarie o regolamentari - di dati e notizie;
  • richiedere copia degli atti e dei documenti depositati presso notai, procuratori del registro, conservatori dei registri immobiliari e pubblici ufficiali in genere;
  • effettuare accertamenti bancari, su autorizzazione del Comandante Regionale della Guardia di Finanza.

Imposte Dirette

IVA e Controlli in ufficio

Inviti

 

Sono finalizzati all'acquisizione di dati, notizie, chiarimenti, documenti, libri e registri utili per il controllo formale e sostanziale della dichiarazione presentata dal contribuente.

La peculiarità degli inviti, fatta eccezione per quello previsto con riguardo ai soggetti terzi, è rappresentata dalla richiesta rivolta dagli Organi dell'Amministrazione finanziaria al contribuente per ricevere da questi dati, elementi, notizie e documenti contabili relativi alla propria posizione tributaria.

In particolare, gli Uffici ed i Comandi del Corpo possono:

  1. invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a:
  • comparire di persona o per mezzo di rappresentanti, per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti anche relativamente ad operazioni annotate nei conti, la cui copia sia stata regolarmente acquisita;
  • esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini del successivo accertamento nei loro confronti;
  • inviare ai contribuenti questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico, rilevanti ai fini dell'accertamento nei loro confronti, con invito a restituirli compilati e firmati;
  • invitare ogni altro soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, atti o documenti fiscalmente rilevanti concernenti specifici rapporti intrattenuti con il contribuente ed a fornire i chiarimenti relativi.

Richieste

 

Sono rivolte a soggetti diversi dal contribuente e finalizzate ad acquisire elementi e notizie utili al controllo della dichiarazione di un singolo contribuente o di una categoria.

In dettaglio, l'Amministrazione Finanziaria può:

  1. richiedere:
  • agli organi e alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed agli enti e società che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi ovvero attività di gestione e intermediazione finanziaria, anche in forma fiduciaria, la comunicazione, anche in deroga a contrarie disposizioni legislative, statutarie e regolamentari, di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie;
  • alle società ed enti di assicurazione, per quanto riguarda i rapporti con gli assicurati del ramo vita, dati e notizie attinenti esclusivamente alla durata del contratto di assicurazione, all'ammontare del premio e alla individuazione del soggetto tenuto a corrisponderlo;
  • richiedere ed ottenere gratuitamente copie o estratti di atti e documenti depositati presso notai, procuratori del registro, conservatori di registri immobiliari e altri pubblici ufficiali;
  • richiedere ai soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili dati, notizie e documenti relativi ad attività svolte in un determinato periodo nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo;

richiedere, previa autorizzazione del Direttore Regionale delle Entrate ovvero, per la Guardia di Finanza, del Comandante Regionale:

  • ai soggetti sottoposti ad accertamento, ispezione o verifica, il rilascio di una dichiarazione contenente l'indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con aziende o istituti di credito, con l'Ente poste, con società fiduciarie e ogni altro intermediario finanziario nazionale o straniero, in corso ovvero estinti da non più di cinque anni dalla data della richiesta. Il richiedente e coloro che vengono in possesso dei dati raccolti devono assumere direttamente le cautele necessarie e garantire la riservatezza dei dati acquisiti;
  • alle aziende ed istituti di credito, per quanto riguarda i rapporti con i clienti, e all'Ente poste, per quanto riguarda i dati relativi ai servizi dei conti correnti postali, ai libretti di deposito ed ai buoni postali fruttiferi, copia dei conti intrattenuti con i clienti, con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti, comprese le garanzie prestate da terzi;
  • alle aziende ed istituti di credito e all'Amministrazione postale, ulteriori dati, notizie e documenti di carattere specifico relativi agli stessi conti, sulla base di questionari redatti su particolari modelli;
  • richiedere alle società soggette all'imposta sul reddito delle persone giuridiche, agli enti pubblici e privati diversi dalle società, soggetti alla stessa imposta che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali, alle società in nome collettivo, in accomandita semplice, alle società di armamento, alle società di fatto e alle persone fisiche che esercitano attività commerciali, dati, notizie e documenti relativi ad attività svolte, in un determinato periodo d'imposta, nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo, nominativamente indicati.

Imposta sul Valore Aggiunto

Imposta sul Valore Aggiunto

Controlli esterni

Si caratterizzano per il fatto che vengono esercitati presso la sede del contribuente, in genere presso il domicilio del soggetto passivo d'imposta o presso i depositari delle scritture contabili.

Appartengono a questa tipologia i poteri di: accesso - ricerca - ispezione documentale - verificazione - altre rilevazioni.

L'Accesso

E' un atto strumentale compiuto dall'Amministrazione finanziaria per acquisire notizie ed elementi utili allo svolgimento della propria attività.

Esso consiste nel potere di entrare, anche contro la volontà del soggetto verificato, in determinati luoghi, di seguito specificati, al fine di effettuare ricerche, ispezioni e verifiche per l'accertamento delle imposte e la repressione delle violazioni fiscali.Il regime legittimante è diverso in relazione ai luoghi cui si deve accedere, a seconda che si tratti di locali ove si esercita l'attività di impresa, ovvero di locali privati.

Per quanto più direttamente di interesse per le attività d'impresa, il potere di accesso può essere esercitato:

  • nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali o agricole e relative pertinenze;
  • nei locali adibiti anche ad abitazione;
  • presso soggetti che detengono in tutto o in parte le scritture contabili del contribuente, nel caso in cui quest'ultimo esibisca apposita attestazione degli anzidetti soggetti, recante la specificazione delle scritture, e che costoro non vi si oppongano;
  • in locali diversi da quelli sopraelencati.

Per ogni categoria di locali nei quali si può accedere esistono regole particolari che è opportuno esaminare

singolarmente.

 

Locali destinati all'esercizio di attività commerciali o agricole.

Per locali "destinati" all'esercizio di attività commerciali o agricole si intendono i locali dove effettivamente vengono poste in essere operazioni inerenti alle suddette attività o comunque posseduti da imprese commerciali o agricole.

Per l'accesso nei citati locali è necessario essere muniti di una apposita autorizzazione che ne indichi lo scopo, rilasciata dal responsabile dell'Ufficio o del Comando da cui dipende il personale incaricato della attività di controllo.

Per gli accessi operati dalla Guardia di Finanza la citata autorizzazione è costituita dal foglio di servizio rilasciato dal Comandante del Reparto o da un Ufficiale delegato.

Locali adibiti anche ad abitazione.

Tale ipotesi si realizza nei casi in cui i locali interessati sono utilizzati contemporaneamente per l'esercizio di imprese commerciali o agricole e per abitazione (come avviene, ad esempio, per gli artigiani che svolgono la propria attività imprenditoriale in casa).

Verificandosi questa situazione, per eseguire l'accesso è necessario richiedere la preventiva autorizzazione al Procuratore della Repubblica.

Locali diversi da quelli sopra indicati.

Si fa riferimento, in particolare, ai locali:

  • adibiti esclusivamente ad abitazione;
  • appartenenti a circoli privati o a persone giuridiche che non esercitano attività commerciali o agricole.

Nell'ipotesi in considerazione, l'accesso è consentito purché venga rilasciata dal Procuratore della Repubblica una speciale autorizzazione all'accesso, subordinata alla sussistenza di "gravi indizi di violazioni" delle norme fiscali in materia di IVA e di Imposte sui redditi.

E' ovvio che l'onere di fornire all'Autorità Giudiziaria la prova dell'esistenza dei menzionati "gravi indizi di violazioni" graverà sull'Ufficio o Comando procedente.

Il Magistrato dovrà valutare discrezionalmente tali elementi per decidere se rilasciare o meno l'autorizzazione.

La ricerca

Le operazioni di ricerca iniziano una volta eseguito l'accesso ed invitato formalmente il contribuente ad esibire spontaneamente tutta la documentazione in suo possesso, a cominciare dai libri e registri di cui è obbligatoria la conservazione.

La ricerca consiste in una serie di attività rivolte al reperimento di elementi utili per eseguire i controlli.

Essa è effettuata nei locali in cui è avvenuto l'accesso e può riguardare tutti i libri, registri, documenti e scritture che si trovano nei locali, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie (quaderni, tabulati non vidimati, brogliacci, agende, bloc-notes, etc.).

La ricerca differisce dalla semplice "raccolta", atteso che quest'ultima è caratterizzata da una collaborazione con il contribuente, mentre la prima rappresenta un atto di autorità che può essere compiuto anche contro la volontà della parte, quand'anche il contribuente sostenga di aver esibito tutti i documenti richiesti.

Per procedere, durante le operazioni di ricerca, a:

  • perquisizioni personali;
  • apertura coattiva di plichi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili, è in ogni caso necessaria una speciale autorizzazione dell'Autorità Giudiziaria. Tale autorizzazione è autonoma da quella eventualmente rilasciata per l'esecuzione dell'accesso e costituisce un ulteriore provvedimento che deve essere richiesto.

Ispezione

L'ispezione documentale attiene al controllo sull'osservanza degli obblighi formali e sostanziali posti a carico del contribuente.

E' rivolta, infatti, da un lato, al controllo della regolarità formale delle scritture, dei libri, dei registri e dei documenti che il contribuente ha l'obbligo di tenere o di conservare, dall'altro, al controllo sostanziale della documentazione reperita e al riscontro dei fatti e delle situazioni realmente accadute nell'attività economica del contribuente.

E' una fase di particolare importanza perché, attraverso un efficace controllo delle scritture amministrative e contabili dei soggetti d'imposta, si può stabilire se i fatti di gestione sono stati puntualmente riportati.

Sono oggetto di ispezione documentale anche quei libri, registri, documenti e scritture la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie, sempreché si trovino nei locali dove è stato eseguito l'accesso.

Verificazioni

Le verificazioni consistono in controlli dell'attività economica ispezionata, effettuati anche prescindendo dai documenti delle scritture esibite (tale forma di esame è inquadrabile, infatti, tra le ispezioni documentali), tenendo conto dell'effettiva realtà del soggetto.

Tali riscontri vengono effettuati, in pratica, avendo riguardo ai diversi elementi quali il personale (numero, categorie, classifiche), gli impianti (tipo, produttività, utilizzazione), le merci (materie prime, semilavorati, prodotti finiti, etc.) ovvero le relative correlazioni, rapportate alle risultanze dell'attività controllata.

Le verificazioni si sostanziano, dunque, nell'esame di tutta la documentazione che il contribuente ha l'obbligo di tenere, conservare ed esibire e, quindi, i libri e le scritture obbligatorie secondo le disposizioni del codice civile e delle leggi speciali (registri, schedari, partitari, ordini e commesse, buoni, fatture, contratti, corrispondenza commerciale, etc.).

Lo strumento di indagine in argomento ha una funzione chiaramente integrativa dei poteri di ricerca e di ispezione documentale.

Scopo delle verificazioni è consentire una corretta determinazione della dimensione fiscale del soggetto controllato, attraverso procedure ed elaborazioni che tengono conto non solo dell'aspetto documentale dell'impresa, ma anche di quelle che sono le realtà operative della stessa, le potenzialità effettive degli impianti, la qualità e la commerciabilità dei prodotti, le relazioni tra le varie componenti dell'azienda preordinate al conseguimento dello scopo imprenditoriale.

Altre rilevazioni

Le altre rilevazioni concernono qualsiasi ulteriore procedimento che, partendo da elementi legittimamente acquisiti, anche al di fuori dei locali aziendali, abbia lo scopo di consentire una più approfondita conoscenza della realtà gestionale del soggetto controllato.

Ciò significa che si può procedere a misurazioni e rilievi attinenti alla consistenza, qualità e destinazione di immobili, di materie prime, semilavorati, prodotti finiti, al prelevamento di campioni, all'esecuzione di analisi qualitative e quantitative e soprattutto a rilevazioni meccanografiche

IVA e Accertamenti bancari

La disciplina del "Segreto Bancario" è stata sottoposta ad una profonda modifica al fine di consentire agli Organi dell'Amministrazione finanziaria, un più agevole accesso a tale rilevante ed efficace mezzo di investigazione.

Dall'applicazione della nuova legge è risultato un sistema del tutto nuovo grazie al quale l'Amministrazione finanziaria può richiedere alle aziende e agli istituti di credito nonché alle Poste Italiane S.p.A. copia dei conti intrattenuti con il contribuente, con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti, comprese le garanzie prestate dai terzi.

Soggetti nei cui confronti possono essere attivati accertamenti bancari.

Potenziali destinatari dell'attività di servizio sono tutti i contribuenti, intendendo chiunque:

  • abbia la titolarità, in forma palese od occulta, di un reddito imponibile;
  • eserciti operazioni rilevanti ai fini IVA;
  • sia gravato da obblighi di natura fiscale.

E' consentita, parimenti, la possibilità di richiedere copia dei conti di cui altri siano contitolari, nonché la facoltà di ottenere l'invio di copia dei conti che, pur non essendo formalmente intestati al contribuente oggetto dell'attività ispettiva, risultino nella sua disponibilità sulla base di elementi inequivoci e documentali.

Oggetto degli accertamenti bancari.

L'oggetto della richiesta può essere costituito:

  • dall'indicazione dei conti intrattenuti dal contribuente presso la banca o le Poste Italiane S.p.A. cui la richiesta è rivolta;
  • da ulteriori dati, notizie e documenti di carattere specifico relativi ai conti oggetto di precedente richiesta.

Con il termine "conto" deve essere inteso qualunque documento contabile inerente ai rapporti di "conto o deposito" esistenti tra il contribuente e la banca o le Poste Italiane S.p.A.

Modalità e termini degli accertamenti bancari.

La nuova disciplina in materia di accertamenti bancari ha subordinato l'attivazione della specifica attività d'indagine al preventivo rilascio di una specifica autorizzazione da parte del Direttore Regionale delle Entrate o del Comandante Regionale della Guardia di Finanza.

Essa richiede, quindi, un controllo esteso alla legittimità ed al merito dell'istanza avanzata.

Una volta ottenuta la necessaria autorizzazione, la richiesta della copia dei conti va notificata alla banca o alle banche interessate, ovvero alle Poste Italiane S.p.A.. Il termine assegnato per evadere la richiesta non potrà essere inferiore a 60 giorni dalla data della notifica. Esso, potrà, peraltro, essere prorogato.

Richiesta al contribuente.

La procedura derogatoria al segreto bancario è stata, da ultimo, integrata attribuendo all'Amministrazione finanziaria la possibilità di "interpellare", ancor prima di richiedere i dati alle banche, il contribuente ispezionato circa i rapporti intrattenuti con il sistema bancario.

L'esercizio di tale facoltà:

  • è finalizzato al rilascio di una dichiarazione contenente l'indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con aziende o istituti di credito, con le Poste Italiane S.p.A., con società fiduciarie ed ogni altro intermediario finanziario nazionale o straniero;
  • può riguardare i rapporti in corso ovvero estinti da non più di 5 anni dalla data della richiesta;
  • è subordinato alla previa autorizzazione del Direttore Regionale delle Entrate o del Comandante Regionale della Guardia di Finanza.

La dichiarazione del contribuente costituisce momento eventuale all'avvio del procedimento per l'esecuzione degli accertamenti bancari e mira a soddisfare la fondamentale esigenza di economicità e di speditezza nell'attività di controllo, a beneficio sia dei verificatori, che risparmiano tempo e risorse individuando tempestivamente l'oggetto dei loro accertamenti, sia dei soggetti sottoposti all'indagine bancaria, che collaborando possono rendere più celere il controllo nei loro confronti.

Imposte di registro

Imposte di registro successioni e donazioni

Imposta di registro

 

Nello specifico settore, i poteri della Guardia di Finanza sono determinati dal combinato disposto dell'art. 1 del R.D.L. 3 gennaio 1926, numero 63, quale sostituito dall'art. 1 del R.D.L. 8 luglio 1937, n. 1290, e dell'art. 10, primo comma, lettera d), in riferimento all'art. 15, del Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con D.P.R. 26 aprile 1986, n, 131.

Completano il quadro potestativo in argomento gli artt. 51, quarto comma, e 63 del citato D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131.

In sostanza gli ufficiali ed i sottufficiali in servizio di polizia tributaria possono eseguire, anche d'iniziativa, accessi, ispezioni documentali e verificazioni per raccogliere elementi necessari alla determinazione da parte dell'ufficio del registro del valore venale da prendere a base per la tassazione degli atti aventi come oggetto beni immobili, diritti reali immobiliari, aziende e diritti reali su di esse.

In particolare occorre precisare che, con riferimento alla possibilità di rilevare infrazioni ed omissioni in materia di imposta di registro su scritture private non autenticate soggette a registrazione in termine fisso, l'attuale normativa ha ampliato la possibilità di registrazione d'ufficio di tali scritture, comprendendo i casi in cui gli inquirenti prendono visione degli atti, non sequestrabili, nel corso di accessi, ispezioni o verifiche eseguiti ai fini di altri tributi. In tali casi occorre il verificarsi delle seguenti condizioni:

  • che l'irregolarità degli atti riguardi la disciplina dell'imposta di registro o anche altre norme tributarie che non prevedono la possibilità del sequestro;
  • che i verificatori contabili abbiano preso visione degli atti nel corso di accessi, ispezioni o verifiche eseguite ai fini di tributi diversi dall'imposta di registro.

In merito, l'Amministrazione finanziaria è intervenuta a chiarire che il termine "prendere visione" deve essere inteso come materiale, effettiva lettura dell'atto rinvenuto non sequestrabile, non essendo sufficiente, ai fini della procedura della registrazione d'ufficio, l'acquisizione di notizie desunte indirettamente o conclusioni fondate su presunzioni, anche se precise e concordanti.

Pertanto, nel verbale che è alla base della richiesta di registrazione deve risultare che i verbalizzanti hanno preso visione dell'atto di cui si chiede la registrazione stessa e devono inoltre risultare anche tutti gli elementi necessari ai fini dell'applicazione dell'imposta (soggetti, natura dell'atto ed imponibile).

Diversamente, non possono essere esercitate tali prerogative, ai fini della registrazione d'ufficio, in occasione di indagini di polizia giudiziaria.

Imposta sulle successioni e donazioni

A seguito dell'entrata in vigore della legge 18.10.2001, n. 383, recante "Primi interventi per il rilancio dell'economia", è stato previsto un regime particolarmente favorevole per i trasferimenti di beni e diritti in cui vi sia uno stretto vincolo di parentela tra dante causa e beneficiario.

Infatti, l'art. 13, comma 1, della citata legge prevede la totale soppressione dell’imposta sulle successioni e donazioni.

Quindi, sui beni caduti in successione tale imposta non è più dovuta, indipendentemente dal loro valore e dal grado di parentela intercorrente tra il defunto e i beneficiari.

Per le donazioni e le altre liberalità occorre distinguere due ipotesi

 

è esclusa ogni imposizione per gli atti di liberalità effettuati nei confronti di:

  • coniuge;
  • discendenti in linea retta (padre/figlio; nonno/nipote);
  • altri parenti fino al quarto grado (zio/nipote; cugini);

se invece il beneficiario non rientra nella predetta categoria si applica il regime previsto dal secondo comma del citato art. 13, per cui alle donazioni e altre liberalità tra vivi "se il valore della quota spettante a ciascun beneficiario è superiore all’importo di 350 milioni di lire (180.579,9 euro) si applicano le imposte sui trasferimenti, determinate nella stessa misura proporzionale stabilita per gli atti di trasferimento a titolo oneroso.

In questa materia i poteri della Guardia di Finanza sono determinati dell'art. 1 delR.D.L. 3 gennaio 1926, n. 63, come sostituito dall'art. 1 del R.D.L. 8 luglio 1937, e degli artt. 34, quarto comma, e 47 del Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, approvato con D.Lgs. 31 ottobre 1990, n.346.

Le potestà attribuite alla Guardia di Finanza discendono dalla considerazione che i suddetti articoli fanno riferimento all'Amministrazione finanziaria, e pertanto sono attribuibili, per estensione, al Corpo sia il potere di indagine sia il potere di segnalare il maggior valore dei beni immobili, aziende, navi, azioni, ecc. ai fini dell'imposta di successione.

Rimangono invece attribuiti in via esclusiva agli Uffici del Registro alcuni poteri, non delegabili alla Guardia di Finanza.

In particolare, gli Ufficiali ed i Sottufficiali in servizio di polizia tributaria possono:

  • eseguire, anche di iniziativa, accessi, ispezioni documentali e verificazioni per fornire agli Uffici elementi atti a stabilire il valore venale dei beni immobili compresi nell'attivo ereditario ed i vari diritti reali immobiliari;
  • raccogliere, anche di iniziativa, dati di fatto attraverso i quali l'Ufficio del Registro possa provare la simulazione di una serie di atti o di trasferimento o relativi a debiti assunti dal "de cuius";
  • richiedere, in relazione a debiti risultanti da atti scritti ed altro, l'esibizione degli assegni e di altri titoli;
  • eseguire indagini ed accertamenti di vario genere su richiesta degli Uffici del Registro.

Imposte ipotecarie e catastali

Per l'accertamento e la liquidazione di tali imposte, il D.Lgs. 31.10.1990, n. 347 richiama le disposizioni relative all'imposta di registro ed a quella sulle successioni e donazioni, a seconda che il presupposto d'imposta sia costituito da un atto tra vivi a titolo oneroso o gratuito ovvero da un atto mortis causa.

Pertanto, i poteri della Guardia di Finanza restano anch'essi fissati attraverso il richiamo alle corrispondenti disposizioni contenute in materia di imposta di registro e di imposta sulle successioni e donazioni.

Imposta sulle assicurazioni private

Per effetto del rinvio operato dall'art. 28 della legge 29 ottobre 1961, n. 1216, i poteri per l'accertamento delle violazioni e le modalità procedurali da osservare nella rilevazione delle violazioni stesse sono quelli previsti dalla legge 7 gennaio 1929, n.4, per la parte ancora rimasta in vigore a seguito delle modifiche apportatedall'art. 29, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, in vigore dalaprile 1998.

Tasse sui contratti di borsa

In merito alla competenza specifica per gli accertamenti relativi alle disposizioni particolari che concernono gli agenti di cambio, l'art. 100 del R.D. 4 agosto 1913, n.1068 dispone che "gli impiegati, gli agenti delle tasse e le guardie di Finanza sono specialmente indicati, nel limite delle loro attribuzioni, di curare l'esatta applicazione della legge e del regolamento e di accertarne le contravvenzioni".

L'art. 13 del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3278 specifica che coloro i quali, per professione abituale, operano in borsa e pongono in essere gli atti indicati nell'art. 1 dello stesso decreto devono consentire agli "agenti finanziari" di esaminare i foglietti consegnati o spediti o ricevuti, qualsiasi documento che si riferisca ai corrispondenti contratti ed i libri previsti dal codice civile. Il terzo comma dello stesso articolo rimanda, per l'accertamento del rifiuto opposto all'ispezione documentale, alle "forme prescritte dalla legge sulle tasse di bollo".

Il rinvio così operato e la natura del tributo in argomento consentono di meglio precisare l'esatto ambito dell'apparato potestativo per quanto attiene in particolare alla:

  • individuazione degli organi competenti all'accertamento delle violazioni, operata attraverso il riferimento all'art. 35 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n.642;
  • fissazione delle regole di accertamento delle violazioni che, attraverso l'art. 34 del medesimo decreto, sono individuate in quelle proprie della Legge 7 gennaio 1929, n. 4, per la parte ancora rimasta in vigore a seguito delle modifiche apportate dall'art. 29, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n.472, in vigore dal 1° aprile 1998;
  • definizione delle modalità di accertamento delle violazioni operata attraverso il riferimento all'art. 36 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642.

Nel particolare settore impositivo resta però escluso il potere di ricerca potendo trovare esplicazione solo i poteri di accesso, di ispezione documentale e di rilevazioni.

Bollo

Imposta di bollo

In materia di imposta di bollo, il legislatore ha attribuito al Corpo i poteri di cui alla legge 7 gennaio 1929, n. 4, dalla quale discende l'esperibilità dei poteri di accesso (articolo 35).

In particolare, la specifica Legge d'imposta (D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642), all’articolo 35 prevede che: "L'accertamento delle violazioni alle norme del presente decreto, anche se costituenti reato, è demandato, oltre che ai soggetti indicati negli articoli 30, 31 e 34 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4 (5/s), ai funzionari del Ministero delle Finanze e degli uffici da esso dipendenti all'uopo designati e muniti di speciale tessera, nonché limitatamente agli accertamenti compiuti nella sede degli uffici predetti, a qualsiasi funzionario ed impiegato addetto agli uffici stessi.

I soggetti indicati nell'art. 19 e tutti coloro che a norma di disposizioni legislative o regolamentari sono obbligati a tenere o a conservare libri, registri, atti o documenti soggetti a bollo sono obbligati ad esibirli ai funzionari ed impiegati di cui al precedente comma ed agli ufficiali ed agenti della polizia tributaria.

L'obbligo di cui al precedente comma non si estende agli atti o documenti di cui siano in possesso le persone indicate negli articoli 351 e 352 del codice di procedura penale, sempre che tali atti o documenti si riferiscano a materie in ordine alle quali le dette persone avrebbero diritto di astenersi dal testimoniare a norma dei citati articoli.

I notai sono tenuti in ogni caso ad esibire gli atti pubblici e le scritture private depositati presso di loro, ad eccezione degli atti di ricevimento dei testamenti segreti e dei processi verbali di deposito dei testamenti olografi.

L'articolo 34 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642, recante la disciplina dell'imposta di bollo, stabilisce che "l'accertamento delle violazioni alle norme del presente decreto, anche se costituenti reato, è demandato, oltre che ai soggetti indicati negli articoli 30, 31 e 34 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4, ai funzionari del Ministero delle Finanze e degli uffici da esso dipendenti all'uopo designati e muniti di speciale tessera, nonché, limitatamente agli accertamenti compiuti nella sede degli Uffici predetti, a qualsiasi funzionario o addetto agli uffici stessi.

I soggetti indicati nell'articolo 19 e tutti coloro che a norma di disposizioni legislative o regolamentari sono obbligati a tenere o a conservare, libri, registri, atti o documenti soggetti a bollo sono obbligati ad esibirli ai funzionari ed impiegati di cui al precedente comma e agli ufficiali ed agenti della polizia tributaria omissis".

Imposta sugli spettacoli e sugli intrattenimenti

Il D. Lgs. 26.02.1999, n. 60 ha riordinato il comparto in esame, prevedendo

 

l'abolizione dell'imposta sugli spettacoli e l'istituzione della nuova imposta sugli intrattenimenti limitata a tre categorie d'attività:

  • esecuzioni musicali esclusi i concerti musicali e vocali;
  • discoteche, sale da ballo e veglioni;
  • prestazioni in sale da gioco ed esercizio delle scommesse;
  • la riconduzione di tutte le altre attività spettacolistiche, previste nella tabella C allegata al D.P.R. n. 633/72, nel regime I.V.A. previsto dall’art. 74 quater del citato D.P.R..

Tale decreto ha stabilito inoltre gli obblighi e le modalità di certificazione dei corrispettivi e dichiarazione degli stessi, a seconda dell'attività svolta dagli operatori dello spettacolo.

Nello specifico comparto fiscale i poteri conferiti al Corpo discendono dalla Legge 7 gennaio 1929, n. 4: in particolare, gli articoli che appaiono maggiormente significativi sono il 24, il 25, il 30, il 32, il 34 ed il 35.

Anche in tal caso, come per l'imposta di bollo, la competenza del Corpo non ha carattere esclusivo.

Infatti, il secondo comma dell'articolo 37 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640 statuisce che, "la constatazione, agli effetti dell’articolo 34 della Legge 7 gennaio 1929,n. 4, delle violazioni alle disposizioni del presente decreto, le quali non costituiscono reato, compete anche ai funzionari dell'Amministrazione delle finanze, muniti di speciale tessera di riconoscimento, nonché ai funzionari ed agli agenti dell'ufficio accertatore, nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza, muniti di tessera rilasciata dalla Direzione generale delle tasse e delle imposte indirette sugli affari".

Infine, in tema di competenza all'accertamento in generale, rileva l'articolo 18 del citato D.P.R. 640/72 secondo cui la vigilanza agli effetti dello stesso decreto, nei luoghi ove si svolgono gli spettacoli o le altre attività, compete, fra gli altri, agli ufficiali, ai sottufficiali ed ai militari di truppa della Guardia di Finanza.

Tasse sulle concessioni governative

Per la tipologia delle tasse in argomento deve farsi riferimento ai poteri attribuiti al Corpo dalla legge 7 gennaio 1929, n. 4.

Infatti, il secondo comma dell'articolo 10 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641 è formulato in modo tale da prevedere una competenza della Guardia di Finanza concorrente con il personale dell'Amministrazione finanziaria.

La norma in parola recita: "l'attribuzione, agli effetti degli artt. 31 e 34 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4, della facoltà di accertare le infrazioni in materia di tasse sulle concessioni governative, comprese quelle costituenti reato, compete anche ai funzionari del Ministero delle Finanze e degli uffici da esso dipendenti all'uopo designati e muniti di speciale tessera nonché, limitatamente agli accertamenti compiuti nella sede degli uffici predetti, a qualsiasi funzionario od impiegato addetto agli uffici stessi".

Tasse Automobilistiche

I poteri del Corpo discendono dalla Legge 7 gennaio 1929, n. 4, specificamente richiamata dall'art. 37 del D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39.

L'articolo 2 della Legge 24 gennaio 1978, n. 27, stabilisce che le violazioni sono accertate dagli ufficiali e dagli agenti della polizia tributaria, nonché dagli altri organi indicati nell'articolo 38 del citato D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39, nell'articolo 137 del D.P.R. 15 giugno 1959,n. 393, e dai direttori e procuratori del registro nell'ambito del loro ufficio e nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali.

Tasse sulle Radioaudizioni

L'articolo 24 del R.D.L. 21 febbraio 1938, n. 246, convertito nella Legge 4 giugno 1938, n. 880, sancisce che "sono competenti all'accertamento delle violazioni alle disposizioni del presente decreto gli organi, cui, a norma della Legge 7 gennaio 1929, n. 4, compete l'accertamento delle violazioni alle leggi finanziarie".

L'articolo 11 della legge 12 novembre1949, n. 956 ribadisce siffatta formulazione normativa.

Imposta Erariale di Consumo sui prodotti audiovisivi e cine-foto-ottici

Ai sensi dell'art. 4 del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953, convertito con modificazioni nella Legge 28 febbraio 1983, n. 53, l'accertamento delle violazioni dello stesso decreto è demandato, nei limiti delle attribuzioni stabilite dalla Legge 7 gennaio 1929,n. 4, ai pubblici ufficiali indicati nel Capo II del Titolo II della citata legge e, pertanto, compete anche al Corpo della Guardia di Finanza.

Poteri in materia di Dogane

Vigilanza

Il servizio di vigilanza viene svolto all'interno degli spazi doganali al fine di assicurare il rispetto delle norme poste a garanzia della riscossione dei tributi.

Viene svolto dal personale delle Dogane e può essere affidato ai militari della Guardia di Finanza i quali, per motivi di sicurezza fiscale, possono intervenire anche in luoghi diversi dagli spazi doganali e da quelli dove si svolgono le operazioni di carico e scarico delle merci.

A tal fine la norma attribuisce le seguenti facoltà:

  • Poteri di visita, ispezione e controllo sui mezzi di trasporto e sui bagagli delle persone

    Il titolo I, capo III, del T.U.L.D., dopo aver prescritto divieti e imposto limiti per evitare che le merci possano essere immesse in consumo senza il pagamento dei previsti diritti, con l'art. 19 attribuisce la facoltà ai funzionari doganali di sottoporre a visita i mezzi di trasporto e i bagagli in corrispondenza degli spazi doganali.
    In particolare l'art. 19 del T.U.L.D. prevede che:
    • "I funzionari doganali, per assicurare l'osservanza delle disposizioni stabilite dalle leggi in materia doganale e dalle altre leggi la cui applicazione è demandata alle dogane, possono procedere, all'esame,direttamente od a me le imprese, del corretto svolgimezzo dei militari mprese, del corretto svolgimento ddella guardia di finanza, alla visita dei mezzi di trasporto di qualsiasi genere che attraversano la linea doganale in corrispondenza degli spazi doganali o che circolano negli spazi stessi. Quando sussistono fondati sospetti di irregolarità i mezzi di trasporto predetti possono essere sottoposti anche ad ispezioni o controlli tecnici particolarmente accurati diretti ad accertare eventuali occultamenti di merci;
    • Il detentore del veicolo è tenuto a prestare la propria collaborazione per l'esecuzione delle verifiche predette, osservando le disposizioni a tal fine impartite dagli organi doganali;
    • Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche nei confronti dei bagagli e degli altri oggetti in possesso delle persone che attraversano la linea doganale in corrispondenza degli spazi doganali o che circolano negli spazi stessi";
  • Poteri di visita, ispezione e controllo delle persone

    L'articolo 20 del T.U.L.D. tratta del controllo sulle persone che si trovino sempre negli spazi doganali.

    In particolare l'art. 20 del T.U.L.D. prevede che:
    • "I funzionari doganali, per assicurare l'osservanza delle disposizioni stabilite dalle leggi in materia doganale e delle altre leggi la cui applicazione è demandata alle dogane, possono invitare coloro che per qualsiasi motivo circolano nell'ambito degli spazi doganali ad esibire gli oggetti ed i valori portati sulla persona;
    • In caso di rifiuto ed ove sussistano fondati motivi di sospetto il capo del servizio può disporre, con apposito provvedimento scritto specificamente motivato, che le persone suddette vengano sottoposte a perquisizione personale;
    • Della perquisizione è redatto processo verbale che, insieme al provvedimento anzidetto, deve essere trasmesso entro quarantotto ore alla procura della Repubblica competente;
    • Il procuratore della Repubblica, se riconosce legittimo il provvedimento, lo convalida entro le successive quarantotto ore."
    • Questo articolo pone termine alle incertezze e perplessità sorte per stabilire la differenza tra visita personale, considerata come atto di polizia amministrativa intesa ad accertare l'eventuale occultamento di merci sulla persona per sottrarla alla visita doganale, e perquisizione personale, atto di polizia giudiziaria diretto invece alla scoperta ed al sequestro di cose attinenti al reato tenuto conto del modo indiscriminato con cui venivano indicati i due atti nelle precedenti disposizioni. La nuova normativa considera in effetti non più il controllo sulla persona come attività amministrativa, ma come un atto di polizia giudiziaria, da eseguirsi con le garanzie previste dalla Costituzione nei casi in cui ci sia stato un rifiuto ad esibire, a richiesta degli organi di controllo, gli oggetti custoditi sulla persona ed esistano fondati motivi di sospetto che la persona voglia sottrarre merci o valori al controllo doganale.
    • Saranno applicabili quindi le norme del Codice di Procedura Penale in materia di perquisizioni personali.
    • A tale proposito i funzionari dell'amministrazione doganale rivestono, nell'ambito delle loro attribuzioni e nei limiti del servizio cui sono destinati, la qualifica di Ufficiali di P.G. in base al combinato disposto degli articoli 324 del T.U.L.D., 31 della Legge 07/01/29, numeri 4 e 57 del Codice di Procedura Penale.
    • Inoltre, a norma del primo comma dell'articolo 20, secondo cui il controllo sulle persone è eseguito per assicurare le disposizioni stabilite non solo dalla Legge Doganale, ma anche da altre leggi la cui applicazione è demandata alle dogane, assume particolare importanza il controllo in materia valutaria ex articolo 3, sesto comma, del Regio Decreto Legge 12/05/38, numero 794, che richiama, appunto, i funzionari dell'amministrazione doganale.

Vigilanza doganale negli aeroporti

L'articolo 32 T.U.L.D. prevede che all'arrivo, alla partenza e durante lo stazionamento di un aeromobile, i funzionari doganali e i militari della Guardia di Finanza possono procedere agli accertamenti di loro competenza riguardanti l'aeromobile, il suo equipaggio, le persone presenti a bordo e le cose trasportate.

Assistenza alle operazioni doganali

Il servizio ha lo scopo di assicurare la disciplina sul movimento e sulla custodia delle merci, impedendo sottrazioni o sostituzioni.

Mediante la verifica della regolarità delle operazioni, si concretizza l'assistenza ai funzionari doganali nelle operazioni di trasbordi di merci, introduzioni ed estrazioni delle merci nei e dai magazzini in temporanea custodia, visite doganali in genere, distruzione delle merci abbandonate.

Riscontro

Il servizio di riscontro viene svolto autonomamente dai militari della Guardia di Finanza nella fase finale del procedimento di controllo, integrando l'accertamento con un esame fisico della merce, sommario ed esterno, che garantisca la rispondenza con quanto indicato nei documenti doganali di scorta.

Esso è disciplinato dall'art. 21 del T.U.L.D. il quale prevede che:

  • "Ai valichi di confine, ai varchi dei territori extradoganali e dei recinti doganali ed alle porte dei depositi doganali e dei depositi franchi i militari della guardia di finanza procedono al riscontro sommario ed esterno dei colli e delle merci alla rinfusa, allo scopo di controllare la corrispondenza rispetto ai documenti doganali che li scortano e di provvedere agli altri adempimenti demandati ai militari stessi dalle disposizioni in vigore. Il servizio predetto è altresì espletato, relativamente alle merci oggetto di operazioni doganali, negli altri luoghi ove si compiono tali operazioni, a bordo delle navi in sosta nei porti, nelle rade e negli altri punti di approdo marittimi, lagunari, fluviali, dei laghi di confine e dei canali interni, a bordo degli aeromobili in sosta negli aeroporti, nonché presso le stazioni ferroviarie di confine ed internazionali, sulle banchine dei porti o punti di approdo e negli scali aeroportuali durante il carico, l'imbarco o il trasbordo delle merci su treni, navi ed aeromobili ovvero durante lo scarico o lo sbarco da detti mezzi di trasporto;
  • I militari addetti al servizio di riscontro hanno facoltà di prescindere dall'eseguire il riscontro, ovvero di limitarlo ad una parte soltanto del carico; essi sono tuttavia tenuti ad eseguire il riscontro stesso quando ne siano espressamente richiesti dal capo dell'ufficio doganale o dai funzionari addetti alle visite di controllo ovvero dai superiori gerarchici del Corpo;
  • Se non emergono discordanze o, comunque, non sussistono fondati sospetti di irregolarità, i militari della guardia di finanza appongono sui documenti doganali, quando è prescritta, l'attestazione di riscontro; in caso diverso, inoltrano immediatamente motivata richiesta al capo dell’ufficio doganale od a chi per esso affinché in loro presenza la merce sia sottoposta a visita di controllo;
  • Qualora i militari della guardia di finanza, avvalendosi della facoltà di cui al secondo comma, non eseguano il riscontro, o lo eseguono parzialmente, ne fanno annotazione sul documento doganale nei casi in cui sia prescritta l'attestazione di riscontro. La predetta annotazione sostituisce a tutti gli effetti la attestazione di riscontro;
  • Gli adempimenti previsti dai commi precedenti e le relative annotazioni nel registro di riscontro non vengono effettuati presso gli uffici di passaggio quali definiti dal regolamento CEE n. 222/77, adottato dal Consiglio dei Ministri delle Comunità europee il 13 dicembre 1976,nell'art. 11, lett. d), limitatamente ai trasporti vincolati al regime di transito comunitario. Tuttavia i militari della Guardia di Finanza, quando nell'esercizio del servizio di vigilanza hanno fondato sospetto di irregolarità, inoltrano immediatamente motivata richiesta al capo dell'ufficio doganale o a chi per esso, affinché in loro presenza la merce sia sottoposta a visita di controllo;
  • L'articolo 2, comma 2 del D. Lgs. N. 374 del 90 ha previsto la facoltà per il Ministro delle Finanze di sopprimere il servizio di riscontro per talune tipologie di merci nonché di stabilire le modalità di annotazione delle attestazioni di riscontro anche con l'ausilio di procedure informatizzate.
  • Proprio in armonia con le direttive previste dall'articolo 2 del D. Lgs. N.374/90, è stato da ultimo emanato il DM n. 256 del 28/01/94, che dispone l'esecuzione del riscontro nei casi e secondo i criteri (compreso quello della casualità) stabiliti d'intesa con il direttore della dogana e il comandante del Gruppo della Guardia di Finanza. L'importanza del regolamento consiste soprattutto nell'aver definito le formalità per procedere al riscontro (articolo 2) e i casi di esonero (articolo 3).

Controlli in itinere su strada

I servizi svolti fuori dagli spazi doganali sono finalizzati ad evitare che le merci attraversino la linea doganale nei punti non stabiliti e ad evitare distorsioni dei regimi doganali in corso (articolo 16 TULD).

A tal fine, le disposizioni relative al controllo dei mezzi di trasporto, dei bagagli e delle persone negli spazi doganali, richiamate in precedenza, si applicano, al fine di assicurare l’osservanza delle norme di natura tributaria e valutaria, anche sul resto del territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 20-bis del T.U.L.D.

L’attività si rivolge nei confronti delle persone, dei loro bagagli e dei mezzi di trasporto che comunque attraversano il confine terrestre della Repubblica, nonché nei confronti dei natanti ed aeromobili, dei relativi equipaggi e passeggeri e dei loro bagagli quando risulti o sussista motivo di ritenere che detti natanti ed aeromobili siano in partenza per l’estero ovvero in arrivo dall’estero.

In questi casi, i militari del Corpo godono di piena autonomia operativa.

Di particolare interesse, nell'ambito dei servizi fuori degli spazi doganali, è il controllo sul traffico turistico che presuppone l'espletamento di compiti che non riguardano la sola normativa doganale in senso stretto, ma investono anche la disciplina valutaria, le leggi speciali (armi e stupefacenti), nonché la sicurezza pubblica e la Legge penale comune.

In tale contesto, assumono fondamentale importanza gli articoli 23 e seguenti T.U.L.D., concernenti la zona di vigilanza doganale terrestre e marittima.

Al riguardo, il legislatore, da un lato si è preoccupato di prevenire, con disposizioni particolari, l'immissione in consumo di merce nel territorio, in evasione ai diritti doganali, con disposizioni di carattere cautelativo (articolo 18), di consentire controlli penetranti sulla persona e sui mezzi di trasporto negli spazi doganali (articoli 19 e 20) e fuori dagli spazi doganali (articolo 20-bis), e di conferire alla Guardia di Finanza il particolare servizio di riscontro, dall'altro lato, ha delineato una striscia di territorio, "la zona di vigilanza doganale terrestre", in cui, proprio per evitare o quantomeno per limitare possibili evasioni ai diritti doganali, sono possibili controlli ancora più incisivi.

La zona di vigilanza doganale terrestre è prevista agli articoli 23 e 24 delT.U.L.D..

Stabilisce l'articolo 23 che "fino alla distanza di dieci chilometri dalla linea doganale della frontiera terrestre verso l'interno è stabilita una zona di vigilanza, nella quale il trasporto e il deposito delle merci estere sono soggetti a speciale sorveglianza ai fini della difesa doganale. Lungo la frontiera marittima tale zona di vigilanza è stabilita fino a cinque chilometri dal lido verso l'interno.

Nel delimitare la zona di vigilanza può essere superata o ridotta l'estensione territoriale indicata quando, per il migliore esercizio della sorveglianza ovvero per la maggiore demarcazione della zona stessa, sia ritenuto opportuno seguire le delimitazioni costituite da rilievi orografici, da rive di fiumi o tratti navigabili di essi, da lagune ed altre acque, da strade ferrate, da strade ordinarie o da autostrade.

Con decreto del Ministro delle Finanze del 23 dicembre 1985, sono individuate le zone di vigilanza per le quali esistono particolari esigenze di sorveglianza ai fini della difesa doganale e sono determinate, anche se non ricorrono le condizioni di cui al precedente comma, le distanze dalla linea doganale di frontiera terrestre e dal lido lungo la frontiera marittima verso l'interno che possono essere stabilite, rispettivamente, fino a 30 e 10 chilometri".

Nella zona di vigilanza doganale terrestre è il detentore a dover dimostrare la legittima provenienza della merce, presumendosi, in caso contrario, l'introduzione in contrabbando della merce stessa.

Per quanto concerne la zona di vigilanza doganale marittima, l'art. 30 T.U.L.D. prevede che: "Nella zona di vigilanza doganale marittima, i militari della guardia di finanza possono recarsi a bordo delle navi di stazza netta non superiore a duecento tonnellate, per farsi esibire dal capitano il manifesto prescritto a norma dell'articolo 105 e gli altri documenti del carico. Se il capitano non è munito del manifesto o si rifiuta di presentarlo, ed in qualunque caso in cui vi sia indizio di violazione di norme doganali, la nave è scortata alla più vicina dogana per i necessari accertamenti.

Per le navi di stazza netta superiore a duecento tonnellate la vigilanza è esercitata sui movimenti delle navi medesime entro la zona di vigilanza, ma quando si tenta l'imbarco o lo sbarco ovvero il trasbordo, dove non sono uffici doganali, i militari suddetti hanno facoltà di salire a bordo, di richiedere i documenti del carico e di scortare le navi stesse alla più vicina dogana per i provvedimenti del caso."

La zona di vigilanza doganale marittima è definita dall'articolo 29 del T.U.L.D.il quale statuisce che "è sottoposta a vigilanza doganale la zona costituita dalla fascia di mare che si estende dalla linea doganale sino al limite esterno del mare territoriale (12 miglia marine).

Nell'ambito della zona di vigilanza doganale marittima la Guardia di Finanza esercita un'attività di polizia amministrativa, intesa ad accertare l'adempimento degli obblighi prescritti dalla Legge doganale nei confronti del comandante della nave.

L'articolo distingue l'ipotesi in cui la nave ha un tonnellaggio inferiore a 200 tonnellate, da quella in cui il tonnellaggio supera le 200 tonnellate.

Nel primo caso i militari della Guardia di Finanza possono salire a bordo per farsi esibire, tra l'altro, il manifesto da parte del capitano; nel secondo caso possono solo sorvegliare i movimenti della nave, a meno che non si notino operazioni di sbarco, imbarco o trasbordo in luoghi dove non vi siano uffici doganali, nel qual caso possono salire a bordo e scortare la nave stessa alla più vicina dogana per i provvedimenti del caso.

In materia di vigilanza sul mare, è opportuno altresì ricordare che l'azione della Guardia di Finanza si basa anche sui seguenti precetti normativi:

  • la Legge 11/03/88, numero 66, che attribuisce alla Guardia di Finanza, al fine del contrasto ai traffici marittimi illeciti, la facoltà di effettuare la sorveglianza anche oltre le acque territoriali;
  • la convenzione di Ginevra del 29/04/58 sull'alto mare la quale prevede che le navi da guerra (qualifica riconosciuta anche alle unità della Guardia di Finanza) possano legittimamente "arrestare", ai fini del controllo, le navi estere in acque territoriali.
    Controlli a posteriori presso le imprese che effettuano interscambio di beni con l'estero.

Attività ispettiva autonoma

L'esame, presso le imprese, del corretto svolgimento delle operazioni doganali viene svolto dai reparti del Corpo:

  • in via concorrente, nell'ambito dell'attività di verifica fiscale generale, avente per oggetto tutti i settori impositivi concernenti la gestione aziendale;
  • nel contesto dei servizi di polizia giudiziaria in relazione ad ipotesi di contrabbando;
  • mediante interventi operativi "mirati" in modo specifico al controllo degli scambi commerciali con i paesi terzi, in virtù dei poteri di accesso, verifica e ricerca attribuiti dagli artt. 35 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4 e 30 della Legge 21 dicembre 1999, n. 526, che riconosce i poteri attribuiti alla Guardia di Finanza in materia di IVAII.DD., anche per l'accertamento e la repressione delle violazioni in danno all'Unione Europea e di quelle lesive del bilancio connessi alle prime.
    In quest'ultimo caso, l'obiettivo del controllo non è limitato al solo accertamento del corretto svolgimento delle formalità doganali e del pagamento dei relativi dazi, ma anche dei rilevanti flussi reddituali che a tali operazioni si riferiscono.

Collaborazione alla revisione dell'accertamento promossa dagli uffici

L'art. 64,comma 3, del D.L. n. 331/1993, convertito in Legge n. 427/1993, ha previsto la cooperazione della Guardia di Finanza con gli uffici doganali, per l'acquisizione ed il reperimento di elementi utili ai fini della revisione dell'accertamento promossa dai predetti uffici, procedendo secondo le norme e le facoltà previste dall'articolo 11, comma 9, del D. Lgs. n. 374/1990.

Tale ultima disposizione di legge statuisce che l'ufficio doganale possa procedere a verifiche generali o parziali per la revisione di più operazioni doganali, entro i tre anni dalla data in cui l'accertamento è divenuto definitivo, con le modalità indicate nello stesso articolo, per accertare le relative violazioni, nonché in attuazione degli accordi di mutua assistenza amministrativa o di atti normativi comunitari.

Le modalità delle verifiche sono quelle fissate in materia di Imposta sul Valore Aggiunto dall'art. 52, commi da 4 a 10, del Decreto del Presidente della Repubblica 26.10.1972, n. 633, cui rinvia il comma 4 dell’art. 11 citato.

Danno erariale

La Guardia di Finanza, in virtù delle specifiche attribuzioni di vigilanza e tutela del pubblico erario che istituzionalmente le competono, è chiamata a collaborare con la Corte dei Conti.

In particolare, la Procura Generale e anche la Corte dei Conti in sede giurisdizionale, tradizionalmente si sono finora avvalse del Corpo per l'esecuzione di atti ed attività inerenti le potestà istruttorie loro conferite dal Testo Unico 1114/34 e dal Regolamento di procedura approvato con R.D. 1038/33, per effetto delle disposizioni impartite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la circolare U.C.I./7880/80 del 10 gennaio 1986 che annovera la Corte dei Conti tra i soggetti legittimati a richiedere notizie ed informazioni agli organi di polizia.

Il quadro di riferimento è mutato a seguito dell'entrata in vigore del citato D.L.152/91 convertito con modificazioni dalla Legge 203/91, in base al quale la Guardia di Finanza, su delega della Corte dei Conti, può essere chiamata ad eseguire ispezioni ed accertamenti diretti presso Pubbliche Amministrazioni e terzi contraenti o beneficiari di provvidenze finanziarie a destinazione vincolata.

Tali accertamenti scaturiscono dall'applicazione degli artt. 73 e 74 del T.U. 1214/34, 14 e 15 del R.D. 1038/33 e 16 della Legge 203/91. Essi si sostanziano in singoli atti istruttori (es. acquisizioni documentali), operazioni complesse (es. accertamenti patrimoniali) o in vere e proprie indagini finalizzate a riscontrare situazioni specifiche e definite.

Con l'entrata in vigore del sopracitato D.L. 152/91, la Guardia di Finanza ha adeguato la propria struttura ordinativa che, attualmente, prevede:

  • nell'ambito del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria Lazio, un Gruppo Accertamento Responsabilità Amministrativa e Danni Erariali con competenza Regionale, che svolge funzioni di referente per le articolazioni della Corte dei Conti con sede a Roma;
  • apposite Sezioni Accertamento Responsabilità Amministrativa e Danni Erariali presso Nuclei Regionali e Provinciali di Polizia Tributaria con compito di corrispondere alle richieste delle Procure Regionali della Corte dei Conti.

Il D.Lgs. n. 68/2001 ha attribuito al Corpo la titolarità di una più ampia facoltà ispettiva autonoma in materia di spesa pubblica, demandando, tra l'altro, alla Guardia di Finanza compiti di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di risorse e mezzi finanziari pubblici impiegati a fronte di uscite del bilancio pubblico nonché di programmi pubblici di spesa.

In particolare, tale nuovo quadro normativo consente al Corpo di agire, anche d'iniziativa, nel settore del controllo della spesa pubblica, esercitando tutti i poteri istruttori di controllo conferiti per l'accertamento delle violazioni in materia di I.V.A. ed imposte dirette.

Frodi Comunitarie

La Guardia di Finanza, per la sua tradizionale vocazione ed attitudine ad esplorare contesti operativi nei settori economico-finanziari, svolge un ruolo centrale e primario nel sistema dei controlli nazionali finalizzati ad assicurare un'efficace tutela degli interessi dell'Unione Europea, attraverso una costante ed incisiva azione di prevenzione, accertamento e repressione delle "frodi comunitarie".

In tale prospettiva, l'attività esperita dal Corpo a tutela del bilancio nazionale e comunitario:

  • è stata resa significativamente più efficace dall'attribuzione ai militari della Guardia di Finanza, per effetto dell'art. 30 della Legge 21 dicembre 1999, n. 526, delle potestà già attribuite in materia fiscale;
  • ha ricevuto ulteriore riconoscimento con il D.Lgs. 19 marzo 2001, n. 68, che sancisce le competenze generali della Guardia di Finanza in materia economica e finanziaria.

Materia valutaria

Nello svolgimento dei compiti operativi connessi al contrasto degli illeciti economico-finanziari, la Guardia di Finanza utilizza i poteri di polizia valutaria, atteso che gli appartenenti al Nucleo Speciale ed ai Nuclei Regionali e Provinciali pt da questo delegati ai sensi dell'art.3, comma 4,lett.f., della legge 197/91, "esercitano anche i poteri loro attribuiti dalla normativa in materia valutaria" (D.P.R. 31 marzo 1988, n. 148), tra i quali rilevano quelli:

  • riconosciuti ai funzionari dell'Ufficio Italiano dei Cambi dall'articolo 25 del medesimo D.P.R., nello svolgimento dell'attività ispettiva in materia valutaria (articolo 26, comma 1) e cioè:
  • controlli successivi per campione sui dati e sulle attestazioni fornite dagli operatori delle banche abilitate;
  • verifiche dei dati concernenti la gestione valutaria delle medesime banche e di quelli relativi ad operazioni delle altre imprese autorizzate;
  • ispezioni presso aziende di credito ed istituti di credito speciale, nonché nei confronti di altri soggetti, presso i quali si abbia ragione di ritenere che esista documentazione rilevante, in luoghi diversi dalle dimore private;
  • attribuiti ai militari della Guardia di Finanza in materia finanziaria dalla Legge 7 gennaio 1929, numero 4 e dalle Leggi tributarie (art. 26, comma 2);
  • concernenti la possibilità di richiedere l'esibizione di libri contabili, documenti e corrispondenza ed estrarne copia (art. 28, comma 1);
  • attinenti la contestazione delle violazioni di carattere amministrativo riscontrate (art.29, commi 1, 2 e 3);
  • relativi alla possibilità di assumere in atti i soggetti sottoposti ad accertamento (art.29, comma 1).

Settore giochi e attività eseguita nel comparto

Il decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, riserva allo Stato l'esercizio dei giochi e dei concorsi pronostici. È previsto, pertanto, un regime di monopolio, esteso anche alla raccolta delle scommesse, la cui organizzazione, per esigenze di salvaguardia del gettito erariale, è rimessa al Ministero dell'Economia e delle Finanze.

A tutela degli interessi erariali derivanti dall'applicazione del suddetto monopolio, è intervenuta la legge 13 dicembre 1989, n. 401, che ha introdotto specifiche sanzioni di carattere penale per l'esercizio abusivo dell'attività di raccolta delle scommesse e/o delle giocate.

La Guardia di Finanza in questo ambito ricopre un ruolo prioritario in quanto è addetta istituzionalmente al contrasto delle violazioni finanziarie, in forza delle specifiche attribuzioni di polizia tributaria di cui alla legge 7 gennaio 1929, n. 4. Pertanto, i Reparti del Corpo, al fine di salvaguardare gli interessi erariali connessi al monopolio fiscale su giochi, concorsi, pronostici e scommesse, svolgono una estesa attività di vigilanza per la prevenzione, l'individuazione e il contrasto degli illeciti penali e amministrativi contemplati dalle norme di settore.

Anche il recente decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, di adeguamento dei compiti del Corpo, ha esplicitamente previsto che "il Corpo della Guardia di Finanza assolve le funzioni di polizia economica e finanziaria a tutela del bilancio pubblico".

Per quanto d'interesse, rileva osservare che questa norma demanda al Corpo compiti di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di "imposte dirette e indirette, tasse, contributi, monopoli fiscali e ogni altro tributo, di tipo erariale o locale".

Nell'espletamento degli individuati compiti di tutela erariale, i militari del Corpo, per espresso richiamo dell'art. 2, quarto comma, dello stesso D.Lgs. n. 68/2001, si avvalgono dei medesimi moduli ispettivi previsti dagli artt. 32 e 33 del D.P.R. n. 600/1973 e dagli artt. 51 e 52 del D.P.R. n. 633/1972, in materia rispettivamente di imposte sui redditi e di I.V.A., in particolare mediante l'esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche.

La possibilità che la Guardia di Finanza acquisisca elementi utili per la repressione delle violazioni alle leggi in materia di lotto, lotterie, concorsi pronostici, scommesse e degli altri giochi amministrati dallo Stato, utilizzando le già richiamate potestà di verifica in materia di I.V.A. e di imposte sui redditi, è contemplata, altresì, dall'art. 38, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

L'attività posta in essere dai militari della Guardia di Finanza, di prevenzione e contrasto dei fenomeni illeciti che interessano il settore dei giochi e delle scommesse, si sostanzia, in primo luogo, in interventi ispettivi nei confronti dei soggetti abilitati alla raccolta delle giocate, per accertare l'esatto versamento dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse e delle altre forme di prelievo erariali vigenti, nonché l'osservanza delle norme amministrative e fiscali di settore.

Analoga attenzione è rivolta dal Corpo all'illecita raccolta delle scommesse ed all'organizzazione abusiva di gare e di giochi da parte di operatori non autorizzati, i quali, oltre alla concorrenza sleale alle attività amministrate, determinano una contrazione del gettito che deriva all'Erario dal monopolio fiscale su giochi e scommesse.

In questa ipotesi sono utilizzati gli strumenti d'indagine di polizia giudiziaria, avendo cura di sviluppare, sistematicamente, i contesti anche sul piano fiscale, per proporre agli Uffici finanziari il recupero a tassazione - ai sensi dell'art. 14, comma 4, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 - dei proventi derivanti dall'esercizio delle attività illecite individuate, ove non già sottoposti a sequestro o confisca.

Oltre all'attività svolta dalla Guardia di Finanza a tutela del monopolio fiscale dei giochi, particolare importanza assume, altresì, l'esecuzione di accessi ed ispezioni presso gli esercenti al fine di verificare la sussistenza dei requisiti di legge per la gestione dei videogiochi ed accertare l'osservanza del divieto d'installazione, nei locali pubblici, dei c.d. videopoker nonché degli altri giochi d'azzardo.

Il dispositivo del Corpo - di vigilanza e contrasto all'evasione fiscale ed alle altre forme di illecito che interessano il mondo dei giochi e delle scommesse - si articola su più livelli ordinativi di intervento, in funzione delle dimensioni e della complessità del fenomeno oggetto di indagine. In particolare:

  • i Reparti territoriali (Gruppi, Compagnie, Tenenze e Brigate) assicurano il controllo del territorio e le attività di p.g. connesse alla repressione dei fatti illeciti rilevati nel corso dei normali servizi di istituto;
  • i Nuclei Provinciali pt provvedono allo sviluppo delle indagini nei confronti delle organizzazioni criminali operanti nella provincia;
  • i Nuclei Regionali di polizia tributaria promuovono le indagini nei confronti delle organizzazioni operanti in ambito interprovinciale o regionale;
  • il Nucleo Speciale Servizi Extratributari, oltre ad un generale ruolo di analisi e raccordo investigativo, svolge direttamente attività d'indagine a seguito di possibili casi di frode che coinvolgono, per struttura e dimensione, più aree regionali

Lotta alla contraffazione

Lotta alla contraffazione

Con il termine contraffazione, intesa nella sua accezione più ampia, ci si intende riferire a tutta una serie di fenomenologie essenzialmente riconducibili alla:

  • produzione e commercializzazione di merci che recano - illecitamente - un marchio identico ad un marchio registrato;
  • produzioni di beni che costituiscono riproduzioni illecite di prodotti coperti da copyright - fenomeno meglio conosciuto con il nome di "pirateria" - modelli o disegni.

Dall'altro canto il significato proprio del termine "contraffare" è riconducibile all'attività di chi riproduce qualcosa in modo tale che possa essere scambiata per l'originale, con particolare riferimento a tutti quei comportamenti posti in essere in violazione di un diritto di proprietà intellettuale e/o industriale (marchi d'impresa ed altri segni distintivi, brevetti per invenzione, modelli di utilità, industrial design, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, diritti d'autore, ecc.), anche se, come noto, le modalità con cui il fenomeno illecito si manifesta sono molto diverse ed altrettanto diverse sono le conseguenze non solo sul piano giuridico, ma anche su quello economico e sociale.

Più in particolare, per "merci contraffatte" si intendono:

  • le merci, compreso il loro imballaggio, su cui sia stato apposto - senza autorizzazione - un marchio di fabbrica o di commercio identico a quello validamente registrato per gli stessi tipi di merci, o che non possa essere distinto nei suoi aspetti essenziali da tale marchio di fabbrica o di commercio e che pertanto violi i diritti del titolare del marchio in questione;
  • qualsiasi segno distintivo (compresi logo, etichetta, opuscolo etc.), anche presentato separatamente, che si trovi nella stessa situazione innanzi descritta;
  • gli imballaggi recanti marchi di merce contraffatta presentati separatamente, che si trovino nella stessa situazione di cui sopra.

Inoltre, vengono considerate "merci che violano un diritto di proprietà intellettuale" quelle che nello Stato membro in cui è presentata la domanda per l'intervento dell'Autorità doganale, ledono i diritti relativi ad un brevetto, ad un certificato protettivo complementare, alla privativa nazionale o comunitaria per ritrovati vegetali, alle denominazioni di origine o alle indicazioni geografiche, alle denominazioni geografiche ai sensi del regolamento (CEn. 1576/89.

Effetti del fenomeno

 

Gli effetti negativi del fenomeno sono molteplici e incidono su differenti interessi, pubblici e privati.

La "contraffazione" provoca, infatti:

  • un danno economico per le imprese connesso alle mancate vendite, alla riduzione del fatturato, alla perdita di immagine e di credibilità, alle rilevanti spese sostenute per la tutela dei diritti di privativa industriale a scapito degli investimenti e di iniziative produttive (numerose imprese si avvalgono dell'aiuto di agenzie investigative);
  • un danno e/o un pericolo per il consumatore finale, connesso alla sicurezza intrinseca dei prodotti, specie in alcuni settori come quello farmaceutico (preparati contraffatti hanno cagionato la morte di pazienti), automobilistico (ricambi non originali hanno provocato incidenti mortali) ed alimentare (con intossicazioni di varia natura). La contraffazione, infatti, determina un inganno ai danni dei consumatori in quanto viene svilita la funzione tipica del marchio che è quella di garantire l’origine commerciale dei prodotti (cd. funzione distintiva);
  • un danno sociale connesso allo sfruttamento di soggetti deboli (disoccupati o, prevalentemente, cittadini extracomunitari) assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero, con evasioni contributive e senza coperture assicurative ed alla conseguente perdita di posti di lavoro;
  • un danno all'Erario pubblico attraverso l'evasione dell’I.V.A. e delle imposte sui redditi. La commercializzazione di prodotti contraffatti, infatti, avviene attraverso un circuito parallelo a quello convenzionale, in totale evasione delle imposte dirette e indirette;
  • un danno al mercato consistente nell'alterazione del suo funzionamento attraverso una concorrenza sleale basata sui minori costi di produzione. L'innovazione rappresenta uno dei principali vettori di crescita duratura per le imprese e di prosperità economica per l’intera collettività. Le imprese devono costantemente migliorare o rinnovare i propri prodotti se vogliono conservare o conquistare quote di mercato. La contraffazione causa agli operatori una perdita di fiducia nel mercato come spazio per lo sviluppo delle loro attività e per la tutela dei loro diritti. Questa situazione ha come conseguenza di scoraggiare i creatori e gli inventori, mettendo in pericolo l'innovazione e la creazione oltre che la competitività delle imprese;
  • il re - investimento degli ingenti profitti ricavati da questa attività illecita in altrettanto proficue attività delittuose (edilizia, droga, armi) da parte di organizzazioni malavitose. Infatti, solo una piccola parte dei guadagni rimane nelle tasche dei dell'ultimo anello della filiera, rappresentata prevalentemente da cittadini extracomunitari. La maggior parte degli introiti, invece, finisce nelle mani dei sodalizi criminali organizzatori del grande traffico di beni contraffatti.

Evoluzione della Guardia di Finanza nel campo della contraffazione

Sul piano organizzativo

In merito, la Guardia di Finanza ha recentemente proceduto ad una rivisitazione della sua componente specialistica prevedendo:

  • da un lato, la costituzione, nell'ambito del Nucleo Speciale Tutela Mercati, del Gruppo marchi, brevetti e proprietà intellettuale, cui è assegnato principalmente il compito di svolgere analisi operative sul fenomeno illecito in argomento;
  • dall'altro, l'elevazione a rango di Nucleo Speciale del Gruppo Anticrimine Tecnologico, cui è affidata, tra l'altro, l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari commessi a mezzo della rete internet. Inoltre, ilNucleo Speciale Radiodiffusione ed Editoria svolge attività di collaborazione con l'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, fra le cui attribuzioni è compresa anche la vigilanza in materia di diritto d’autore.
Sul piano operativo

Per quanto concerne gli aspetti tipicamente operativi, si reputa opportuno, se non necessario, rafforzare la cooperazione tra pubblici poteri ed organizzazioni professionali rappresentative dei singoli settori produttivi.

In tal senso, la Guardia di Finanza ha già in atto forme di collaborazione informativa con diverse Agenzie ed Organi nazionali ed esteri - quali ad esempio:

  • INDICAM - Istituto di Centromarca per la lotta alla Contraffazione;
  • B.S.A. – Businnes Software Alliance;
  • A.I.D.R.O – Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell'ingegno;
  • FAPAV – Federazione Anti-Pirateria Audio Visiva;
  • F.P.M. – Federazione contro la Pirateria Musicale;
  • A.N.C.I. – Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani.

    Il Diritto d'Autore

    Definizione

    Una definizione di carattere generale del diritto d’autore è quasi intuitiva, poiché deriva dallo stretto legame che esiste tra l’opera dell’ingegno e colui che l’ha creata: il romanzo è di chi l’ha scritto, la canzone di chi l’ha composta, cantata e musicata e così via dicendo.

    Detto vincolo permane, indipendentemente dalle situazioni che possono subentrare al riguardo sulla sorte degli esemplari dell’opera o da chi li possiede materialmente: copie dei libri, dei supporti fonografici, del dipinto,ecc.

    Tradizionalmente si distingue tra corpus mysticum, l’opera considerata come bene immateriale, e corpus mechanicum, gli esemplari in cui si concretizza materialmente l’opera, (il libro, il disco, il supporto, ecc.): il diritto sul primo spetta all’autore, mentre sul secondo si manifesta quello di colui che ha acquistato l’oggetto concreto su cui l’opera è stata impressa.

    All’autore sono perciò riconosciuti alcuni diritti assoluti e attribuiti in via originaria, che tutelano la propria personalità di autore e vengono chiamati diritti morali, mentre avuto riguardo all’utilizzo economico dell’opera creata (il libro, la canzone, ecc.), si ha il diritto all’utilizzazione economica. Appare fondamentale conoscere, innanzitutto, come sorgono questi diritti in capo all’autore. Il Codice Civile e la legge sul diritto d’autore forniscono l’aiuto necessario.

    L’art. 2576 c.c. e l’art. 6 della legge sul diritto d’autore dispongono che il titolo originario dell’acquisto del diritto d’autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale.

    Ciò significa che l’acquisizione del diritto è dato dal solo fatto della creazione dell’opera, senza che siano richiesti ulteriori atti o fatti o formalità, quali possono essere la pubblicazione dell’opera o il deposito o la registrazione.

    Per esempio, l’art. 106 della legge sul diritto d’autore prevede che l’omissione del deposito dell’opera, prescritta dal precedente art. 105, non pregiudichi l’acquisizione e l’esercizio del diritto d’autore. Come, d’altronde, non è necessario che l’autore di un brano musicale depositi la propria opera presso una società di autori per vedersi riconosciuta la qualità di autore; esso spetta sin dal momento della sua creazione.

    Infine l’art. 8, sempre della legge sul diritto d’autore che reputa autore dell’opera, salvo prova contraria, colui che in essa viene indicato o annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione e radiodiffusione dell’opera stessa. Spetterà a chi contesta tale qualità e assume che l’opera non sia stata creata da chi si è qualificato come autore, fornire la prova del proprio assunto.

    Cenni storici

    Dal punto di vista giuridico il diritto d'autore è molto giovane.

    Infatti, solo in tempi recenti, rispetto all' evoluzione temporale del nostro diritto, viene sentita l'esigenza di un riconoscimento del diritto d'autore, che coincide con l'invenzione della stampa e con la conseguente nascita dell'attività editoriale, produttiva di forti interessi economici e la conseguente circolazione di un gran numero di esemplari stampati.

    Ma certamente il problema della tutela delle opere letterarie e artistiche si era presentato anche in tempi più antichi.

    Seneca aveva notato come il libraio Doro parlasse dei libri di Cicerone come se fossero suoi, e sottolineava come fossero nel vero sia il libraio sia coloro che attribuivano i libri all'autore!

    Per comprendere meglio il diritto d'autore e la sua storia bisogna pertanto tenere in considerazione la distinzione che si crea tra l'esistenza di un diritto di proprietà immateriale (corpus mysticum) disgiunto da quello del possesso materiale del bene (corpus mechanicum), ossia tra il diritto dell'autore di un brano musicale, di un manoscritto, di un quadro o di una statua, e il diritto di chi possiede materialmente questi beni.

    Una prima idea di tutela si sviluppa solo nella tarda metà del quindicesimo secolo, a Venezia, sotto la forma di privilegio (di stampa) concesso dapprima agli editori e agli stampatori e successivamente, in considerazione del lavoro creativo, dello studio e della fatica che comporta la genesi di un'opera, anche all'autore, a cui venne riconosciuta la facoltà di prestare il consenso per la pubblicazione della propria opera.

    Il sistema dei privilegi, debitamente ampliato, perdurò fino al diciottesimo secolo, quando si giunse all'emanazione di leggi più organiche. La più antica è lo Statuto della Regina Anna del 1709, che introdusse in Inghilterra il copyright (diritto alla copia), seguita dalla legge federale degli Stati Uniti del 1790 e dalle leggi francesi rivoluzionarie del 1791 e del 1793, in cui si riconobbe finalmente l'esistenza di una proprietà letteraria e artistica.

    E in Italia? Un primo decreto in materia fu emanato dal governo piemontese nel 1799, seguito da una legge più completa promulgata nel 1801 nella Repubblica Cisalpina. Dopo la restaurazione furono emessi nei diversi stati italiani differenti provvedimenti legislativi, ma in considerazione della rilevante frammentazione politica della penisola, queste leggi si rivelarono quasi inutili, per il loro limitato ambito applicativo.

    Per ovviare in parte a questo inconveniente, la Toscana, lo Stato sardo e l'Austria nel 1840 stipularono una convenzione per una protezione comune del diritto d'autore. La prima vera legge italiana risale al 1865, subito dopo l'unificazione della penisola, che, confluita nel Testo Unico 19 settembre 1881 n. 1012, rimase in vigore fino al 1926, quando venne sostituita da una nuova normativa, per giungere poi alla Legge 22 aprile 1941 n. 633 e relativo regolamento del 18 giugno 1942 n. 1369.

    Il nuovo assetto normativo ha regolamentato in modo più esteso ed efficace la materia e costituisce, con alcune successive modifiche e integrazioni, il testo tuttora in vigore. Altre disposizioni sul diritto d'autore si trovano nel Codice Civile del 1942, agli articoli 2575-2583.

    Negli ultimi anni la menzionata legge è stata più volte modificata, sia per adeguarsi all'esigenza di comprendere i nuovi mezzi di comunicazione dell'opera dell'ingegno, sia per accogliere i contenuti di norme internazionali intervenute in materia, come avvenuto, ad esempio, con le ultime modifiche apportate alla legge che, tra l'altro, hanno inasprito le pene al fine di contrastare il fenomeno della pirateria in genere.

    Nella Costituzione italiana non esiste alcun esplicito riferimento alla tutela del diritto d'autore, pur contenendo alcune enunciazioni, nei principi generali della Carta Costituzionale, che non sono prive di qualche rilievo. Infatti, la Costituzione, riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell'uomo (art. 2), impegna ciascun cittadino a svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso
    materiale o spirituale della società (art. 4).

    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica (art. 9).

    La partecipazione alla vita sociale dell'autore si realizza attraverso l'esplicazione delle attività di creazione e divulgazione dell'opera, senza che possa esercitarsi un controllo di merito sul contenuto di questa, nel pieno rispetto della libertà di espressione (art. 21) e della libertà riconosciuta all'arte e alla scienza (art. 33).

    Sotto l'aspetto patrimoniale il diritto d'autore trova il suo fondamento nella tutela del lavoro "in tutte le sue forme e applicazioni" (art. 35 1°comma).

    L'inclusione della disciplina dei diritti d'autore nel libro del lavoro del Codice Civile conferma questo assunto, in quanto la creazione dell'opera dell'ingegno è considerata dalla legge come particolare espressione del lavoro che, in relazione alla sua modalità di realizzazione viene, appunto, definito intellettuale.

    Infine, considerato lo sviluppo avanzato dei sistemi di comunicazione e dei mezzi che facilitano la riproduzione, anche illecita, la protezione dell'opera artistica è divenuta sempre più complessa e deve rivelarsi anche particolarmente efficace in relazione alle sue, ormai inevitabili proiezioni internazionali.

    Quindi sono stati ritenuti indispensabili accordi, intese e convenzioni tra i diversi stati che hanno avuto, in seguito, la loro naturale confluenza nella "Unione per la protezione delle opere letterarie e artistiche" sottoscritta a Berna nel 1886, revisionata nel 1971.

    Nel 1952 venne firmata a Ginevra la "Convenzione Universale del Diritto d'Autore", entrata in vigore nel 1955, mentre a Roma nel 1961 fu firmato il trattato per la protezione dei diritti degli esecutori, interpreti e produttori fonografici.

    Principali categorie protette

    Le Opere Letterarie

    Le opere appartenenti al campo della letteratura sono tutelate dal diritto d'autore se, come tutte le opere dell'ingegno, sono di carattere creativo.

    In questo genere rientrano le opere, frutto del lavoro intellettuale dell'uomo, create usando il linguaggio come strumento di espressione artistica, sia in forma scritta che in forma orale.

    Sono quindi, opere letterarie in senso ampio, quelle scientifiche, didattiche, religiose, ecc.

    Anche il software viene considerato, dalla legge sul diritto d'autore, un'opera letteraria.

    L'autore è titolare dei diritti di utilizzazione economica - pubblicazione, riproduzione, elaborazione, distribuzione, ecc. - e del diritto morale, per il solo fatto della creazione.

    I diritti patrimoniali - diversamente dal diritto morale che è inalienabile e imprescrittibile - possono essere liberamente "acquistati, alienati o trasmessi in tutti i modi e forme consentiti dalla legge" (art. 107 Lda).

    In particolare, per il trasferimento dei diritti di utilizzazione economica di un'opera letteraria la legge 633/41 ha individuato una figura contrattuale tipica, quale il contratto di edizione, per lo sfruttamento dell'opera letteraria nel modo ad essa più naturale, cioè la stampa su supporto cartaceo.

    Un fenomeno molto diffuso che riguarda queste opere - il cui sfruttamento economico si realizza principalmente mediante la stampa su supporto cartaceo - è quello della fotocopia abusiva: anche in relazione all'elevato costo dei libri, come si sostiene da più parti e la massiccia diffusione delle macchine fotocopiatrici, sempre più tecnologicamente avanzate e in grado di riprodurre in forme pressoché identiche all'originale.

    E' ormai prassi diffusa fotocopiare interi libri o parti rilevanti degli stessi. A questi fenomeni di reprografia illecita il legislatore ha cercato di porre rimedio con la legge 248/2000, che, tra l' altro, ha modificato l'art. 68 Lda prevedendo disposizioni anche particolarmente rigorose, nell'intento di arginare situazioni di illiceità che comportano rilevanti perdite economiche per l'autore e per l'editore.

    L'art. 68 Lda - novellato dalla legge 248/2000 e dal Dlgs 9 aprile 2003, n. 68 - ha introdotto limiti quantitativi alla possibilità di fotocopiare libri tenendo presente le esigenze di riproduzione di opere letterarie, con l'ausilio di strumenti meccanici, per uso personale dei lettori, mediante la fotocopiatura e la xerocopia e non mediante l'uso della scannerizzazione.

    Questa ultima tecnica non è stata prevista dal legislatore. Di conseguenza l'uso delle
    scanner è vietato, come pure l'uso delle fotocopiatrici c.d. "intelligenti", che memorizzano in tutto o in parte l'opera, perché attraversano il passaggio vietato della riproduzione mediante
    mezzi diversi da quelli consentiti dalla legge (fotocopia o xerocopia).

    Quindi, ad esempio, è lecita la foto riproduzione di libri - effettuata mediante fotocopia, xerocopia, o altro sistema analogo - fatta per uso personale, nei limiti del 15% di ciascun volume, o del fascicolo di periodico escluse le pagine di pubblicità.

    Gli stessi limiti quantitativi si applicano per la riproduzione di opere esistenti nelle biblioteche, pubbliche e non - per uso personale - che è libera se effettuata per esigenze di servizio
    interno alle biblioteche, accessibili al pubblico, musei, archivi pubblici, senza alcun vantaggio economico o commerciale, diretto o indiretto.

    Gli autori e gli editori hanno diritto ad un compenso sulle fotocopie lecitamente effettuate, che deve essere corrisposto dai responsabili dei punti o centri di riproduzione, i quali utilizzano o mettono a disposizione di terzi apparecchi per fotocopie o sistemi analoghi. La SIAE ha il compito di riscuotere e ripartire tali compensi.

    E' libera, invece, la riproduzione per uso personale fatta a mano o con mezzi non idonei allo spaccio o alla diffusione dell'opera nel pubblico.

    In caso di violazione di queste disposizioni, i responsabili delle copisterie sono soggetti a sanzioni amministrative, pecuniarie e non, e penali. In particolare, è prevista "la sospensione dell'attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno, nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da due a dieci milioni" (art. 171, comma 3, Lda).

    Le Opere Musicali

    L'articolo 2 Lda enucleando in particolare le opere d'ingegno comprese nella protezione del diritto d'autore, menziona al numero 2 "le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico - musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale".

    La legge intende proteggere ogni forma di espressione musicale, che si avvale di una successione di suoni e silenzi. Le opere attinenti la materia musicale, ma di carattere letterario o didattico, come i trattati di musica, le opere di critica musicale e simili non
    rientrano in questa categoria.

    Il concetto di composizione vale invece per ogni specie di componimento musicale: dall'opera sinfonica alla canzonetta. Inoltre la legge specifica quali di queste ultime devono intendersi combinate con un'opera letteraria, quali il melodramma, le operette o le commedie, che costituiscono tutti casi di opere composite.

    Rilevanti sono anche le cosiddette variazioni musicali, composizioni derivanti da cambiamenti o da sviluppi di toni, elementi armonici e melodici del tema di una preesistente composizione di un altro autore o dello stesso autore che crea la variazione, che verrà illustrato in seguito.

    La classificazione operata dalla legge non esclude però la tutela di creazioni diverse, come quelle che possono risultare da tecniche nuove o da nuove forme di espressione. Il nucleo dell'opera suscettibile di protezione richiede la presenza dei requisiti generali, che sono: la sufficiente complessità, la novità oggettiva e l'originalità, nei termini in cui sono stati descritti nella parte dedicata alle opere in generale.

    Naturalmente anche nella musica esiste un fondo comune: stili melodici, armonici, ritmici tipici di aree culturali o generi musicali, motivi del folklore, ecc. Chi vi attinge potrà certo proteggere la propria opera, originale in quanto utilizza questi elementi non originali in una composizione più ampia e complessa, ma non potrà pretendere per l'avvenire che i terzi si astengano dall'utilizzare gli stessi elementi per nuove e originali composizioni.

    Si è molto discusso sull'autonomia o la reciproca interferenza di melodia, armonia e ritmo. In un'opera musicale, per quanto semplice possa essere, deve esserci una melodia, cioè una successione di suoni combinati non arbitrariamente, ma secondo regole di composizione,
    che contiene sempre in sé un ritmo, dato che i suoni che la compongono sono tra loro in rapporto di durata.

    In questo senso può dirsi che non esiste opera musicale che non sia melodia con un certo ritmo: quindi una singola composizione può essere individuata in base a questi due elementi, melodia e ritmo. Il ritmo non si presenta, almeno di regola, come il risultato di un atto creativo dell'autore, ma come una scelta, sia pure personale, fra una serie di metodi possibili. Da ciò ne deriva che non può essere protetto il ritmo in sé, ma soltanto una melodia ritmata.

    Altro discorso deve farsi per l'armonia. Essa è presente in pressoché tutte le composizioni musicali di un certo rilievo (musica polifonica), le quali non sono formate solamente da una semplice successione di suoni differenti, ma dalla loro emissione simultanea (accordi) che si succede nel tempo. Nella composizione dell'armonia vi deve essere sempre la creazione, perché vi è assoluta libertà di scelta nella decisione creativa.

    Questo significa che è autore di un'opera dell'ingegno colui che utilizza la melodia altrui, armonizzandola in modo diverso, in quanto l'opera che ne deriva non può essere proteggibile autonomamente, ma, in quanto derivata, ricade nella previsione dell'art. 4 della legge sul diritto d'autore, che protegge le elaborazioni di carattere creativo.

    Non si può, infine dire, che l'armonia in sé possa essere oggetto di esclusiva, proprio perché in sé non esiste una determinata armonia.

    Questo concetto è importante per stabilire quando l'opera è tale, dal punto di vista della dimensione minima, ovvero l'identificazione della minima unità proteggibile. Bisogna rilevare come il legislatore italiano abbia lasciato aperto il problema dei limiti entro i quali un
    frammento musicale possa dirsi opera dell'ingegno.

    Tuttavia, sembra di poter affermare che si debba ritenere l'opera tale, quando essa costituisca un'organica e compiuta espressione della personalità dell'autore.

    Senza dubbio anche solo poche misure possono costituire un'autonoma opera musicale o elemento in sé automaticamente proteggibile di un'opera musicale più complessa (per esempio le sigle musicali).

    Le Arti Figurative

    Tra le opere protette dalla legge sul diritto d'autore ci sono quelle che appartengono al campo delle arti figurative (art. 1, comma 1, Lda), che secondo un'elencazione esemplificativa (art. 2 n. 4 Lda) comprendono le opere della scultura, della pittura, dell'arte del disegno, della incisione e di altre arti figurative similari, compresa la scenografia.

    Queste opere sono anche definite opere in esemplare unico, poiché il supporto materiale nel quale sono incorporate non è solo un mezzo per comunicare l'opera quale corpus mysticum, ma è l'opera stessa, direttamente creata e plasmata dall'autore.

    Anche il concetto di riproduzione e di copia assume connotati diversi, poiché la copia non creata dalle mani dell'autore non ha lo stesso valore dell'originale.

    La legge distingue le opere replicate dall'autore e le "riproduzioni comunque eseguite" (art. 148 Lda), per indicare il diverso valore, in termini economici e artistici, delle semplici riproduzioni rispetto alle repliche, equiparate all'originale.

    Solo a queste ultime si applica la disciplina sull'aumento di valore, detto anche "diritto di seguito" (artt. da 144 a 155 Lda).

    A questo proposito si possono citare i cd. multipli: opere riprodotte in copie con mezzi, per esempio, meccanici sui quali l'autore apporta di propria mano ritocchi o modifiche o la sola firma autografa, che per tal motivo acquistano lo stesso valore (economico) degli originali.

    Alle opere figurative, ai fini dell'applicazione del diritto di seguito (anche se alcuni autori sostengono l'applicazione dell'intera disciplina dettata per le opere in esemplare unico), sono equiparati i manoscritti originali di opere letterarie o musicali (art. 144, comma 1, Lda).

    Come le opere figurative, anche i manoscritti sono considerati esemplari unici, creati (graficamente) a seguito dell'intervento diretto dell'autore.

    La tutela del software

    Un breve cenno anche sulla tutela giuridica del software.

    Le nuove creazioni intellettuali che accompagnano e promuovono lo sviluppo della società dell'informazione rendono necessario un continuo ammodernamento della normativa che regola il diritto d'autore.

    Soprattutto la nascita dell'informatica - con le sue successive e conseguenti applicazioni anche ai sistemi di comunicazione - polarizza l'attenzione dei massimi giuristi internazionali.

    Preliminarmente va detto che la dottrina ha dovuto capire l'evoluzione scientifica e in contemporanea ha proceduto allo sviluppo di ampi trattati sulla materia, con l'obiettivo di superare le difficoltà di inquadramento e regolamentazione che si sono manifestati alla presenza di aspetti tecnici lontani dalla tradizionale formazione culturale del giurista.

    Tutto questo sta avvenendo dopo anni di applicazione di consolidati principi che erano riusciti a dare confacente disciplina a quelle tecnologie inventate dalla "old economy" che avevano promosso lo sviluppo industriale di settore, a partire dall'invenzione delle trasmissioni radiofoniche sino alla grande rivoluzione informatica.

    Ancora prima di questo periodo le due grandi novità, intervenute dopo l'invenzione della stampa, peraltro correlate tecnologicamente, erano state l'invenzione della fotografia e della cinematografia. Un cammino quindi in salita quello che ha dovuto percorrere il diritto d'autore, che ha dovuto rincorrere sempre la tecnica.

    Di conseguenza, la Lda è una delle discipline giuridiche che necessitano, molto più di tutte le altre, di modifiche, per tenere il passo con l'evoluzione dei tempi.

    La sua principale peculiarità è rappresentata dall'esigenza di dover costituire il ponte fra l'esternazione della creatività intellettuale e quella della inventiva tecnologica.

    Entrambi sono frutto del genio umano che accresce le conoscenze teoriche ed individua sempre nuovi e più sofisticate modalità d' uso di beni ed energie presenti in natura.

    L'attuale momento è pertanto da avvicinare e confrontare con un passato abbastanza recente, che ha visto la necessità di profondere sforzi notevoli per regolamentare gli interessi sovente contrapposti degli utilizzatori e dei titolari di diritti sulle opere.

    Il primo problema che si pone al giurista è relativo alla individuazione del bene frutto di creazione intellettuale e della sua collocazione all'interno di un determinato sistema di tutela. Il software, in quanto privo, dal punto di vista fisico, di corporalità, è da inquadrare nella categoria dei beni immateriali ed è perciò tutelabile come oggetto di diritto di autore o di brevetto.

    Per poter operare una scelta all'interno delle due diverse discipline si deve tenere presente che le regole da imporre per una efficace tutela devono essere armonizzate a livello internazionale e comunitario ricorrendo a un sostanziale ammodernamento del diritto e per ciò stesso viene naturale indirizzare la scelta verso il diritto d'autore. La soluzione va preferita rispetto al sistema del brevetto.

    Infatti l'interesse a una tutela nell'ambito della normativa sul diritto d'autore deriva soprattutto dal fatto che così facendo si conferisce protezione al bene senza la necessità di formalità legali costitutive di diritti, rendendo più agevole la protezione nella nazione di origine della creazione e altrettanto facile l'estensione della protezione a livello mondiale, mediante le regole internazionali recate dalle convenzioni e dai trattati sulla materia, che ne rendono sempre più globalizzata un'efficace protezione.

    Un diverso assetto, quale poteva essere quello di indirizzare la tutela verso il brevetto, avrebbe posto barriere alla libera circolazione internazionale del software, con la necessità della formalità del brevetto da reiterare nei tempi e modi previsti da ciascuna diversa nazione. Inoltre sarebbe emersa la non trascurabile difficoltà, anche all'interno dell'ordinamento nazionale, di individuare i parametri di novità e industrialità necessari per l'attribuzione del requisito dell'esclusività.

    La breccia per la tutela nell'ambito del diritto d'autore è stata aperta dagli Stati Uniti nel 1980 con il "Computer Software Amendment Act" ed ha necessariamente condizionato le altre normative nazionali. Infatti il continuo interscambio di software ha posto in luce la necessità di una omogeneizzazione fra le varie legislazioni.

    La Comunità Economica Europea ha anch'essa scelto la strada del diritto d'autore in materia di programmi, con la Direttiva 91/250/CEE, il cui articolato è stato recepito quasi integralmente nel nostro ordinamento giuridico con il D.Lgs. 518 emanato il 29 dicembre 1992, che ha novellato la legge sul diritto d'autore n. 633/41.

    A seguire, solo marginalmente, si sono interessate della tutela del software se si eccettua la direttiva sul noleggio e il prestito (92/100/CEE.) che all'art. 3 precisa come per il noleggio di programmi per elaboratore o loro copie rimangono vigenti le preesistenti disposizioni (art. 4 lett. c) della Direttiva 91/250/CEE., le Direttive 93/98/CEE, sulla armonizzazione dei termini di durata del diritto economico d'autore che, con l'art. 11, ha abrogato l'art. 8, concernente gli specifici termini di durata dei diritti economici del software e 96/9/CE, sulle banche di dati, che, all'art. 2, lett. a), ha previsto per l a disciplina comunitaria sui database l'applicazione
    della normativa comunitaria concernente la tutela giuridica dei programmi per elaboratore.

    In Italia, successivamente al recepimento della prima direttiva comunitaria, la 91/250/CEE, il 3 gennaio 1994 è stato emanato il DPCM n. 244/94 che ha stabilito le modalità di tenuta del Registro pubblico speciale dei programmi per elaboratore.

    Sono poi seguiti il D.Lgs. del 15 marzo 1996, n. 205, che ha modificato alcune delle norme introdotte nella Lda dal D.Lgs. 518/92 e i più recenti: legge 18 agosto 2000, n 248; D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68; nonché il recentissimo D.L. 22 marzo 2004, n.72.

    Le menzionate normative costituiscono l'assetto regolatorio preposto alla tutela giuridica del software. Ciò nondimeno le fonti di maggior rilievo, quelle quindi che non possono essere disattese dalla normativa nazionale sono le direttive europee.

    Di seguito gli aspetti salienti.

    Definizione

    Sono protetti e quindi oggetto di diritto d'autore tutti i software che abbiano un carattere creativo inteso come carattere di originalità rispetto ad altri software preesistenti, in qualsiasi modo e forma espressi.

    In Italia l'autore del programma è la persona fisica che lo ha creato.

    Quando alla concreta realizzazione creativa collaborano in modo indistinguibile più soggetti - cosa che accade con notevole frequenza nel caso dei programmi per elaboratore - si considerano tutti coautori dell'opera in comunione.

    Si può parlare di opere collettive solo quando vi è la riunione di più software o parti di software, che hanno carattere di creazione autonoma, finalizzata a un determinato scopo: è comunque abbastanza rara l'esistenza di opere collettive in questo ambito.

    In caso di contestazione della paternità è necessario provare la propria paternità quale autore del software. Per soddisfare questa esigenza ed altri fini, la legge ha previsto la presenza di uno strumento con finalità probatorie: il Registro pubblico speciale per i
    programmi per elaboratore.

    Diritti

    Secondo i principi generali, fissati dalla Lda, all'autore dovrebbero competere, oltre ai diritti morali (paternità, ecc.), anche i diritti di utilizzazione economica; tuttavia, per alcune opere questa previsione non agisce automaticamente, in particolare per il software e per le banche di dati. Infatti esiste una norma specifica (art. 12 bis Lda) in base alla quale i diritti di utilizzazione economica spettano di norma al datore di lavoro quando la creazione del lavoratore è il risultato dell'adempimento delle sue mansioni.

    I diritti di utilizzazione economica conferiscono, a chi ne è titolare, la possibilità di trarre profitto economico dal risultato del proprio lavoro intellettuale e consentono, al di là dei risvolti economici, di disporre pienamente della propria opera fino al potere di vietarne ai
    terzi l'utilizzazione.

    Se si decide di utilizzare l'opera lo si può fare in tutte le forme e modi (purché non in violazione di leggi), con la conseguenza che i diritti di utilizzazione non possono essere definiti ma solo esemplificati.

    Ma è anche verosimile che, a seconda del genere, le opere abbiano, per così dire, forme di utilizzazione abbastanza standardizzate: l'opera drammatica è rappresentata, il romanzo è pubblicato per le stampe, il film viene proiettato nelle sale cinematografiche.

    A queste forme principali di utilizzazione se ne affiancano altre secondarie, ma spesso ugualmente produttive di proventi per l'autore o per i suoi aventi causa, quali le riproduzioni su supporti audiovisivi, le radiodiffusioni, le comunicazioni al pubblico con i nuovi media.

    Anche il software soggiace a queste logiche: le riproduzioni in forma stabile su supporto o temporanea sulla memoria del computer, ovvero, le concessioni agli utilizzatori sono le principali forme di sfruttamento, alle quali, si possono aggiungere ulteriori modalità, quali gli adattamenti, le trasformazioni, le modificazioni di software originali per dar vita a un software nuovo, o la locazione/noleggio, sia del software che delle copie.

    Le molteplici possibili forme di utilizzazione hanno caratteristiche del tutto peculiari, infatti, come già messo ampiamente in evidenza, a differenza della maggior parte delle altre opere dell'ingegno, il software non è destinato a soddisfare interessi culturali o di spettacolo ma è strumento di lavoro, inserito, oramai, in modo essenziale nelle attività quotidiane.

    La riproduzione è la primaria forma di utilizzazione di qualunque software che sia destinato all'uso da parte di più soggetti.

    Si realizza questa ipotesi nel caso di software "pacchettizzato" e immesso in commercio o utilizzato in rete attraverso il collegamento a un server.

    Strettamente connesso alla riproduzione è l'uso del programma per la realizzazione delle finalità per le quali è stato concepito.

    Diritto Esclusivo d'uso

    La legge sul diritto d'autore italiana non definisce né regolamenta, come diritto esclusivo, l'uso del software. Anche la normativa comunitaria non contiene disposizioni specifiche nel testo della direttiva.

    Ciò non toglie che dovrebbe essere possibile abbozzare con sufficiente approssimazione una definizione di diritto di uso, attraverso l'esame delle precisazioni inserite nel testo dei trattati internazionali e, successivamente, ripresi dalla Lda, agli artt. 64 ter e 64 quater.

    Nella pratica corrente, infatti, quando si parla di uso si indica la facoltà di far eseguire a un programma le funzioni necessarie a conseguire un'utilità predeterminata o comunque realizzabile.

    Quindi è necessario vedere se per i programmi, possa individuarsi un diritto di «uso», quale ne è l' estensione e/o i limiti e se abbia le caratteristiche di esclusività.

    I diritti esclusivi previsti nella Lda sono "diritti di godimento e disposizione" che si estrinsecano nell'esercizio di alcune facoltà, quali, per esempio, l'utilizzazione economica che comprende la facoltà di stipulare contratti; eseguire e rappresentare, mettere a disposizione del pubblico l'opera attraverso anche il necessario adattamento e la mediazione interpretativa degli artisti in spettacoli ecc.

    Questi diritti sono detti «esclusivi» perché escludono dal godimento soggetti diversi da quelli che, in base a qualunque atto o fatto, sono titolari del diritto stesso.

    La «proprietà», ad esempio, che è il più tipico ed esteso diritto esistente, viene definita dall'art.832 del C.C. «Il proprietario ha il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo (...)".

    Pertanto, per «uso», in generale si intende l'utilizzazione materiale di un bene per il raggiungimento di uno scopo, di un risultato voluto dal soggetto per ricavarne un vantaggio.

    Gli articoli della Lda, ante D.Lgs. 518/92, non prevedevano nulla che potesse classificarsi come «uso» di un'opera in questo senso.

    Solo con l'introduzione della normativa sui programmi per elaboratore si parla di un vero e proprio uso del programma come attività a sé stante, ma, peraltro, mai autonoma.

    Colui che ha il diritto di uso di un software può esercitarlo, talune volte, ma non ecessariamente, in collegamento con altri atti giuridici strettamente connessi, come la vendita e il noleggio.

    Questi atti tuttavia appaiono inconcepibili qualora vengano posti in essere non collegati e finalizzati al diritto di uso diretto o da parte dei terzi cessionari.

    Inoltre, è possibile l'acquisizione della sola e autonoma facoltà d'uso svincolata dal reali zzarsi delle appena citate ipotesi, come nel caso dell'acquisto di licenze d'uso di programmi "pacchettizzati" che diano luogo alla mera consegna al licenziatario del supporto contenente il programma.

    La dimostrazione dell'autonomia del diritto d'uso rispetto agli altri diritti è rintracciabile anche nelle specifiche disposizioni contenute negli artt. 64-ter e quater del D.Lgs. 518/92 che disciplinano, in modo alquanto minuzioso, ogni possibile ed autonoma forma di esercizio del diritto di uso. In particolare, l'art. 64-quater, commi 1 e 2 ipotizza casi pratici sotto due differenti aspetti:

    • concessioni: non sono soggette ad autorizzazione le riproduzioni, traduzioni ecc. se necessarie per l'uso del programma nonché la decompilazione se necessaria per l'interoperabilità;
    • limitazioni all'utilizzo delle informazioni acquisite ai fini del conseguimento dell'interoperabilità, quali il limitato utilizzo al fine perseguito; l'esclusione dei terzi dalla conoscenza delle informazioni note; il divieto di utilizzo a fini di plagio del programma analizzato.

     

    Infine, viene esaminato se il diritto d'uso di programmi può considerarsi diritto esclusivo.

    In merito si ritiene che l'autore o altro titolare possa esercitarlo in via esclusiva, anche in relazione a quanto ribadito dai commi 1 e 3 dell'art. 64-ter e dal comma 1 dell'art. 64-quater Lda, dove si parla sempre di «autorizzazione del titolare dei diritti».

    Le disposizioni contenute in alcune leggi europee ed extracomunitarie confortano quanto appena detto. In particolare la legge spagnola, (Décret royal n° 1/1996 del 12 aprile 1996, art. 99) opera specifici riferimenti proprio a proposito del diritto d'uso; infatti precisa, ad esempio, che la concessione non ha carattere esclusivo e intrasmissibile e che si presume abbia come scopo unico la soddisfazione delle esigenze dell'utilizzatore.

    Altre opere protette - La Fotografia

    Prima del D.P.R. 8 gennaio 1979 n. 19, che recepisce le norme della Convenzione di Berna le fotografie erano protette dalla legge sul diritto d'autore solo come oggetto di diritto connesso.

    Questo fatto aveva creato una discordanza tra la protezione accordata alle fotografie dalla legge italiana e quella riconosciuta in sede internazionale, che è stata superata con il recepimento delle norme della Convenzione di Berna.

    La legge italiana opera una distinzione tra le fotografie dotate di carattere creativo, tutelabili come oggetto di diritto d'autore, dalle semplici fotografie, tutelabili come oggetti di diritto connesso ai sensi del citato art. 87 Lda.

    Come oggetto di diritto d'autore, la fotografia trova protezione all'art. 2 n. 7 Lda "le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia (...) omissis".

    Come oggetto di diritto connesso, la semplice fotografia trova protezione al Capo V Lda agli articoli da 87 a 92. L'art. 87 definisce cosa si debba intendere per fotografia: "le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche".

    Viene successivamente specificato che non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e simili.

    La distinzione operata dalla legge trova la sua giustificazione nel fatto che non possono essere soggette a una disciplina unitaria e messe sullo stesso piano, fotografie che esprimono una personale visione della realtà, quale risultato delle scelte e dell'attività
    preparatoria del fotografo e quelle prive di qualsiasi contenuto espressivo, ma riproduzione meccanica della realtà.

    Solo nel primo caso è presente il requisito della creatività.

    In pratica però è difficile stabilire quando una fotografia presenti un carattere creativo sufficiente per essere tutelata come opera dell'ingegno.

    Il requisito della creatività non può essere identificato con il valore artistico della fotografia, ma sussiste, secondo i criteri stabiliti dalla dottrina e applicati dalla giurisprudenza, quando l'immagine fotografica presenta tratti individuali tanto marcati da far riconoscere l'impronta personale del suo autore.

    In questo caso all'autore dell'opera fotografica spettano tutte le facoltà accordate dalla legge sul diritto d'autore, quali i diritti di utilizzazione economica e quelli morali.

    Le semplici fotografie

    Per quanto riguarda le semplici fotografie, la legge riconosce all'autore alcuni diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera, che sono elencati all'art. 88:

    • il diritto esclusivo di riproduzione;
    • il diritto esclusivo di diffusione e spaccio; salvo quanto disposto successivamente per il ritratto e senza pregiudizio dei diritti di autore sull'opera riprodotta per quanto riguarda le fotografie che riproducono opere dell'arte figurativa (comma 1).

     

    Se l'opera è stata ottenuta nel corso e nell'adempimento di un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell'oggetto e delle finalità del contratto, il diritto spetta al datore di lavoro (comma 2).

    Lo stesso principio si applica per una fotografia di cose in possesso del committente (ovvero di chi ordina la fotografia), salvo pagamento al fotografo di un equo compenso.

    La cessione del negativo (o di un analogo mezzo di riproduzione della fotografia) comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti di utilizzazione (art. 89).

    La legge stabilisce inoltre che gli esemplari delle foto devono portare le seguenti indicazioni:

    • il nome del fotografo (o della ditta dal quale il fotografo dipende);
    • la data dell'anno di produzione;
    • il nome dell'autore dell'opera d'arte fotografata.

    La mancanza di questi dati non si ripercuote sulla riproduzione, che non viene considerata abusiva a meno che non venga provata la malafede di chi riproduce.

    Al fotografo spetta un equo compenso per la riproduzione della sua opera. L'art 91 specifica che la riproduzione di fotografie nelle antologie a uso scolastico e, in generale, nelle opere scientifiche o didattiche è lecita, salvo il pagamento di un equo compenso al fotografo e la pubblicazione del suo nome e della data dell'anno di fabbricazione.

    La riproduzione di fotografie pubblicate su giornali o altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità o aventi pubblico interesse è lecita, sempre dietro il pagamento di un equo compenso al fotografo (art. 91 comma 3).

    Infine la legge stabilisce la durata dei diritti spettanti al fotografo: 20 anni dalla produzione della foto (art. 92) se si tratta di una foto semplice, mentre le immagini creative (cioè quelle nelle quali si ritrova una traccia interpretativa ad opera del fotografo) sono protette fino a 70 anni dalla morte dell'autore.

    La legge prevede un trattamento particolare per il ritratto fotografico eseguito su commissione. Salvo patto contrario, esso può essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre dalla persona fotografata o dai suoi successori, senza il consenso del fotografo, salvo il pagamento a questo ultimo di un equo compenso da parte di chi utilizza commercialmente la produzione (art. 98). Il nome del fotografo, se risulta dalla fotografia originaria, deve essere indicato.

    Per quanto riguarda le norme da applicare al ritratto, la legge prevede alcune eccezioni al divieto di pubblicazione:

    1) se si tratta di personaggio famoso o pubblico ripreso nell'ambito della sfera della sua notorietà, la fotografia può essere pubblicata al fine di informazione senza necessità del consenso della persona ritratta;

    • se la pubblicazione avviene a scopi scientifici o didattici;
    • se la pubblicazione è motivata da fini di giustizia o di indagine di polizia;
    • se l'immagine della persona compare all'interno di un'immagine raffigurante fatti svoltisi pubblicamente o di interesse pubblico e il volto della persona non è isolato dal contesto.
    L'opera Cinematografica

    L'opera cinematografica o audiovisiva è costituita da un insieme di immagini in movimento accompagnate o meno da eventi sonori, quali le parole e/o la musica (film sonori e muti).

    Come tutte le opere dell'ingegno, anche questa è tutelata ai sensi della legge sul diritto d'autore n. 633/41 (art. 1 e 2, n. 6).

    La legge disciplina nel dettaglio queste opere agli artt. da 44 a 50 - Capo IV - Titolo I.

    L'art. 44 Lda considera autori delle opere cinematografiche: l'autore del soggetto, della sceneggiatura, della musica (solo se creata in occasione e per il film) e il direttore artistico.

    Come si vedrà in seguito, alla creazione dell'opera partecipano anche altri autori di altri contributi creativi quali il fotografo, il costumista, lo scenografo ecc.

    Dalla lettera dell'articolo sembra logico ritenere che i soggetti predetti siano coautori dell'opera, nel senso che ciascuno di essi è titolare dei diritti di utilizzazione economica e del diritto morale in una situazione giuridica di comunione, trattandosi di un'opera creata in collaborazione (creativa) tra più autori ai sensi dell'art. 10 da.

    Tale soluzione, tuttavia, non è né scontata né pacifica, poiché se è vero che l'art. 44 Lda parla di coautori, è anche vero che le altre norme dettate in materia rendono l'opera cinematografica assimilabile alle opere collettive (art. 3 e 38 ss. Lda), molto più che a quelle in collaborazione.

    I sostenitori di questa tesi sostengono una serie di argomentazioni per dimostrare l'analogia della disciplina - a dispetto della terminologia usata dal legislatore nell'art. 44 Lda - esistente tra le opere audiovisive e quelle collettive.

    Per definizione l'opera in collaborazione è costituita dal "contributo indistinguibile e inscindibile" di più persone, il film, invece, è formato dall'unione di più opere o parti di opere (il soggetto, la sceneggiatura, la musica) che conservano una propria autonomia rispetto all'opera ultima; autore dell'opera collettiva è chi organizza e dirige la creazione (il curatore), figura che coincide - anche nell'opinione comune - con quella del regista o direttore artistico del film, che dà all'opera una forte impronta personale con la sua attività di rielaborazione e
    coordinazione dei singoli apporti creativi.

    I diritti di utilizzazione economica di un'opera collettiva sono attribuiti ex lege all'editore (art. 38 Lda), situazione che si verifica anche nel caso dell'opera cinematografica, dove tali diritti spettano a colui che ha organizzato la produzione, cioè il produttore cinematografico (art. 45 Lda).

    La disciplina dell'utilizzazione separata dei singoli contributi ricorda il diritto dei collaboratori di una rivista di utilizzare, a certe condizioni, il proprio contributo separatamente.

    Questi e altri elementi hanno indotto la dottrina a considerare l'opera cinematografica e audiovisiva un'opera collettiva, risolvendo i casi controversi con l'applicazione, in via analogica, delle norme dettate per questa categoria di opere.

    In tale ottica, quindi, il regista è l'autore del film, a lui spetta il diritto di pubblicare, comunicare l'opera al pubblico (art. 12 Lda) per dare inizio al suo sfruttamento commerciale. Tale dinamica rispecchia sia la disciplina delle opere collettive sia la prassi delle produzioni cinematografiche, ove è il regista che determina il momento di compimento dell'opera (a lui spetta il cosiddetto diritto di final cut) e di consegna della pellicola al produttore.

    A lui spetta anche l'esercizio del diritto d'inedito e la titolarità e tutela del diritto morale alla paternità e integrità dell'intera opera realizzata.

    Tuttavia, gli autori dei singoli contributi creativi (sceneggiatore, soggettista, compositore delle musiche) conservano la titolarità del diritto morale sulla propria creazione ex art. 20 Lda.

    L'esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell'opera spetta ex lege al produttore (art. 45 Lda). Ciò non significa attribuire la titolarità diretta dei diritti d'autore al produttore, significa che con la consegna della pellicola si perfeziona a suo favore un trasferimento già iniziato con la conclusione dell'accordo di produzione.

    Tale riconoscimento necessita per tutelare un soggetto che, pur non apportando alcun elemento di creatività, ha un ruolo propulsore e decisivo, dal momento che senza il suo contributo economico e finanziario un film non può avere inizio - salvo il caso delle piccole
    auto produzioni.

    Bisogna sottolineare, tra le altre cose che nella prassi, la lavorazione di un film inizia solo dopo la stipulazione di numerosi contratti, con i quali il produttore/imprenditore mira a prevenire eventuali controversie disciplinando nel dettaglio l'intera attività lavorativa.

    Alcuni dei contratti più significativi dal punto di vista del diritto d'autore sono il contratto di regia; il contratto per la cessione dei diritti di utilizzazione delle parti letterarie (soggetto e
    sceneggiatura) e per la realizzazione della colonna sonora; i contratti con gli autori delle altre opere dell'ingegno non nominate dalla legge ma necessarie per la realizzazione del film (scenografia, fotografia, costumi); i contratti di scrittura artistica con gli attori; i contratti di produzione associata ed esecutiva, di coproduzione internazionale; i contratti di distribuzione, noleggio; e altri ancora. Il diritto del produttore avrà quale oggetto "lo sfruttamento cinematografico dell'opera prodotta" (art. 46, 1° comma, Lda) tramite la proiezione nelle sale cinematografiche: gli sarà ceduto, quindi, il diritto di riprodurre, distribuire e noleggiare il film.

    Mentre, non viene trasferito, insieme ai predetti diritti, salvo patto contrario, il diritto di effettuare elaborazioni, trasformazioni e traduzioni dell'opera (art. 46, 2° comma, Lda).

    Il produttore potrà apportare ai contributi utilizzati nell'opera cinematografica solo "le modifiche necessarie per il loro adattamento cinematografico" (art. 47, 1° comma, Lda), violando, in caso contrario, il diritto morale all'integrità dell'opera di cui restano titolari gli autori dei diversi contributi (art. 20 Lda).

    Invece, per le modifiche da apportare all'intera opera cinematografica, legate a un suo migliore sfruttamento commerciale, occorre avere il consenso del regista (ciò sul presupposto che autore dell'opera collettiva sia il regista); nel caso di mancato accordo tra le parti si farà ricorso a un collegio di tecnici, secondo quanto disposto dall'art. 47, 2° comma, Lda.

    Le modifiche cui fa riferimento l'art. 47 Lda sono quelle dettate da esigenze tecniche o di commercializzazione dell'opera e sono escluse, invece, quelle costituenti elaborazioni ex art. 4 Lda che, solitamente, vengono negoziate dall'autore al momento della conclusione del contratto di cessione, al produttore, dei diritti sull'opera (come espressamente richiede l'art. 46, 2° comma, Lda).

    L'art. 46, 3° e 4° comma, Lda detta norme in materia di compensi spettanti agli autori dell'opera cinematografica:

    • il compositore della colonna sonora o l'editore della stessa ha diritto a un compenso ulteriore rispetto a quello dovuto per la cessione dei diritti di sincronizzazione dell'opera, da percepire direttamente dagli esercenti delle sale cinematografiche (è il compenso dovuto per la pubblica esecuzione dell'opera, incassato dalla S.I.A.E. per conto degli autori) 3° comma, Lda;
    • l'autore del soggetto, della sceneggiatura ed il regista, se non sono retribuiti con una percentuale sulle pubbliche proiezioni, hanno diritto ad un compenso ulteriore, rispetto a quello stabilito contrattualmente per la loro prestazione, quando gli incassi hanno raggiunto una cifra da stabilirsi contrattualmente con il produttore. Ciò per rendere tali soggetti partecipi del successo dell'opera (art. 46, 4° comma, Lda). Inoltre, in caso di cessione al produttore del diritto di diffusione dell'opera, agli stessi soggetti spetta un equo compenso, per ogni
      utilizzazione/diffusione, a carico degli organismi di diffusione radio-televisiva, via etere, via cavo e via satellite (art. 46-bis, 1° comma, Lda). Per ogni altra legittima utilizzazione, diversa da quelle di cui al comma precedente, spetta agli autori "un equo compenso a carico di coloro che esercitano i diritti di fruttamento per ogni distinta utilizzazione economica" (art. 46-
      bis, 3° comma, Lda). Quando i testi dell'opera cinematografica vengono tradotti da una lingua all'altra, spetta un equo compenso anche "agli autori delle elaborazioni costituenti traduzione o adattamento della versione dei dialoghi" (art. 46-bis, 3° comma, Lda).

     

    I compensi di cui si è detto sono, per espressa previsione di legge, irrinunciabili da parte degli autori (art. 46-bis, 4° comma, Lda). Ciò per ovviare all'iniqua prassi contrattuale delle case di produzione cinematografica di escludere gli autori dai profitti derivanti da altre
    forme di sfruttamento dell'opera.

    Il regista e gli autori dei singoli contributi creativi hanno diritto alla menzione del nome sulla pellicola e nella pubblica proiezione (art. 48 Lda).

    Per quanto riguarda le utilizzazioni separate dei singoli apporti, tale libertà è riconosciuta solo all'autore del soggetto, della sceneggiatura e delle musiche e non al regista, per il quale è materialmente impossibile ipotizzare un'utilizzazione separata del proprio contributo, cioè dell'intera opera - "purché non ne risulti pregiudizio ai diritti di utilizzazione il cui esercizio spetta al produttore" (art. 49 Lda).

    Tale limite, invece, non sussiste - e le parti letterarie e musicali sono liberamente utilizzabili - quando nel termine di tre anni dalla consegna del proprio contributo, il produttore non abbia portato a termine l'opera o non procede alla proiezione dell'opera compiuta entro tre anni dalla sua ultimazione (art. 50 LDA).

    La durata dei diritti sull'opera cinematografica nel suo insieme è di 70 anni dalla morte dell'ultima delle persone sopravvissute tra le seguenti: "il direttore artistico, gli autori della sceneggiatura, ivi compreso l'autore del dialogo, e l'autore della musica specificamente creata per essere utilizzata nell'opera cinematografica o assimilata" (art. 32 Lda).

    Contemporaneamente sono tutelati i diritti degli autori dei singoli contributi creativi sulle proprie opere fino a 70 anni dalla morte dell'autore.

    I diritti del produttore cinematografico "si esauriscono trascorsi cinquanta anni dalla fissazione" (art. 75 Lda).

    Se l'opera è pubblicata o comunicata al pubblico in questo arco di tempo, i diritti del produttore si esauriscono trascorsi 50 anni dalla pubblicazione.

    Un'esemplare o copia dell'opera cinematografica, audiovisiva o assimilata deve essere depositato ed annotato nel "Registro Pubblico Speciale per le Opere Cinematografiche", tenuto e curato presso la S.I.A.E. (art. 103, 2° comma, Lda).

    Tale formalità non ha valore costitutivo dei diritti d'autore sull'opera in questione, ma ha l'importante funzione di attribuire data certa dell'esistenza dell'opera, della sua pubblicazione e dei titolari dei diritti d'autore e connessi - elementi che devono essere indicati al momento della registrazione. Il deposito produce l'effetto di attribuire a tali elementi il valori probatori per eventuali futuri contenziosi.

    Come accennato in precedenza, in materia di tutela di opere cinematografiche e assimilate, per impedirne la diffusione telematica abusiva, va menzionato il recentissimo D.L. 22 marzo 2004 e, per la parte di precipuo interesse, il contenuto dell'art. 1, che ha integrato la legge 633/41: all'art. 171 ter, introducendo ulteriori fattispecie: penalmente rilevanti e all'art. 174 ter,
    prevedendo nuove sanzioni amministrative.

    Il nuovo dispositivo normativo mira ad intervenire contro coloro che scaricano abusivamente opere filmiche da internet anche attraverso l'ormai diffusissimo sistema del peer-to-peer, una specie di baratto di opere tra interessati, senza la minima corresponsione dei diritti d'autore.

    Le nuove regole allargano una breccia anche nella configurazione di responsabilità nei confronti dei service provider e dei web-master.

    La conversione in legge, probabilmente chiarirà non solo questi aspetti, ma e soprattutto se la tutela è riservata alle sole opere cinematografiche (come sembra potersi cogliere dall'interpretazione letterale), ovvero ne risultano comprese anche quelle musicali, letterarie ed il software.

    Le banche di dati

    Le banche di dati sono tutelate dalla legge sul diritto d'autore - modificata dal D.Lgs. 6 maggio 1999, n. 169 che ha dato attuazione alla direttiva 96/9/CE, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, sia come opere dell'ingegno di carattere creativo, quale frutto
    del lavoro intellettuale dell'uomo, sia come bene (privo del carattere della creatività) prodotto grazie ai rilevanti investimenti in termini finanziari, di tempo o di lavoro.

    Nel primo caso vi sarà la tutela d'autore e il creatore della raccolta è titolare di tutte le facoltà esclusive ex legge 633/41 (legge sul diritto di autore); nel secondo caso, invece, a colui che costituisce la banca di dati sarà riconosciuta, sul solo territorio dell'Unione Europea, la titolarità di un c.d.. diritto sui generis, diverso dal diritto d'autore e dai diritti connessi, volto a tutelare il lavoro svolto e gli investimenti effettuati. L'art. 2 n. 9 Lda definisce le banche di dati come "raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo".

    Il contenuto di una banca di dati, quindi, può consistere in una raccolta di opere - in questo caso se le opere non sono cadute in pubblico dominio, l'autore del data base deve essere autorizzato dall'avente diritto a effettuare tale tipo di utilizzazione - oppure da un insieme di dati quali, per esempio, il nome e il numero di telefono di tutti i cittadini residenti di una certa città. In questo caso i dati inseriti non devono violare la privacy dei cittadini stessi.

    Nell'articolo si specifica, inoltre, che il materiale raccolto e organizzato sistematicamente e metodicamente può essere consultabile in ogni modo, facendo rientrare nella categoria sia le raccolte elettroniche che quelle cartacee.

    La creatività, requisito indispensabile per tutte le opere dell'ingegno tutelate dal diritto d'autore, deve caratterizzare i criteri di scelta e di disposizione del materiale inserito nella raccolta (art. 1, comma 2, Lda), investendo la forma della compilazione e non il suo contenuto, sul quale altri soggetti potrebbero legittimamente vantare diritti.

    L'autore di una banca di dati, che ha scelto e organizzato creativamente il materiale all'interno della raccolta è titolare delle facoltà esclusive di natura patrimoniale e morale riconosciute a tutti gli autori di opere dell'ingegno, elencate in via generale nel Capo III del Titolo I e specificate dagli artt. 64-quinquies e sexies Lda (Sez. VII, Capo IV, Titolo I), dove sono state previste norme particolari sui diritti di utilizzazione economica delle banche di dati.

    In particolare, a norma dell'art. 64-quinquies Lda, l'autore può effettuare o autorizzare:

    1. la riproduzione permanente o temporanea, totale o parziale con qualunque mezzo e in qualsiasi forma;
    2. la traduzione - se il contenuto della raccolta è di pubblico dominio - le modifiche, gli adattamenti e le diverse disposizioni del materiale che incidono sulla scelta e sulla disposizione del materiale - in questo modo si ha la creazione di una nuova opera/banca di dati;
    3. la distribuzione, cioè la messa in commercio o a disposizione del pubblico dell'originale o di copie della banca di dati. Secondo il principio dell'esaurimento del diritto (espressamente richiamato nel testo), la prima vendita legittima di una copia sul territorio della Comunità Europea esaurisce sul medesimo territorio il diritto di autorizzare le successive vendite;
    4. la presentazione, dimostrazione o comunicazione in pubblico, compresa la trasmissione effettuata con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma;
    5. l'utilizzazione economica dei risultati delle operazioni di cui alla lett. b).

     

    Nel successivo art. 64- sexies, comma 1, Lda sono descritte le ipotesi di libera utilizzazione di una banca di dati, ovvero:

    • l'accesso e la consultazione e non la riproduzione, svolte per finalità didattiche o di ricerca scientifica;
    • l'uso per fini di sicurezza pubblica o nell'ambito di una procedura amministrativa o giurisdizionale.

     

    Inoltre, il comma 2, che costituisce norma inderogabile, limita i diritti dell'autore di cui all'art. 64-quinquies Lda, a favore dell'utente legittimo di una banca di dati, stabilendo che le attività di cui all'art. 64-quinquies Lda sono libere se necessarie per l'accesso al contenuto della raccolta e per il suo normale impiego.

    I diritti e le relative deroghe fin qui esposti sono quelli che la legge riconosce all'autore di una banca di dati che sia creativa per la scelta e la disposizione del materiale in essa contenuto.

    E' disciplinato, inoltre, il caso in cui il risultato finale di tale attività non sia un'opera dell'ingegno, ma un bene giuridicamente rilevante da tutelare in ragione degli ingenti investimenti finanziari, di tempo o di lavoro.

    Colui che effettua tali investimenti, finalizzati alla realizzazione di una banca di dati è definito dalla legge il "costitutore" (art. 102-bis, comma 1 lett. a) Lda), ed è titolare di un diritto sui generis.

    Il costitutore di una banca di dati, cittadino o residente abituale sul territorio dell'Unione Europea, può "vietare le operazioni di estrazione ovvero l'ulteriore impiego della totalità o di una parte sostanziale della stessa", salvi, ovviamente, i diritti già esistenti sul contenuto della raccolta o parti di esso (art. 102-bis, comma 3, Lda).

    Inoltre, non sono consentiti l'estrazione e il reimpiego di parti non sostanziali fatte in modo sistematico e ripetuto "qualora presuppongano operazioni contrarie alla normale gestione della banca di dati o arrechino un pregiudizio ingiustificato al costitutore della banca di dati" (art. 102-bis, comma 9).

    La durata del diritto del costitutore è di 15 anni, rinnovabile in caso di modifiche o integrazioni sostanziali apportate alla raccolta, decorrenti dal 1° gennaio dell'anno successivo alla data del completamento o dal 1° gennaio dell'anno successivo alla data della prima messa a disposizione del pubblico, qualora questa sia avvenuta prima dello scadere dei 15 anni dal completamento (art. 102-bis, comma 6 e 7, Lda).

    Inoltre, secondo il principio dell'esaurimento comunitario, la prima vendita legittima di una copia in territorio Comunitario, esaurisce il "diritto di controllare la rivendita della copia nel territorio dell'Unione Europea" (art. 102-bis, comma 2, Lda).

    L'art. 102-ter Lda specifica gli obblighi e i diritti dell'utente, licenziatario e non cessionario del diritto di utilizzo di una banca di dati messa a disposizione del pubblico. In particolare egli non deve arrecare pregiudizio al titolare dei diritti d'autore o connessi sul contenuto e non deve eseguire operazioni in contrasto con la gestione della banca o che arrechino un ingiustificato pregiudizio al costitutore.

    L'utente può, invece, effettuare l'estrazione o il reimpiego di parti non sostanziali del contenuto per qualsivoglia fine.

    Infine, la violazione delle norme sopra esposte integra l'ipotesi di reato descritto nell'art. 171-bis, 2° comma, Lda.

    Altre opere (cenni)

    La giurisprudenza inoltre, ha ritenuto tutelabili dalla legge sul diritto d'autore:

    1. il gioco o concorso a premi quando lo schema di esso, che ne costituisce la parte originale ed essenziale riveli, attraverso lapeculiarità e gli accorgimenti impiegati nella combinazione degli elementi essenziali, i segni caratteristici dello sforzo creativo" (App. Milano, 13 aprile 1951). Da notare che la giurisprudenza prevalente è di senso contrario, ed esclude la tutelabilità delle idee di giochi o concorsi o programmi di spettacoli di trasmissioni televisive quali opere dell'ingegno;
    2. lo schema di trasmissione con elementi di originalità e creatività che caratterizzino la natura e lo svolgimento degli eventi" (Trib. Monza 26 maggio 1994).Per format televisivo sintende "uno schema di programma televisivo costituito essenzialmente dall'indicazione di una sequenza di azioni, avvenimenti, eventi organizzati intorno a determinati contenuti, al fine di dare luogo ad una rappresentazione di carattere unitario che può, di volta in volta, avere un proprio contenuto ludico, drammatico, didattico e di altro tipo". Il format televisivo deve perciò presentare una sua espressione formale mediante la predeterminazione di tutti gli elementi necessari alla realizzazione concreta della trasmissione televisiva tra i quali i principali sono: le scene, i luoghi, la linea tematica, le regole del gioco, le scenografie, le caratteristiche del conduttore, dei protagonisti, e le modalità di successione delle varie fasi della trasmissione (Longhini, in "Il diritto di autore", 1998, 423 e ss.);
    3. il giornale telematico destinato a comparire in un sito Internet (Trib. Bari 18 giugno 1998).
    4. le tesi di laurea, quale risultato creativo dell'attività del laureando (App. Perugia 22 febbraio 1995) e gli appunti di lezioni universitarie, distinte in argomenti (App. Perugia, 22 febbraio 1995);
    5. il programma televisivo (Pret. Torino 8 aprile 1987), e il materiale girato per la realizzazione di un programma televisivo e diretto a illustrare le fasi di preparazione delle prove di un'opera lirica (Pret. Roma 20 luglio 1993);
    6. il soggetto cinematografico che possiede sufficiente completezza (Pret. Roma 22 dicembre 1986);
    7. il catalogo di merci "quando l'esposizione presenti elementi apprezzabili di creatività, consistenti nella sistemazione ed organizzazione delle notizie in base a criteri dotati di una certa originalità, e non in base a semplici criteri alfabetici e cronologici" (Cass. 19 luglio 1990, n. 7397);
    8. l'opera redazionale di acquisizione, elaborazione e commento di un'ordinanza ministeriale, corredata di tabelle per il calcolo dei punteggi e di schemi per la redazione dei concorsi (Cass. 2 dicembre 993, n. 11953);
    9. il prontuario notarile corredato di note e richiami (App. Torino, 16 maggio 1944);
    10. gli schemi di registri per la contabilità IVA con richiami di disposizioni normative (Trib. Bari 17 giugno 1974);
    11. il testo illustrato di un nuovo metodo di taglio e cucito (Cass. 30 aprile 1958, n. 1444);
    12. il ricettario gastronomico (Pret. Ferrara 9 giugno 1992, e Pret. Venezia 24 aprile 1969);
    13. la pubblicità, ove connotata da caratteri di creatività (Trib. Bari 14 settembre 1999).

     

    Diversamente, la giurisprudenza ha negato invece la tutela del diritto d'autore a:

    1. alle raccolte di regole o prescrizioni tecniche che hanno uno specifico riconoscimento legislativo e che sono elaborate da un ente cui il legislatore demanda, istituzionalmente, tale compito (Trib. Milano 5 marzo 1992);
    2. alle manifestazioni periodiche, anche se a contenuto artistico o culturale, e conseguentemente , al titolo delle stesse ai sensi dell'art. 100 Lda (Cass. 5 febbraio 1988, n. 1264);
    3. all'opera risultante dall'aver apportato mere modifiche di carattere per lo più tecnico e redazionale, ad un'opera letteraria incompiuta di altro autore (Trib. Milano, 12 novembre 1987);
    4. agli schemi di programmi radiofonici e televisivi basati su giochi e concorsi, così come l'idea di un programma televisivo, articolato in uno schema avente natura tipicamente tecnicoesecutiva e non espressiva (per tutte si veda Pret. Roma 8 giugno 1987);
    5. allo spettacolo sportivo.

    I Diritti Connessi

    Introduzione

    Accanto alla categoria dei diritti d'autore, che riconoscono all'autore facoltà esclusive di utilizzazione economica dell'opera, esistono una serie di diritti attribuiti a chi, con la sua attività di impresa o con la propria creatività, interviene sull'opera stessa.

    Questi diritti, chiamati appunto "connessi" perché legati al diritto d'autore, sono regolati dalla legge italiana sul diritto d'autore al Titolo II, intitolato "Disposizioni sui diritti connessi all'esercizio del diritto d'autore", artt. da 72 a 101.

    I diritti connessi sono così suddivisi:

    • Capo I: Diritti relativi alla produzione di dischi fonografici e di apparecchi analoghi;
    • Capo I bis: Diritti dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento;
    • Capo II: Diritti relativi alla emissione radiofonica e televisiva;
    • Capo III: Diritti degli artisti interpreti ed esecutori;
    • Capo IV: Diritti relativi a bozzetti di scene teatrali;
    • Capo V: Diritti relativi alle fotografie;
    • Capo VI: Diritti relativi alla corrispondenza epistolare ed al ritratto;
    • Capo VII: Diritti relativi ai progetti di lavori dell'ingegneria;
    • Capo VIII:Protezione del titolo dell'opera, delle rubriche, dell'aspetto esterno dell'opera, degli articoli e di notizie. Divieto di taluni atti di concorrenza sleale.

    I diritti connessi sono nati, essenzialmente, quale conseguenza delle nuove invenzioni: il disco fonografico, la radiodiffusione e la cinematografia, che hanno provocato il sorgere di nuovi interessi giuridici, strettamente legati al diritto d'autore, in seguito riconosciuti dall'ordinamento giuridico.

    Infatti, con l'introduzione di dette possibilità tecnologiche, il canto, la recitazione, il movimento coreografico, l'esecuzione a mezzo di strumento musicale e le altre prestazioni artistiche, poterono essere captate e formare oggetto di una utilizzazione che andava oltre l'ambito territoriale e spaziale della prestazione dal vivo e in diretta, venendo così meno la contemporaneità tra la prestazione e la sua fruizione.

    Apparve pertanto inadeguata una protezione fondata unicamente sul rapporto contrattuale di lavoro artistico tra artista e impresario, come in origine.

    Occorreva pertanto affiancare alla prassi contrattuale una normativa che disciplinasse le ipotesi di utilizzazioni successive al momento della esecuzione o interpretazione, normativa che ha trovato spazio nella legge sul diritto d'autore del 1943.

    I diritti connessi sono anch'essi, come il diritto d'autore, diritti esclusivi che possono essere fatti valere erga omnes. Inoltre, come il diritto d'autore, riflettono opere o attività intellettuali.

    A differenza del diritto d'autore, questi diritti non hanno per titolo e giustificazione un atto di creazione intellettuale, bensì un atto di attività industriale (per esempio il produttore fonografico) o di attività professionale (per esempio gli artisti interpreti ed esecutori) che viene come tale protetto, compatibilmente con il diritto che spetta all'autore. Inizialmente però a questi diritti era stata accordata una tutela che potremmo definire di secondo livello, probabilmente per evitare uno scontro frontale con i diritti spettanti agli autori.

    Una protezione piena è stata accordata successivamente con il decreto legislativo 16 novembre 1994 n. 685, emanato per l'attuazione della Direttiva CEE 92/100, che ha disciplinato i rapporti tra autori, artisti interpreti ed esecutori, e produttore fonografico.

    I rapporti tra gli autori, gli artisti e i produttori sono, almeno in apparenza, alquanto complessi. Da una parte l'autore con tutte le facoltà che la legge gli riconosce in via esclusiva è il padrone della propria opera ed è libero di utilizzarla economicamente (o di non farlo) nella maniera che ritiene più opportuna, dall'altra, l'artista interprete o esecutore che, grazie alle recenti modifiche apportate alla legge sul diritto d'autore, ha ora la facoltà di proibire la fissazione, la riproduzione di detta fissazione, la comunicazione al pubblico e il noleggio della propria prestazione artistica, potere che contrasta, e può nuocere all'interesse dell'autore di vedere diffusa la propria opera.

    Anche al produttore fonografico spetta il diritto, ai sensi dell'art. 74, Lda, di opporsi alla utilizzazione del disco in condizioni tali da arrecare un grave pregiudizio ai suoi interessi industriali; ma tale diritto non contrasta con quello di registrazione e di riproduzione dell'opera attribuito all'autore all'art. 61 della legge, in quanto le facoltà del produttore sorgono sulle registrazioni da lui operate, ma solo dopo che la registrazione e la riproduzione dell'operas ono state oggetto di pattuizione contrattuale con l'autore, per cui il contrasto tra i due è solo apparente.

    I rapporti tra artisti interpreti o esecutori e produttori sono di norma regolati contrattualmente. Generalmente l'interprete concede al produttore l'esclusiva per registrare la propria esecuzione su supporti, dietro compenso.

    Il Produttore Fonografico

    Una figura cui la legge sul diritto d'autore riconosce un diritto "vicino" a quello dell'autore è il produttore di fonogrammi.

    Il soggetto indicato dalla legge è diverso da quello che, nel linguaggio del mondo musicale, viene inteso quale produttore.

    Infatti con questa ultima accezione si indica solitamente l'individuo che porta l'artista in studio di registrazione, si accerta che siano presenti i musicisti di studio e i tecnici necessari, che decide come arrangiare o come rendere più piacevole il materiale disponibile ed è il responsabile del sound di un supporto musicale.

    La legge invece indica all'art. 78, col termine produttore di fonogrammi " la persona fisica o giuridica che assume l'iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da un'interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni".

    La norma è stata interpretata allargandone il significato letterale.

    Viene così considerato produttore fonografico l'imprenditore che registra o stampa (o fa stampare da terzi per proprio conto) supporti da porre in commercio.

    Oggetto della protezione è la formazione del prodotto, cioè la matrice (master) incorporante la registrazione in quanto bene immateriale. La ragione della norma è garantire al produttore di fonogrammi una tutela più ampia, rispetto a quella offerta dalle leggi sulla concorrenza sleale, riguardo la riproduzione illecita e la diffusione degli esemplari del supporto e un compenso per l'utilizzazione dello stesso in via secondaria (utilizzazione pubblica, radiodiffusione, ecc.).

    Al contrario degli artisti interpreti ed esecutori, la legge sul diritto d'autore sin dalla sua emanazione dispose in favore del produttore un diritto esclusivo, fatti salvi ovviamente i diritti spettanti all'autore dell'opera, di riprodurre e di porre in commercio il supporto fonografico e il diritto di esigere un compenso per l'utilizzazione a scopo di lucro, a mezzo della radiodiffusione, della cinematografia, della televisione o in pubbliche feste danzanti o nei pubblici esercizi.

    Queste disposizioni sono state novellate dal Decreto Legislativo 16 novembre 1994 n. 685, che recepite nella Lda all'art. 72 dispone "Salvi i diritti spettanti all'autore a termini del titolo I, il produttore di fonogrammi ha il diritto esclusivo, per la durata ed alle condizioni stabilite dagli articoli che seguono (...)" di autorizzare la riproduzione, la distribuzione, il noleggio e la messa a disposizione del pubblico.

    Il diritto di distribuzione non si esaurisce nel territorio dell'Unione europea se non nel caso di prima vendita del fonogramma, effettuata o consentita dal produttore in uno Stato membro.

    La durata dei diritti del produttore fonografico è stabilita dall'art. 75 della legge in cinquanta anni dalla fissazione, ovvero dalla data della prima pubblicazione.

    Infine, l'art. 76 stabilisce un onere a carico del produttore affinché gli esemplari del supporto siano posti in commercio muniti, stabilmente, delle indicazioni di cui all'art 62 della legge sul diritto d'autore, ovvero il titolo dell'opera riprodotta, il nome dell'autore, il nome dell'artista interprete od esecutore, i complessi orchestrali o corali, indicati con il nome d'uso, nonché la data di fabbricazione.

    La legge sul diritto d'autore prevede, per l'esercizio dei diritti del produttore, che egli depositi un esemplare del supporto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, entro novanta giorni dalla data di messa in commercio (art. 105 e art. 35 del regolamento di esecuzione).

    Tale deposito ha effetto costitutivo, ovvero fa sorgere in capo al produttore quei diritti menzionati nel paragrafo precedente.

    Lo scopo è essenzialmente quello di informazione dei terzi del fatto che riguardo un certo supporto vi è un produttore titolare del diritto esclusivo di sfruttamento.

    Il deposito è ammesso anche se tardivo (cioè oltre i novanta giorni prescritti dalla legge), ovviamente per il periodo trascorso tra la messa in commercio e il deposito, il produttore non potrà avvalersi della tutela apprestata dalla legge.

    L'art. 8 del regolamento di esecuzione della legge sul diritto d'autore, dispone in merito alle formalità del deposito, che il produttore deve presentare all'Ufficio della proprietà letteraria, artistica e scientifica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio una dichiarazione in doppio originale per i supporti per i quali intenda riservarsi l'esercizio dei diritti di cui sopra.

    Tuttavia, il deposito del supporto secondo queste modalità non viene più eseguito dal 1975, da quando è stata ratificata anche in Italia la Convenzione internazionale degli artisti interpreti o esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione.

    Infatti la formalità del deposito si ritiene ora soddisfatta qualora su tutti gli esemplari del supporto o apparecchio analogo risulti apposto in modo stabile il simbolo (P), accompagnato dall'indicazione dell'anno di prima pubblicazione.

    Il Produttore Cinematografico

    Il produttore cinematografico, all'interno del processo che porta alla creazione dell'opera filmica, è l'imprenditore che finanzia il progetto, che investe economicamente nella sua realizzazione.

    Volendolo paragonare a un'altra figura tipica descritta dalla legge sul diritto d'autore, che svolge rispetto all'opera la medesima funzione in termini economico-sociali, si può chiamare in causa l'editore. Infatti entrambi spesso sono essenziali per la creazione di un'opera, soprattutto se è necessario l'uso di costose apparecchiature e la partecipazione di soggetti tecnicamente e artisticamente specializzati.

    Il legislatore, consapevole del ruolo e dell'importanza degli investimenti economici effettuati, stabilisce che "l'esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell'opera cinematografica spetta a chi ha organizzato la produzione dell'opera stessa" (art. 45, comma 1, Lda).

    Il produttore è presumibilmente, indicato come tale sulla pellicola cinematografica; se, invece, l'opera è stata registrata ai sensi dell'art. 103 Lda, si presume produttore, fino a prova contraria, colui che è indicato come tale nella registrazione (art. 45, comma 2, Lda).

    Nella prassi, è frequente che il produttore, prima di dare inizio alle riprese, concluda contratti con i vari soggetti autori del film per diventare cessionario dei diritti di utilizzazione dei contributi creativi di cui all'art 44 Lda, cioè il soggetto, la sceneggiatura e la musica.

    C'è da dire che quelli appena elencati sono gli apporti creativi tipici, indicati dalla legge, che non prende in considerazione, per esempio, la fotografia, la scenografia, i costumi, ecc.

    L'oggetto dei diritti acquisiti dal produttore è solitamente definito in via contrattuale. Tuttavia nei casi in cui sorgano contestazioni, perché, per esempio, le clausole del contratto sono lacunose o poco chiare, la legge ha dettato delle norme per individuare e delimitare l'oggetto dei diritti spettanti al produttore.

    Oggetto dei diritti di utilizzazione economica spettanti al produttore è "lo sfruttamento cinematografico dell'opera prodotta" (art. 46, comma 1, Lda), che comprende principalmente la distribuzione nelle sale cinematografiche, generalmente affidata a altro soggetto specializzato, il distributore.

    Dibattuta è la questione della spettanza ex lege del diritto di distribuzione dell'opera mediante videocassette, che, oggi, è quasi sempre previamente ceduto dai coautori al produttore.

    Anche l'attribuzione del diritto di diffondere l'opera a mezzo della comunicazione al pubblico via etere, via satellite e via cavo è controversa, alla luce, tra l'altro, del poco chiaro testo dell'art. 46-bis Lda, che usa l'espressione "in caso di cessione del diritto di diffusione al produttore".

    Da un'interpretazione restrittiva del comma 1 risulterebbe che questo diritto non è acquisito direttamente dal produttore, essendo necessaria una espressa pattuizione a riguardo.

    Tuttavia, questi e altri problemi simili sono risolti, secondo alcuni autori, facendo rientrare nello sfruttamento cinematografico dell'opera tutte quelle forme di utilizzazione diverse dalla proiezione cinematografica, che non alterano la natura dell'opera, intesa come insieme d'immagini in movimento accompagnate da parole, suoni e musica.

    Rientrerebbero, invece, nel diritto di elaborazione dell'opera cinematografica ai sensi dell'art. 4 Lda la realizzazione del cineromanzo (o fotoromanzo), ottenuta utilizzando i fotogrammi del film, o il remake e il sequel di un film precedentemente prodotto (si tratta della riutilizzazione di trame e personaggi del film per crearne uno nuovo o per realizzarne il seguito).

    In questi casi l'elaboratore o il produttore che vuole realizzare un altro film deve avere il consenso dell'autore dell'opera originaria, come prescrive l'art. 4 Lda.

    In ogni caso, a prescindere da quanto stabilito contrattualmente dalle parti e dalla legge riguardo ai diritti patrimoniali, ai coautori spetta il diritto morale sull'apporto creativo da loro realizzato.

    L'art. 47 Lda conferisce al produttore il diritto di "apportare alle opere utilizzate nell'opera cinematografica le modifiche necessarie per il loro adattamento cinematografico", salvo quanto stabilito dall'art. 20 Lda.

    Qualora manchi l'accordo con gli autori, si segue la procedura dettata dall'art.47, comma 2, Lda.

    Infine, il produttore è titolare dei diritti connessi (art. 78-ter Lda) e quindi ha la facoltà di autorizzare la riproduzione, la distribuzione, il noleggio e il prestito degli originali o di copie delle sue realizzazioni, cioè dell'opera filmica in quanto contenuta e impressa sulla pellicola.

    I Diritti relativi alla emissione Radiofonica e Televisiva

    I diritti relativi all'emissione radiofonica e televisiva sono previsti dal Titolo II (Disposizioni sui diritti connessi all'esercizio del diritto d'autore) Capo II della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e disciplinati dall'articolo 79.

    Questo ultimo attribuisce ai soggetti che esercitano un'attività di emissione radiofonica e televisiva taluni diritti esclusivi:

    a) autorizzare la fissazione delle proprie emissioni effettuate sul filo o via etere (questo diritto però non spetta al distributore via cavo nel caso in cui egli ritrasmetta solo via cavo le emissioni di altri organismi di radiodiffusione);

    b) autorizzare la riproduzione diretta o indiretta delle fissazioni delle proprie emissioni;

    c) autorizzare la ritrasmissione su filo o via etere delle proprie emissioni e la loro comunicazione al pubblico se questa avviene in luoghi accessibili mediante il pagamento di un diritto di ingresso;

    d) autorizzare la distribuzione delle fissazioni delle proprie emissioni (questo potere è soggetto al principio dell'esaurimento del diritto, cioè non si esaurisce nell'ambito territoriale dell'Unione Europea ma solo quando il titolare effettui o consenta la prima vendita in uno Stato membro);

    e) utilizzare la fissazione delle proprie emissioni al fine di effettuare nuove trasmissioni o ritrasmissioni o nuove registrazioni;

    f) autorizzare la messa a disposizione del pubblico per avervi accesso nel luogo e nel momento scelti individualmente sia che le fissazioni vengano effettuate via filo che via etere.

    Questa categoria di diritti esclusivi può essere esercitata senza pregiudizio di quelli previsti dalla stessa legge a favore di altri soggetti, quali: l'autore, il produttore fonografico, il produttore cinematografico e gli artisti interpreti ed esecutori.

    L'entrata in vigore del D.Lgs. 26 maggio 1997 n. 154, apportò una modifica all'articolo 79 fissando la durata di questi diritti "radiofonici" a 50 anni dalla prima diffusione di una emissione.

    Detta modifica è stata mantenuta anche in seguito all'entrata in vigore del D.L.vo 68/2003 che, come è noto, ha inserito l'ennesimo aggiornamento alla L. 633/41.

    L'espressione "radiodiffusione" riguarda sia l'emissione radiofonica che quella televisiva, mentre l'espressione "su filo o via etere" include le emissioni via cavo e via satellite.

    Lo sviluppo delle moderne tecnologie digitali, la diffusione transfrontaliera via satellite e la ritrasmissione via cavo di programmi radiofonici e televisivi provenienti da altri Stati europei, hanno comportato una serie di problemi - sia di armonizzazione legislativa che di negoziazione dei diritti di utilizzazione economica - risolti con l'emanazione della Direttiva 93/83/CEE che ha disciplinato il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d'autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo.

    La Direttiva 93/83/CEE ha fissato le regole per la diffusione di programmi effettuata oltre le frontiere dei singoli Stati membri, all'interno del territorio della Comunità europea. Essa venne emanata successivamente alla Direttiva 89/552/CEE denominata "televisione senza frontiere" che doveva regolare, inizialmente, anche le questioni del diritto d'autore prevedendo un capitolo per l'istituzione di sistemi di licenza legale o di arbitrato obbligatorio al fine di agevolare le emittenti nell'utilizzo delle opere protette dal diritto d'autore.

    La forte opposizione di alcuni Stati e degli aventi diritto, in particolare degli autori e degli artisti interpreti ed esecutori, ha determinato l'abbandono di tali questioni e portato allo stralcio, dalla Direttiva 89/552/CEE delle norme sul diritto d'autore e quindi dei relativi diritti connessi, ritenendo più opportuno riservare alla materia una specifica direttiva.

    Infatti, nel 1993 la Comunità Europea ha ripreso la trattazione lasciata in sospeso facendo dei diritti esclusivi il suo punto di forza, allo scopo di ricercare un giusto equilibrio tra gli interessi degli organismi di radiodiffusione che effettuano trasmissioni via satellite o ritrasmettono programmi via cavo e i diritti degli autori delle opere inserite nei programmi, i diritti degli artisti interpreti ed esecutori e quelli dei produttori di fonogrammi e degli organismi di emissione.

    La Direttiva 93/83/CEE è preceduta da 36 "considerando" ed è composta di quattro Capi di cui il I° dedicato alle "definizioni", dove trova una sua collocazione il concetto di "satellite", inteso come "comunicazione al pubblico via satellite" con i vari aspetti che la comunicazione può assumere, di "ritrasmissione via cavo".

    Viene stabilito, inoltre, quali società debbano considerarsi "società di gestione collettiva" di diritti d'autore.

    Per quanto riguarda la definizione di "satellite", bisogna distinguere tra ciò che viene inteso comunemente quale satellite artificiale - espressione con la quale si indica un'apparecchiatura complessa messa in orbita intorno alla terra da un razzo vettore - e la definizione prevista dalla direttiva che considera satellite quello operante su bande di frequenza riservate - secondo la Convenzione internazionale delle telecomunicazioni - alla trasmissione di segnali ricevibili dal pubblico o riservati alla comunicazione individuale privata.

    La normativa comunitaria ha inoltre specificato il concetto di "comunicazione al pubblico via satellite" che è l'atto di inserire, sotto il controllo dell'organismo di radiodiffusione, i segnali portatori di programmi destinati ad essere ricevuti dal pubblico in una sequenza ininterrotta di comunicazione diretta al satellite e poi a terra.

    A questo proposito si applica la legislazione dello Stato nel quale ha luogo la comunicazione al pubblico via satellite.

    E' opportuno osservare che l'introduzione di questo nuovo diritto di comunicazione al pubblico, che ha comportato da parte del legislatore italiano - art.2 D.L.vo 581/96 - un aggiornamento del nostro sistema normativo, si affianca al diritto di diffusione già disciplinato dall'art. 16 Lda, introducendo l'art. 16-bis Lda, interamente dedicato a definizioni e modalità di diffusione e ricezione del segnale satellitare.

    Un'altra definizione importante, contenuta nella direttiva riguarda la "ritrasmissione via cavo" e la ritrasmissione simultanea, invariata ed integrale, tramite un sistema di ridistribuzione via cavo o a frequenze molto elevate, di una emissione primaria proveniente da un altro Stato membro e riguardante programmi radiofonici e televisivi destinati ad essere captati dal pubblico.

    In pratica, l'aspetto tecnico richiede la presenza di un organismo di distribuzione che capti i segnali emessi da un organismo originario e li ritrasmetta, via cavo agli utenti, i quali possono usufruire di questi segnali solo mediante appositi apparecchi e dietro pagamento di un abbonamento periodico.

    La ritrasmissione via cavo, come quella via satellite, è da considerarsi un'emissione secondaria, la quale si distingue da quella primaria in quanto questa ultima prevede solo la possibilità di trasmettere programmi originari destinati appunto ad una primaria utilizzazione attraverso forme di distribuzione diretta (es. la televisione via cavo interattiva cioè il video-on demand).

    Inoltre la direttiva dispone che gli Stati membri debbano assicurare che questa ritrasmissione via cavo sia effettuata nel rispetto del diritto d'autore e dei diritti connessi sulla base dei contratti individuali o collettivi conclusi tra i soggetti interessati.

    I diritti di comunicazione al pubblico via satellite e di ritrasmissione via cavo sono dei diritti esclusivi per cui non sono valide forme di licenze legali o di diritto a compenso.

    Gli Stati membri devono affidare l'esercizio del diritto di ritrasmissione via cavo a delle società di gestione collettiva (in Italia vi è la SIAE) per garantire l'effettivo esercizio di tale diritto e semplificare le procedure di autorizzazione rispetto alle opere e alle prestazioni protette.

    Giurisprudenza e prassi

    Normativa nazionale e comunitaria

    Nazionale

    Legge 22 aprile 1941, n. 633 recante "Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio" (testo coordinato con le modifiche introdotte dalla Legge 21 maggio 2004, n. 128). 

    Legge 22 maggio 1993, n. 159 recante "Norme in materia di abusiva riproduzione di opere librarie e abrogazione del contributo sulle opere di pubblico dominio di cui agli articoli 177, 178 e 179 e all’ultimo comma dell’art. 172 della Legge 22 aprile 1941, nr. 633". 

    Legge 23 dicembre 1993 n. 547 recante "Modificazioni ed integrazioni alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica". 

    Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 luglio 2001, n. 338, recante "Regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno della Società italiana degli autori e degli editori (S.I.A.E.) di cui all’articolo 181-bis della Legge 22 aprile 1941, n. 633, come introdotto dall’articolo 10 della legge 18 agosto 2000, n. 248, recante nuove norme di tutela del diritto d’autore. 

    Decreto Legge 22 marzo 2004, n. 72 recante "interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo".

    Legge 21 maggio 2004, n. 128 recante "Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 22 marzo 2004, n. 72, recante "Interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo".

    Decreti legislativi in attuazione di direttive comunitarie

    Decreto legislativo 29 dicembre 1992 n. 518:"Attuazione della Direttiva 91/250/CEE relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore".


    Decreto legislativo 16 novembre 1994 n. 685:"Attuazione della Direttiva 92/100/CEE concernente il diritto di prestito e noleggio e alcuni diritti connessi". 

    Decreto legislativo 23 ottobre 1996, n. 58l:"Attuazione della Direttiva 93/83/CEE per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi, applicabili alla radiodiffusione e alla ritrasmissione via cavo". 

    Decreto legislativo 26 maggio 1997, n, 154:"Attuazione della Direttiva 93/98/CEE concernente I’armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi". 

    Decreto legislativo 6 maggio 1999, n. 169:"Attuazione della Direttiva 96/9/CE relativa alla tutela giuridica delle banche di dati. 

    Decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 68:"Attuazione della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione".

    Comunitaria

    Dir. 14-05-1991 n. 91/250/CEE relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore.


    Dir. 19-11-1992 n. 92/100/CEE concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale. 

    Dir. 27-09-1993 n. 93/83/CEE Direttiva del Consiglio per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo. 

    Dir. 29-10-1993 n. 93/98/CEE Direttiva del Consiglio concernente l’armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti concessi. 

    Dec. 16-03-2000 n. 2000/278/CE Decisione del Consiglio del 16 marzo 2000 relativa all’approvazione, in nome della Comunità europea,del trattato dell’OMPI sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi. 

    Dir. 27-9-2001. n. 2001/84/CE Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dell’autore di un’ opera d’arte sulle successive vendite dell’originale. 

    Dir. 96/9/CE del 11 marzo 1996.Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla tutela giuridica delle banche di dati.

    Giurisprudenza nazionale

    1. Repertorio delle Sentenze Civili contenente:

    La catena dei diritti: la titolarità dei diritti di sfruttamento economico.

    1. Sentenza 27/09/1979 n. 7848 Tribunale di Roma;
    2. Sentenza 20/03/1981 n. 3799 Tribunale di Roma;
    3. Sentenza 04/02/1986 n. 667 Tribunale di Cagliari;
    4. Sentenza 08/04/1986 n. 5386 Tribunale di Napoli;
    5. Sentenza 04/03/1994 n. 9529 Corte di Cassazione;
    6. Sentenza 12/12/1994 n. 509 Tribunale di Vercelli;
    7. Sentenza 20/10/1995 n. 832 Tribunale di Avellino;
    8. Sentenza 30/11/1995 n. 515 Tribunale di Verona;
    9. Sentenza 04/10/1996 n. 2995 Tribunale di Catania;
    10. Sentenza 12/11/1996 n. 1414 Tribunale di Roma;
    11. Sentenza 27/02/1997 n. 193 Tribunale di Brindisi;
    12. Sentenza 21/07/2000 n. 494 Tribunale di Ascoli Piceno;
    13. Sentenza 10/02/01 Tribunale di Pistoia;
    14. Sentenza 23/07/2001 n. 8628 Tribunale di Milano;
    15. Sentenza 15/09/2001 n. 5184102 Tribunale di Roma;
    16. Sentenza 06/12/2002 n. 1794 Corte di Appello di Torino.

    Risarcimento dei danni in materia di utilizzazione abusiva di opere cinematografiche.

    1. Sentenza 20/03/1981 n. 3799 Tribunale di Roma;
    2. Sentenza 24/10/1983 n. 6251 Corte di Cassazione;
    3. Sentenza 08/04/1986 n. 5356 Tribunale di Napoli;
    4. Sentenza 12/12/1994 n. 509 Tribunale di Vercelli;
    5. Sentenza 02/12/1994 n. 3157195 Tribunale di Palermo;
    6. Sentenza 15/12/1994 n. 146195 Corte di Appello di Venezia;
    7. Sentenza 07/02/1995 n. 134 Tribunale di Perugia;
    8. Sentenza 15/11/1995 n. 16252 Tribunale di Roma;
    9. Sentenza 30/11/1995 n. 515 Tribunale di Verona;
    10. Sentenza 01/02/1998 n. 476 Tribunale di Roma;
    11. Sentenza 20/04/2002 n. 1722 Tribunale di Perugia.

    Durata della tutela dei diritti bi utilizzazione economica delle opere dell'ingegno.

    1. Sentenza 20/03/1981 n. 3799 Tribunale di Roma;
    2. Sentenza 22/10/1986 n. 3185 Corte di Appello di Roma;
    3. Sentenza 04/09/1993 n. 9326 Corte di Cassazione;
    4. Sentenza 04/03/1994 n. 9529 Corte di Cassazione;
    5. Sentenza 15/11/1995 n. 16252 Tribunale di Roma;
    6. Sentenza 16/01/1997 n. 593 Tribunale di Milano;
    7. Sentenza 23/07/2001 n. 5628 Tribunale di Milano;
    8. Sentenza 06/12/2002 n. 1794 Corte di Appello di Torino.

    Profili processuali

    1. Sentenza 08/04/1986 n. 5386 Tribunale di Napoli;
    2. Sentenza 22/10/1986 n. 3185 Corte di Appello di Roma;
    3. Sentenza 25/09/1990 n. 626 Corte di Appello di Milano;
    4. Sentenza 27/02/1991 n. 1595/91 Corte di Appello di Roma;
    5. Sentenza 04/03/1994 n. 9529 Corte di Cassazione;
    6. Sentenza 02/12/1994 n. 3157195 Tribunale di Palermo;
    7. Sentenza 15/12/1994 n. 146195 Corte di Appello di Venezia;
    8. Sentenza 07/02/1995 n. 134 Tribunale di Perugia;
    9. Sentenza 24/03/1995 n. 437 Corte di Appello di Palermo;
    10. Sentenza 20/10/1995 n. 832 Tribunale di Avellino;
    11. Sentenza 15/11/1995 n. 16252 Tribunale di Roma;
    12. Sentenza 21/07/2000 n. 494 Tribunale di Ascoli Piceno;
    13. Sentenza 10/02/01 Tribunale di Pistoia;
    14. Sentenza 15/09/2001 n. 5184102 Tribunale di Roma.

    Repertorio delle Sentenze Penali contenente:

    Pirateria dei supporti audiovisivi

    1. Sentenza 20/05/1985 n. 1309 Cassazione Penale;
    2. Sentenza 21/06/1986 n. 4738186 Pretura di Torino;
    3. Sentenza 10/10/1986 n. 1650 Cassazione Penale;
    4. Sentenza 16/03/1988 n. 2538 Pretura di Roma;
    5. Sentenza 04/05/1988 n. 1242 Corte di Appello di Firenze;
    6. Sentenza 26/09/1989 n. 3353/59 Pretura di Palermo;
    7. Sentenza 18/02/92 Corte di Appello di Roma;
    8. Sentenza 27/10/1992 n. 633 Tribunale di Bari;
    9. Sentenza 31/03/1993 n. 1137 Pretura di Palermo;
    10. Sentenza 28/10/1993 n. 4177 Cassazione Penale.

    Pirateria televisiva

    1. Sentenza 15/11/1996 n. 3895 Cassazione Penale;
    2. Sentenza 12/02/1998 n. 1758 Cassazione Penale.

    Pirateria via Internet

    1. Sentenza 9/10/2001 Tribunale di Palermo;
    2. Sentenza 08/04/2002 n. 782 Tribunale di Torino.

    Pirateria dei servizi di Pay-television

    1. Sentenza 23/09/2002 n. 34579 Cassazione Penale;
    2. Sentenza 02/04/03 Tribunale di Oristano;
    3. Sentenza 30/06/03 Tribunale di Catanzaro;
    4. Sentenza 30/10/2003 Tribunale di Agrigento;
    5. Sentenza 10/11/2003 Tribunale di Agrigento;
    6. Sentenza 24/04/2002 n. 15509 Cassazione Penale;
    7. Sentenza 15/05/2004 n. 23221 Corte Suprema di Cassazione;
    8. Sentenza 02/07/2004 n. 25913 Corte Suprema di Cassazione.

    La catena dei diritti

    1. Sentenza 13/02/55 RG. 9549183 Tribunale di Roma;
    2. Sentenza 14/05/1986 n. 1003 Cassazione Penale;
    3. Sentenza 05/97/00 Cassazione Penale;
    4. Durata dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell'ingegno;
    5. Sentenza 13/02/85 RG. 9549183 Tribunale di Roma.

    Profili processuali

    1. Sentenza 20/05/1985 n. 1309 Tribunale di Roma;
    2. Sentenza 14/05/1986 n. 1003 Cassazione Penale.

    Concorso di reati

    1. Sentenza 09/07/1990 n. 1974 Cassazione Penale;
    2. Sentenza 04/06/1993 n. 685 Cassazione Penale;
    3. Sentenza 15/06/1998 n. 1511 Cassazione Penale;
    4. Sentenza 26/01/99 Pretura di Milano.

    Successione di leggi penali nel tempo

    1. Sentenza 08/02/2000 n. Cassazione Penale S.U.;
    2. Sentenza 18/04/2002 n. 229 Corte di Appello di Lecce.

    Risarcimento danni

    1. Sentenza 06/02/03 n. 5895 Cassazione Penale.

    Prassi

    Analisi e rischi del fenomeno

    Le cifre

    Quantificare il fenomeno della contraffazione e della pirateria è operazione assai ardua e difficile se non addirittura impossibile.

    La natura clandestina dell'attività, infatti, non consente la realizzazione di statistiche esatte. Ma è possibile fare delle stime, basate su indagini di natura induttiva.

    Il Counterfeiting Intelligence Bureau, istituito dalla Camera di Commercio internazionale (CCI), in una indagine del 1997, stima il valore delle merci contraffatte in una percentuale tra 5 ed 7% del commercio mondiale, ovvero un valore di 200-300 miliardi di euro all'anno (1).

    Da un'analisi successiva alla pubblicazione del Libro Verde della Commissione "La lotta alla contraffazione ed alla pirateria nel mercato interno", si stima che all'interno dell'Unione Europea, le merci contraffatte e usurpative rappresentano:

    • dal 5% al 10% delle vendite di pezzi di ricambio di autoveicoli;
    • il 10% delle vendite dei CD e di audiocassette;
    • il 16% delle vendite di film (videocassette e DVD);
    • il 22% delle vendite di calzature e articoli d'abbigliamento;
    • il 35% del vendite di software.

    Per quanto concerne l'Italia, nel 2003, secondo indagini svolte da alcune associazioni di categoria, il volume d'affari della contraffazione viene quantificato da 3,5 a 7 mld di euro.

    Stime più prudenziali, basate sul volume dei prodotti sequestrati dalle Forze di polizia, indicano in 1,5 miliardi di euro la cifra d'affari annua.

    Di questi il 60% si riferisce a prodotti d'abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software.

    Si tratta, comunque, di valori elevati, tali da far assumere al fenomeno criminale una portata estremamente rilevante ed incidere in modo significativo non solo sull'immagine internazionale del nostro Paese (fra i primi nella produzione e commercializzazione di merci contraffatte), ma anche sulla sua realtà economica e sociale.

     

    (1) "Countering Counterfeiting. A guide to protecting & enforcing intellectual property rights",
    Counterfeiting Intelligence Bureau, International Chamber of Commerce, 1997.

    Attività della Guardia di Finanza

    Siti di interesse

    Si indicano alcuni links a riviste e associazioni dedicate esclusivamente, o in parte, alla tutela del diritto d'autore. Si tratta di (un elenco in costante aggiornamento, certamente non esaustivo, ma che vuole fornire i mezzi per approfondire ulteriormente l'argomento. 

    Istituzioni Internazionali 

    European Commission: 

    Information Society WebSite

    Regulatory Framework

    European Commission: Copyright, trademarks and patents

    WIPO - World Intellectual Property Organization

     

    Istituzioni Italiane 

    Polizia di Stato: 

    Pirateria satellitare

    Polizia postale e delle comunicazioni

    SIAE - Società italiana autori ed editori 

    Istituzioni Estere 

    USA 

    Dipartimento di Stato

    Copyright Office

    MPAA - Motion Picture Association of America

    IIPA - Inter-national Intellectual Property Alliance

    US Patents and trademarks Office

    Stanford University USA Copyright & fair use libraries


    CANADA 

    Office de la propriété intellectuelle du Canada: Bureau des brevets


    Organizzazioni Internazionali 

    Elida - European Bureau of Library, Information and Documentation Associations


    Associazioni

    CMI - Confederazione della Musica Italiana

    UNIVIDEO - Unione Italiana Editoria Audiovisiva

    FAPAV - Federazione antipirateria audiovisiva

    FIMI - Federazione industrie musicali italiane

    FPM - Federazione Antipirateria musicale

    AIE - Associazione italiana editori

    IMAIE - Istituto per i diritti degli Artisti Interpreti Esecutori

    Associazione italiana biblioteche (Aib)

    Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi)

    Associazione nazionale fotografi professionisti (Tau fotografie)


    Riviste On Line 

    http://www.dirittodautore.it/

    http://www.interlex.it/copyright/indice.htm

    Contraffazione marchi e brevetti

    Normativa nazionale, comunitaria, internazionale

    Normativa Nazionale - Generale

    Normativa Nazionale - Marchi

    Normativa Nazionale - Brevetti

    Normativa Nazionale - Altri diritti di proprietà industriale

    Normativa Comunitaria - Generale

    Normativa Comunitaria - Marchi

    Normativa Comunitaria - Brevetti

    Normativa Comunitaria - Altri diritti di proprietà Industriale

    Normativa Internazionale - Marchi (versione in lingua inglese)

    Normativa Internazionale - Brevetti (versione in lingua inglese)

    Normativa Internazionale - Altri diritti di proprietà Industriale (versione in lingua inglese)

    Giurisprudenza nazionale, comunitaria, internazionale

    Giurisprudenza Nazionale - Marchi

    Giurisprudenza Nazionale - Brevetti

    Giurisprudenza Nazionale - Altri diritti di proprietà Industriale

    Giurisprudenza Comunitaria - Marchi

    Giurisprudenza Internazionale - Brevetti (versione in lingua inglese)

    Prassi

    Analisi e rischi del fenomeno

    Attività della Guardia di Finanza

    Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n.140

    PDF document icon D.LGS._16_marzo_2006_n_140.pdf — PDF document, 73 kB (75702 bytes)

    Siti internet d'interesse

    ISTITUZIONI NAZIONALI

    Ministero delle Attività Produttive
    (http://www.attivitaproduttive.gov.it/)

    Agenzia delle Dogane
    (http://www.agenziadogane.it)

    Agenzia delle Dogane ? FALSTAFF (Full Automated Logical System To Against Forgery & Fraud)
    (http://www.agenziadogane.it/wps/wcm/connect/ed/Servizi/F.A.L.S.T.A.F.F./)

    Camera di Commercio
    (http://www.camcom.it)

    U.I.B.M. - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi
    (http://www.uibm.gov.it)

    Infobrevetti
    (http://www.infobrevetti.camcom.it)

    ISTITUZIONI INTERNAZIONALI

    Il Portale dell?Unione Europea
    (http://europa.eu/index_it.htm)

    RAPEX (Sito RAPEX della Commissione europea sui prodotti oggetto di provvedimenti di ritiro e richiamo volontario nel mercato comunitario) (http://ec.europa.eu/consumers/dyna/rapex/rapex_archives.cfm)

    W.T.O. - World Trade Organization
    (http://www.wto.org/)

    European Patent Office
    (http://www.european-patent-office.org)

    Ufficio per l?armonizzazione del mercato interno
    (http://oami.eu.int)

    W.I.P.O. - World Intellectual Property Organization
    (http://www.wipo.int)

    American Chamber of commerce in Italy
    (http://www.amcham.it/italian/home.asp)

    ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

    INDICAM ? Istituto di Contromarca per la lotta alla Contraffazione
    (http://www.indicam.it/)

    CENTROMARCA ? Associazione Italiana dell?Industria di Marca
    (http://www.centromarca.it)

    IPI ? Istituto per la Promozione Industriale
    (http://www.ipi.it)

    Associazione Imprese Italiane ALTAGAMMA
    (http://www.altagamma.it)

    ADI ? ASSOCIAZIONE PER IL DESIGN INDUSTRIALE
    (http://www.adi-design.org)

    SNB-REACT - Intellectual Property Centre (IPCentre),
    (http://www.snbreact.org)

    ASSIL - Associazione Nazionale Produttori Illuminazione
    (http://www.assil.it/assilweb/index.asp)

    ANIE - Federazione Nazionale Imprese elettrotecniche ed elettroniche
    (http://www.anie.it)

    ASSOGIOCATTOLI - Associazione Italiana Imprese Addobbi e Ornamenti Natalizi, Giocattoli, Giochi e Modellismo (http://www.assogiocattoli.it)

    AIB - Associazione Italiana Biblioteche
    (http://www.aib.it/)

    AIPPI - Associazione Internazionale per la protezione della Proprietà Intellettuale
    (http://www.aippi.it/codice.php)

    PATNET ? CONVEY - Il Portale della Proprietà Intellettuale
    (http://www.patnet.it/)

    ASSOROLOGI - Associazione Italiana Produttori e Distributori di Orologeria
    http://www.assorologi.it/assorologi/?home=1

    AIMPES - Associazione Italiana Manifatturieri Pelli e Succedanei
    (http://www.aimpes.it/)

    ALTROCONSUMO ? Il portale al servizio dei consumatori
    (http://www.altroconsumo.it/)

    ASSOCIAZIONI DI TUTELA DEL DIRITTO D?AUTORE

    BSA ? BUSINESS SOFTWARE ALLIANCE
    (http://www.bsa.org/italia/)

    Associazione per la difesa del Diritto d?Autore
    (http://www.dirittodautore.it/default.asp)

    FAPAV - Federazione Anti-Pirateria audio visiva
    (http://www.fapav.it/IT/1024+.htm)

    ENTI DI NORMAZIONE

    UNI ? Ente Nazionale Italiano di Unificazione
    (http://www.uni.com/it/)

    CEI ? Comitato elettrotecnico italiano
    (http://www.ceiuni.it/)

    Giurisprudenza nazionale, comunitaria, internazionale

    Dottrina e studi

    Siti internet d'interesse

    Esperti del settore

    "IL MARCHIO SONORO" - Avv. Gerardo Pizzorusso
    "COME CAMBIA IL PROCESSO DI DIRITTO INDUSTRIALE" - Prof. Avv. Cesare Galli
    International bar Association Intellectual Property and Entertainment Committee: "INTERNATIONAL SURVEY OF SPECIALISED INTELLECTUAL PROPERTY COURTS - 2004" - (en.)
    http://www.comml-iba.org/pdf/ipsurvey.pdf

    Counterfeiting Intelligence Bureau: "THE INTERNATIONAL ANTI-COUNTERFEITING DIRECTORY 2004" - (en.)http://iccwbo.org/ccs/cib_bureau/Counterfeiting_Directory_2004.pdf

    Università e centri studi

    "LE PROCEDURE D'URGENZA DEL DIRITTO INDUSTRIALE" - Prof. Avv. Marco Saverio Spolidoro
    "CENNI INTRODUTTIVI SULLA DISCIPLINA DEI MARCHI E DEI BREVETTI" - Prof.ssa Patrizia Grosso
    "FERMARE I FALSI ALLE DOGANE: IL NUOVO REGOLAMENTO CE SULLE MISURE ALLE FRONTIERE E LE MISURE ITALIANE PER LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE" - Prof. Avv. Giovanni Guglielmetti

    Studio sulla contraffazione: "L'INDUSTRIA DEL FALSO S.P.A.. DANNI ECONOMICI E SOCIALI DELLA CONTRAFFAZIONE. ANALISI E STRUMENTI PER CONOSCERE E DEBELLARE IL FENOMENO" a cura del DNE-SERVIZIO E-BUSINESS E PROPRIETA' INDUSTRIALE - IPI
    http://www.uibm.gov.it/public/falso_spa.pdf

    Manuale Informativo: "TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE"
    http://www.worldwideartistsgallery.com/Brevetti.pdf

    Amministrazioni Pubbliche

    Guida redatta dall'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) che illustra le tematiche connesse alla tutela della proprietà industriale: "LA TUTELA DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE"
    http://www.uibm.gov.it/

    Ministero dello Sviluppo Economico - Direzione generale per la Politica Commerciale - I Divisione: "COME DIFENDERSI DAL COMMERCIO CINESE"
    http://www.unindustria.bg.it/restyling/servizi/ufficiostudi/file/map.pdf

    Associazioni di categoria

    "PROMEMORIA SUI PROBLEMI DELLA CONTRAFFAZIONE" a cura dell'Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione - INDICAM
    http://www.indicam.it/dload/Positioning-Paper.pdf

    "LA MINACCIA DELLA CONTRAFFAZIONE" brochure informativa cura dell'Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione - INDICAM
    http://www.indicam.it/dload/minaccia.pdf

    Assemblea INDICAM, 9 Luglio 2004 - "RELAZIONE DEL PRESIDENTE CARLO GUGLIELMI"
    http://www.indicam.it/convegni/09-07-04.html

    Organismi Internazionali

    "GUIDE TO THE INTERNATIONAL REGISTRATION OF MARKS UNDER THE MADRID AGREEMENT AND THE MADRID PROTOCOL" - (en.)
    http://www.wipo.int/madrid/en/guide/index.html

    Commissione Europea: "LIBRO VERDE 1998 - La lotta alla contraffazione ed alla pirateria nel mercato interno" - (ita.)
    http://www.patnet.it/Documenti/lvconit.pdf

    Commissione Europea: "LIBRO VERDE 1999 - Report on responses to the European Commission Green Paper on Counterfeiting and Piracy" - (en.)
    http://europa.eu.int/comm/internal_market/indprop/docs/piracy/piracy_en.pdf

    Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 27 aprile 1998, n. C129/8: "PARERE DEL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE IN MERITO AL LIBRO VERDE SUL BREVETTO COMUNITARIO E SUL SISTEMA DEI BREVETTI IN EUROPA ? PROMUOVERE L'INNOVAZIONE TRAMITE IL BREVETTO" - (ita.)
    http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/1998/c_129/c_12919980427it00080015.pdf

    Commissione Europea: "PROMOTING INNOVATION THROUGH PATENTS - THE FOLLOW-UP TO THE GREEN PAPER ON THE COMMUNITY PATENT AND THE PATENT SYSTEM IN EUROPE" - (en.)
    http://www.european-patent-office.org/epo/pubs/oj99/4_99/4_1979.pdf

    National Intellectual Property Law - Enforcement Coordination Council: "2003 ANNUAL REPORT" - (en.)
    http://www.uspto.gov/web/offices/dcom/olia/niplecc2003/niplecc2003.pdf

    Parlamento Europeo: "DOCUMENTO DI LAVORO SULLA PROPOSTA DI DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO RELATIVA ALLE MISURE E ALLE PROCEDURE VOLTE AD ASSICURARE IL RISPETTO DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ INTELLETTUALE" - (ita.)
    http://www.europarl.eu.int/meetdocs/committees/juri/20031001/495099IT.pdf

    Commissione Europea: "STRATEGY FOR THE ENFORCEMENT OF INTELLECTUAL PROPERTY RIGHTS IN THIRD COUNTRIES" - (en.)
    http://europa.eu.int/comm/trade/issues/sectoral/intell_property/strategy_tc.htm

    International Chamber of Commerce - Department of Policy and Business Practices: "COMMENTS ON THE DRAFT EC DIRECTIVE ON THE PATENTABILITY OF COMPUTER RELATED INVENTIONS" - (en.) http://www.iccwbo.org/id505/index.html?cookies=no

    Interpol: "INTELLECTUAL PROPERTY CRIME" - (en.) http://www.interpol.com/public/financialcrime/intellectualproperty/default.asp


    Text of public testimony of by Ronald K. Noble, Secretary General of Interpol before the United States House Committee on International Relations One hundred eighth congress - July 16th 2003: "THE LINKS BETWEEN INTELLECTUAL PROPERTY CRIME AND TERRORIST FINANCING" - (en.)
    http://www.interpol.int/Public/ICPO/speeches/SG20030716.asp#1

    Commissione Europea: "LIBRO VERDE SUL BREVETTO COMUNITARIO E SUL SISTEMA DEI BREVETTI IN EUROPA" - (ita.)
    http://europa.eu.int/comm/internal_market/indprop/docs/patent/docs/pat_it.pdf

    "NAFTA AND GATT INTELLECTUAL PROPERTY ISSUES" - (en.)
    http://www.ladas.com/BULLETINS/1994/NAFTAGATT.html

    State Intellectual Property Office of the P.R.C. - SIPO: "REPORT ON THE PROTECTION OF INTELLECTUAL PROPERTY RIGHTS IN CHINA IN 2003 (ABSTRACT)" - (en.)

    State Intellectual Property Office of the P.R.C. - SIPO: "WHITE PAPER ON THE INTELLECTUAL PROPERTY RIGHTS PROTECTION IN CHINA IN 2002" - (en.)

    State Intellectual Property Office of the P.R.C. - SIPO: "WHITE PAPER ON THE INTELLECTUAL PROPERTY RIGHTS PROTECTION IN CHINA IN 2003" - (en.)

    Letter to Mary Harney, T.D., Council of the European Union, expressing views on the Amendments to the draft Directive on the patentability of computer-implemented inventions adopted by the European Parliament : "LETTER TO MRS MARY HARNEY" - (en.)
    http://www.iccwbo.org/uploadedFiles/Letter_to_%20Mary_%20Harney_%20EU_%20Council_%20re_%20CII.pdf

    Esperti del settore

    Università

    Le procedure d'urgenza del diritto industriale
    Cenni introduttivi sulla disciplina dei marchi e dei brevetti
    La creatività è un elemento importante nell'attività d'impresa che va tutelato in modo adeguato. Il legislatore ha predisposto forme di tutela generale con la disciplina sul diritto d'autore, quella sui marchi, quella sui brevetti
    Fermare i falsi alle dogane
    Fermare i falsi alle dogane: il nuovo Regolamento CE sulle misure alle frontiere e le misure italiane per la lotta alla contraffazione.

    Link di interesse

    MAPPA DEI CONTENUTI SEZIONE CONTRAFFAZIONE

    DOTTRINA E STUDI COMPARATI ORGANISMI INTERNAZIONALI

    ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

    ESPERTI DEL SETTORE E PROFESSIONISTI

    SEZIONE DIRITTO D'AUTORE DOTTRINA E STUDI COMPARATI CENTRI STUDIO

    Frequently Asked Questions

    PDF document icon F_A_Q_.pdf — PDF document, 122 kB (125376 bytes)

    Rapporto Confcommercio

    PDF document icon ricerca_definitiva_contraffazione.pdf — PDF document, 565 kB (578659 bytes)

    I controlli fiscali

    La Guardia di Finanza è un organismo della polizia finanziaria ed economica a competenza generale. Fra i compiti demandati all'Istituzione previsti dall'ordinamento giuridico assume un ruolo di primaria importanza l'opera svolta a tutela delle entrate tributarie.

    Per garantire che ogni cittadino partecipi al mantenimento dello Stato in base alla propria effettiva capacità contributiva, vengono svolte molteplici attività, tra le quali la verifica fiscale è la più completa ed efficace. Il Corpo opera sia per iniziativa propria sia in applicazione dei criteri fissati dal Ministro dell'Economia e delle Finanze.

    Negli ultimi anni la Guardia di Finanza ha intensificato la propria azione investigativa nei confronti dei fenomeni di evasione più gravi e diffusi, quali l'evasione totale perpetrata da soggetti economici completamente sconosciuti al fisco, l'esterovestizione della residenza, facendo falsamente figurare il domicilio di società e persone fisiche in Stati esteri, le Frodi all'lva, nazionale e comunitaria, il rilevamento di indici di capacità contributiva, quali, ad esempio, la disponibilità di barche, auto e residenze di lusso, al fine di individuare soggetti incoerenti e ricostruire il reddito effettivo sulla base della ricchezza manifestata.

    La Guardia di Finanza svolge anche una specifica attività ispettiva nei confronti dei soggetti economici che effettuano operazioni commerciali con altri Paesi comunitari, nonché numerosi controlli strumentali sulla circolazione delle merci e sull'emissione degli scontrini e delle ricevute fiscali.

     

    Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti:

    www.agenziaentrate.it

    www.finanze.it

     

    CIRCOLARI OPERATIVE DI RIFERIMENTO
    Circolari emanate dal Comando Generale - III Reparto:

    Circolare 1/2008: "Nuova istruzione sull'attività di verifica"

    Volume 1 Volume 2 Volume 3 Volume 4

    Dogane

    La Guardia di Finanza costituisce, fin dalle origini, la polizia doganale nazionale preposta al contrasto del contrabbando e dei traffici illeciti. Per l'assolvimento di tale compito istituzionale, sono impegnate strutture operative capillarmente distribuite sul territorio, specializzate nell'attività d'intelligence e nelle investigazioni penali, nelle verifiche e nelle indagini finanziarie, che coniugano professionalità ed esperienze di alto profilo e versatilità.

    Con la realizzazione, dal 1 gennaio 1993, del mercato interno, l'intervento del Corpo nel particolare settore si è arricchito di nuovi contenuti, in quanto la difesa dei confini nazionali è venuta a coincidere con quella delle frontiere comunitarie e degli interessi finanziari dell'Unione.

    In tale ambito, il Corpo persegue l'obiettivo di garantire un livello di protezione delle risorse proprie della Comunità omogeneo ed equivalente rispetto al sistema dell'Unione Europea, rispettando, nel contempo, le esigenze di rapidità e fluidità del commercio internazionale, ed evitando ritardi pregiudizievoli e distorsioni dei flussi in danno agli operatori.

    In linea con tale indirizzo, viene attribuita una crescente importanza alle tecnologie informatiche, anche attraverso collegamenti con altri Organismi - pubblici e privati - operanti nel settore. Nondimeno, risulta irrinunciabile lo sviluppo di relazioni internazionali con le competenti strutture della Comunità e degli altri stati membri, nell'intento di assicurare un dispositivo complessivo di vigilanza sempre più integrato.

    Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti dell'Unione Europea e del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

    Accise

    Controllo sulle accise

    L'accisa è un'imposta indiretta sulla produzione e sui consumi che colpisce i prodotti energetici, l'alcole etilico e le bevande alcoliche, l'energia elettrica ed i tabacchi lavorati, assicurando un considerevole gettito all'Erario.

    L'elevata incidenza fiscale sul prezzo finale dei prodotti citati rende particolarmente remunerative le condotte evasive in questo comparto, che sono sempre di più appannaggio anche di frange della criminalità organizzata.

    La Guardia di Finanza è fortemente impegnata nel contrasto alle frodi perpetrate nel settore, con la duplice finalità di tutelare la pretesa erariale e di preservare la correttezza del mercato.

    In virtù di ciò il Corpo, avvalendosi di un incisivo assetto potestativo, contenuto principalmente nel D.Lgs. n. 504/95, garantisce una costante e qualificata azione di controllo sul rispetto della disciplina di riferimento, lungo tutti gli stadi della filiera produttiva e commerciale, permettendo di accertare l'effettiva destinazione dei prodotti, soggetti al particolare regime impositivo, negli impieghi dichiarati, garantendo in tal modo un'adeguata attività di prevenzione e di contrasto alle condotte illecite.

    A riguardo l'attività della Guardia di Finanza nello specifico comparto si sviluppa principalmente in modo dinamico, per mezzo di controlli su strada dei generi trasportati e di specifiche attività ispettive eseguite presso gli opifici di produzione, le raffinerie, i depositi fiscali e commerciali, nonché gli altri operatori deputati alla gestione ed all'impiego del prodotto.

    Ulteriori informazioni sono disponibili sul sitowww.agenziadogane.it

    Informazioni utili per gli utenti che affrontano viaggi da e per l'Italia

    PDF document icon Informazioni_utili.pdf — PDF document, 170 kB (174094 bytes)

    Frodi Comunitarie

    Il Corpo costituisce una forza di polizia specializzata, a cui sono demandati, tra l'altro, compiti di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in danno del bilancio dell'Unione europea.
    Le proiezioni di intervento dei Reparti, abbracciano tutti i fenomeni di frode comunitaria tecnicamente intesi, sia dal lato delle entrate che delle uscite del bilancio U.E., e in particolare sono rivolte al contrasto:

    • dei traffici di contrabbando di merci importate dall'estero senza il pagamento dei dazi, dei prelievi agricoli e dei tributi previsti dal Codice Doganale Comunitario;
    • delle frodi in materia di I.VA intracomunitaria;
    • delle truffe perpetrate mediante la presentazione di false domande di aiuti all'agricoltura e di finanziamenti comunitari e nazionali a sostegno dello sviluppo delle imprese.

    La Guardia di Finanza, inoltre, assicura ogni supporto e collaborazione al Comitato per la Lotta contro le Frodi - COLAF, ossia al massimo organo nazionale di indirizzo e coordinamento di tutte le attività di contrasto, vera e propria cabina di regia che alimenta il dialogo tra gli Organismi di gestione, le Struttura antifrode, i Ministeri e gli Organi comunitari, ai fini del miglioramento del sistema - Paese.

    Ulteriori informazioni sono disponibili sui siti di:

    Il settore dei giochi

    Il Corpo ricopre un importante ruolo di presidio dell'intero comparto dei giochi e delle scommesse.

    L'impegno è coerente con le primarie missioni istituzionali, ove si consideri che l'eserecizio delle attività ludiche al di fuori del circuito legale, strettamente controllato dalle Autorità, oltre ai negativi risvolti per l'ordine e la sicurezza pubblica, importa altresì ingenti danni alle casse dell'Erario.

    D'altronde, proprio le rilevanti implicazioni sul bilancio statale spiegano le ragioni di fondo del processo di riordino del settore, cominciato alla fine degli anni '90, per effetto del quale fanno ora capo al Ministero dell'Economia e delle Finanze - attraverso l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato - tutte le funzioni pubbliche connesse ai giochi.

    Così pure, si spiega la previsione della legge n. 388 del 2000 - anteriore, dunque, all'introduzione di analoga norma, a carattere generale, ad opera delD.Lgs. n. 68 - secondo la quale la Guardia di Finanza, in coordinamento con gli Uffici finanziari competenti per l'attività finalizzata all'applicazione delle imposte dovute ai giochi - si avvale delle penetranti potestà amministrative di indagine tributaria, ai fini del reperimento e dell'acquisizione degli elementi utili per la repressione delle violazioni alle leggi in materia di lotto, lotterie, concorsi pronostici, scommesse e di altri giochi amministrati dallo Stato.

    L'azione del Corpo - finalizzata ad assecondare le logiche ispiratrici degli importanti interventi di modifica ancora negli ultimi anni stanno interessando la materia - è, nel concreto, prevalentemente orientata al controllo dei congegni da divertimento ed intrattenimento, nonchè alla lotta alle forme di abusivismo nella raccolta di scommesse da parte di bookmaker esteri ed italiani e dei loro eventuali intermediari.

    Falsificazione dei mezzi di pagamento

    II Corpo della Guardia di Finanza, per le sue note peculiarità professionali ed investigative, riveste un ruolo fondamentale nella struttura di prevenzione e contrasto dei fenomeni della falsificazione dei mezzi di pagamento, che si configurano come illeciti dalle specifiche connotazioni economico-finanziarie.

    La strategia d'azione si sviluppa essenzialmente lungo due linee direttrici:

    • lotta al falso nummario;
    • contrasto alla contraffazione ed alla clonazione delle carte di credito, di debito, e di altre carte elettroniche.

    L'obiettivo prioritario è quello di individuare i centri di produzione e di distribuzione delle banconote/monete contraffatte - siano esse riferite all'euro o ad altre valute - nonché al contrasto delle condotte fraudolente basate sull'alterazione degli altri mezzi di pagamento ed alla ricerca di eventuali truffe perpetrate con l'utilizzo della rete intemet.

    Sono crimini che interessano trasversalmente tutto il territorio nazionale e che richiedono in molti casi un'approfondita conoscenza delle tecnologie informatiche, l'adozione di metodologie adeguate e soprattutto rapidità d'intervento, per evitare che le frodi siano portate a conseguenze ulteriori.

    L'ottica d'intervento è ampia e diversificata: non basta colpire il semplice detentore di banconote false o di carte di credito contraffatte, ma è necessario ricostruire l'intera filiera del falso, con un raggio d'azione che non sia limitato al solo territorio nazionale, ma vada oltre, in considerazione della transnazionalità delle condotte illecite poste in essere in questo campo. I Reparti, inoltre, non si fermano all'accertamento delle sole condotte di falso o all'arresto dei responsabili; il fine è anche quello di privare le organizzazioni dei propri beni, appurando eventuali ulteriori illeciti economico-finanziari strettamente connessi, tra cui violazioni fiscali, casi di riciclaggio di proventi illeciti, truffe finanziarie e così via.

    Grande attenzione viene dedicata poi alle frodi più sofisticate, che danneggiano ampie platee di cittadini ignari, attraverso l'acquisizione illecita e l'utilizzo dei dati personali grazie a tecniche di pirateria informatica.

    Infine, si evidenzia che presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze è stato istituito un Ufficio Centrale di analisi e monitoraggio della falsificazione monetaria e degli altri mezzi di pagamento (U.C.A.M.P), in cui i militari della Guardia di Finanza svolgono la funzione di centralizzazione di tutti i dati tecnici e strategici concernenti la falsificazione di tutti gli strumenti di pagamento; si tratta di un'attività utile per valutare l'impatto del fenomeno sul sistema economico e finanziario del Paese

    Antiriciclaggio antiterrorismo e traffici di valuta

    Antiriciclaggio antiterrorismo e traffici di valuta

    La Guardia di Finanza esercita l'attività di contrasto al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo, nell'ambito delle linee guida delle politiche di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario per scopi illeciti fissate dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, che si avvale del massimo organo di coordinamento interministeriale, ossia del Comitato di Sicurezza Finanziaria.

    Infatti, fermi restando i compiti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza che la legge rimette a ciascuna Forza di polizia, la Guardia di Finanza riveste un ruolo di primo piano per il presidio della legalità e della correttezza dei movimenti di denaro, di titoli e di valori nel circuito economico naziona/e, in virtù dei compiti istituzionali assegnati dalla legge.

    AI riguardo, l'art. 1 della legge di ordinamento n. 189 del 23 aprile 1959 e l'art. 2 del decreto legislativo n. 68 del 19 marzo 2001 attribuiscono al Corpo le funzioni esclusive di polizia economica e finanziaria preposta alla prevenzione, alla ricerca ed alla repressione delle violazioni in danno dei mercati finanziari e mobiliari, nonché al contrasto delle illecite movimentazioni di capitali, valute, titoli e mezzi di pagamento nazionali ed esteri.
    Coerentemente con queste previsioni, il Ministro dell'lntemo ha emanato precise direttive di coordinamento in materia di compiti ed attività delle Forze di Polizia,
    prevedendo:

    • con decreto del 22 gennaio 1992, che per quanto attiene ai fenomeni connessi al riciclaggio, pur mantenendo intatte le competenze e capacità operative delle Forze di Polizia nel perseguimento di specifici reati, dev'essere assicurata la più ampia valorizzazione della competenza specialistica della Guardia di Finanza, anche sul piano delle necessarie iniziative internazionali, per l'espletamento delle attività investigative dirette ad individuare i flussi illeciti di ricchezza provenienti dal crimine organizzato, con prioritario riferimento ad ipotesi di riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti;
    • con decreto del 28 aprile 2006, che per effetto del decreto legislativo n. 68 del 2001 la Guardia di Finanza ha assunto per legge un ruolo centrale nel settore della tutela dei mezzi di pagamento, vedendo così valorizzata la sua funzione di contrasto al riciclaggio, alla falsificazione monetaria, alle frodi concernenti i mezzi ed i sistemi di pagamento diversi dal contante, all'usura e, coordinandosi con le strutture centrali e periferiche dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, al fenomeno del finanziamento del terrorismo internazionale.

    In questo scenario, la riforma della legislazione antiriciclaggio ed antiterrorismo, intervenuta con i decreti legislativi nn. 109 e 231, rispettivamente in data 22 giugno e 21 novembre 2007, nonché la revisione della disciplina sulla circolazione transfrontaliera di capitali, attuata con il decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, hanno consolidato e sviluppato ulteriormente le competenze specialistiche già esercitate dalla Guardia di Finanza, assegnando al Nucleo Speciale Polizia Valutaria ed ai Reparti territoriali, funzioni peculiari ben determinate in materia di:

     

    • sviluppo investigativo delle segnalazioni per operazioni sospette;
    • ispezioni presso gli intermediari, i professionisti ed altri operatori non finanziari per la verifica del rispetto degli obblighi antiriciclaggio ed antiterrorismo;
    • attuazione delle sanzioni a carico dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale;
    • congelamento dei fondi e delle risorse economiche per finalità antiterrorismo;
    • accertamenti a richiesta del Comitato di Sicurezza Finanziaria;
    • servizi fissi svolti presso la zona di vigilanza doganale terrestre e marittima, in collaborazione con i funzionari doganali, nonché servizi di vigilanza dinamica posti in essere al di fuori degli spazi doganali nei confronti delle persone fisiche, dei loro bagagli e dei mezzi di trasporto che attraversano il confine dello Stato portando al seguito denaro contante e titoli assimilati.

    In questi settori, pertanto, i Reparti della Guardia di Finanza rivestono responsabilità primarie, come referenti e poli di gravitazione informativa e di analisi nei rapporti con le altre Forze di polizia.

    Per l'assolvimento di questi compiti, il Corpo si awale a livello centrale del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, con sedi a Roma, Milano, Reggio Calabria e Palermo, unità specialistica del Corpo nello sviluppo delle investigazioni economico-finanziarie di maggior spessore.

      Relazione anno 2007

      PDF document icon relazione_2007.pdf — PDF document, 2439 kB (2497946 bytes)

      Relazione anno 2008

      PDF document icon relazione_2008.pdf — PDF document, 1357 kB (1390045 bytes)

      Relazione anno 2009

      PDF document icon relazione_2009.pdf — PDF document, 241 kB (246825 bytes)

      Lotta all'usura

      Il fenomeno dell'usura colpisce in modo particolarmente duro la società civile e spesso si accompagna a manifestazioni di violenza da parte delle organizzazioni criminali che controllano questa grave forma di illecito.

      L'azione di contrasto posta in essere dalla Guardia di Finanza mira a tutelare sia il mercato sia i singoli operatori economici o privati cittadini, che incappano nelle maglie di coloro che sfruttano il loro particolare stato di bisogno.

      Tutela del patrimonio artistico ed archeologico

      La Guardia di Finanza a tutela dell'Arte

       

      La Guardia di Finanza, da sempre impegnata nell'attività di prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio culturale, opera con lo spiegamento di un consistente apparato di uomini e mezzi, sia a terra che in mare, in collaborazione con le competenti Soprintendenze, con gli Enti Pubblici a vario titolo interessati e con le altre Forze di Polizia.

      In particolare, il Corpo, in virtù dei poteri derivatigli in campo tributario e atteso che l'illecito traffico di beni storico-artistici sottende anche reati di evasione fiscale, esplica la propria attività spaziando da controlli di carattere prettamente amministrativo fino a quelli più propriamente aderenti ai compiti di tipo tributario, affidato a personale specializzato.

      La componente aeronavale del Corpo offre un importante contributo sinergico nell'espletamento dell'attività di vigilanza nelle principali aree archeologiche marine e nel recupero di opere sommerse, attraverso l'impiego di militari sommozzatori.

      L'attività svolta dalla Guardia di Finanza a difesa dell'arte viene coordinata e monitorata a livello centralizzato dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma.

      Nel solo biennio 2008-2009, il diutumo impegno profuso nel comparto operativo ha consentito il recupero e la restituzione alla fruizione pubblica di 24.683 reperti di interesse archeologico

      Vigilanza sulla spesa pubblica

      Vigilanza sulla spesa pubblica

      L'attività di Polizia finanziaria, svolta a tutela del bilancio nazionale, rappresenta una funzione di fondamentale importanza all'interno della missione istituzionale affidata alla Guardia di Finanza, specialmente nell'attuale periodo di contenimento della spesa pubblica, per evitare che preziose risorse vadano disperse o diventino preda di truffatori ed associazioni criminali, a svantaggio delle politiche di sostegno alle imprese ed alle famiglie che si trovano in difficoltà, proprio a causa della crisi economica e della recessione internazionale.

      Tasse ed imposte pagate dai contribuenti costituiscono, infatti, i principali mezzi per garantire il funzionamento della complessa macchina statale.

      Dunque è fondamentale la vigilanza sul corretto ed appropriato utilizzo di queste risorse che il Corpo assume mediante investigazioni mirate a:

      • controllare che i soggetti percipienti gli incentivi per attività produttive siano effettivamente in possesso dei requisiti previsti per l'assegnazione delle somme pubbliche, verificando altresì l'effettività dei costi rendicontati;
      • vigilare sull'efficiente e corretta gestione del sistema sanitario nazionale, per garantire a tutti i cittadini adeguati livelli di assistenza, appurando la veridicità dei documenti giustificativi delle spese mediche e contrastando ogni forma di spreco, inefficienza, abuso, ovvero distrazione di somme per interessi privati;
      • esaminare le reali condizioni di reddito di quei soggetti che richiedono le cosiddette "prestazioni sociali agevolate" che per loro natura devono essere destinate ai cittadini realmente meritevoli di tutela sociale, in quanto economicamente svantaggiati.

      Per il controllo e contrasto alle frodi ed alle irregolarità nella gestione della "cosa pubblica" fondamentale è, poi, il ruolo rivestito dalla Corte dei Conti con cui la Guardia di Finanza, in virtù delle specifiche attribuzioni di Polizia economico-finanziaria che istituzionalmente le competono, collabora costantemente, al fine di individuare quanti hanno utilizzato fondi pubblici per finalità diverse da quelle concesse

      Protocollo d'intesa con l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in data 12.12.1997, diramato con circolare n. 244771 del 21.007.1998 del III Reparto

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      Protocollo d'intesa con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas in data 09.10.2001, diramato con circolare nr. 323400 del 23.10.2001 del III Reparto

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      Protocollo d'intesa con l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas in data 09.10.2001, diramato con circolare nr. 323400 del 23.10.2001 del III Reparto

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      Polizia Giudiziaria

      La funzione di Polizia Giudiziaria svolta dalla Guardia di Finanza riguarda, in particolar modo, le fattispecie criminose che hanno una prevalente componente finanziaria e/o economica. Infatti, grazie alla sua particolare qualificazione professionale e alle specifiche competenze, il Corpo è il principale referente dell'Autorità Giudiziaria in grado di approfondire le complesse problematiche di diritto societario, tributario e finanziario normalmente connesse a tali reati.


      Questa funzione, svolta anche nell'ambito delle Sezioni di Polizia Giudiziaria presso i Tribunali, consente al Corpo di sviluppare un'importante e efficace attività investigativa per l'accertamento dei reati.


      Lotta al traffico di stupefacenti

      L'attività di prevenzione e repressione, anche con riguardo ai traffici e alla diffusione delle sostanze stupefacenti, si avvale del "sistema operativo integrato" del Corpo, che consente la vigilanza in mare, mediante la propria componente aeronavale, la vigilanza della frontiera comunitaria estema (terrestre, marittima, aeroportuale ed intermodale), attraverso i presidi fissi per il controllo di persone, bagagli, automezzi e merci, il controllo economico del tenitorio, operato dalle unità "su strada", tra le quali quelle in servizio di pubblica utilità "117".

      I traffici di sostanze stupefacenti sono contrastati anche tramite mirate attività investigative, poste in essere dai Reparti Speciali, in primis lo S.C.I.C.O., dalle Sezioni G. O.A. dei Nuclei di polizia tributaria e dagli altri Reparti tenitoriali, mediante il ricorso agli strumenti tipici della polizia giudiziaria.

      Le attività di indagini tecniche sono sempre accompagnate da investigazioni patrimoniali rivolte a individuare i patrimoni accumulati dai trafficanti e ad intercettame i flussi finanziari, per poter addivenire ai prowedimenti di sequestro e confisca dei beni di provenienza illecita.

      L'azione di intercettazione dei traffici illeciti di droga si muove in stretta sinergia con le analoghe attività poste in essere dagli altri Stati, specie quelli europei e confinanti, con i quali si sviluppano delle vere e proprie investigazioni congiunte.

      Grazie agli accordi di cooperazione, le unità aeronavali del Corpo si spingono alla ricerca di natanti sospetti fino nell'Oceano Atlantico, attuando vere e proprie operazioni di polizia intemazionall

      Lotta al crimine organizzato

      La Guardia di Finanza è coinvolta a pieno titolo nella lotta alla criminalità organizzata, soprattutto nel disvelamento delle operazioni di riciclaggio e nel contrasto delle attività imprenditoriali e professionali attraverso le quali le organizzazioni criminali reimpiegano i capitali illecitamente accumulati e si mimetizzano nella società civile e nell'economia legale.

      La strategia del Corpo si fonda sulla sistematica aggressione dei sodalizi sul versante patrimoniale, ponendo in essere le indagini necessarie per pervenire al sequestro ed alla confisca dei proventi e dei beni ottenuti dalle attività delittuose, nonché delle aziende finanziate con capitali mafiosi.

      Si tratta di accertamenti decisamente complessi ed articolati, in linea con i compiti attribuiti al Corpo e con la professionalità e l'esperienza maturata nel ruolo di polizia economico finanziaria.

      Le attività investigative richiedono, infatti, tra l'altro, l'esame della documentazione amministrativo - contabile, la ricostruzione dei flussi finanziari e la verifica della congruità della situazione patrimoniale effettiva con quella reddituale dichiarata.

      E' proprio grazie a tali investigazioni che è possibile scovare patrimoni illeciti accumulati nel tempo e contemporaneamente sfruttare anche i poteri di polizia tributaria per agire sul fronte fiscale alfine del recupero delle somme sottratte all'Erario.

      Particolare attenzione è rivolta al superamento delle finzioni giuridiche realizzate attraverso prestanome e società schermo, nonché all'individuazione degli imprenditori "subordinati" o "collusi" rispetto al potere mafioso.

      Polizia Finanziaria Aerea e Marittima

      Il mar mediterraneo, uno dei bacini mondiali maggiormente interessati dai traffici commerciali, è un luogo dove convivono in maniera ben definita una moltitudine di Stati con culture, religioni ed interessi economici differenti tra di loro.

      La presenza sul mercato dei Paesi asiatici, motore per la crescita economica globale, induce il bacino ad una crescita considerevole.

      In tale contesto economico, di alto interesse strategico soprattutto per i Paesi prospicienti, considerando l'elevato tenore di vita della popolazione europea e i corposi flussi commerciali in transito ed in entrata per le varie tipologie di prodotto e di commercio, le organizzazioni criminali trovano ampio spazio per la proliferazione delle maggiori attività illecite tra cui il traffico di stupefacenti, il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, l'immigrazione clandestina ed il traffico di rifiuti tossici.

      La Guardia di Finanza, in questo scenario in continua evoluzione, svolge in mare il suo ruolo esclusivo di polizia economicofinanziaria (D.Lgs nr.68/2001) integrando il dispositivo costiero con quello alturiero sia per il controllo delle frontiere esterne con le attività di esplorazione aeromarittima condotte in acque internazionali, sia per la difesa degli interessi economici del Paese con l'impiego dei reparti operativi aeronavali che insistono sul territorio potendo cosi sviluppare una complessa ed organizzata attività sinergica per il contrasto dei traffici illeciti, espressi nello loro varie forme.

      Il Corpo, inoltre, concorre nei servizi di assistenza alla popolazione in occasione di calamità sia rafforzando il presidio di vigilanza del territorio, sia mediante l'impiego di militari specializzati nelle tecniche di aerosoccorso, figure professionali, queste, introdotte nell'ultimo biennio e che diventeranno patrimonio comune di tutti i reparti aeronavali dotati di elicotteri.

      Sulla base di specifici accordi bilaterali il Corpo, inoltre, coopera e collabora con gli assetti aeronavali dei collaterali Organi esteri conducendo periodicamente delle missioni congiunte con gli omologhi servizi di vigilanza doganale europea per il controllo del tratto del mar mediterraneo compreso tra lo stretto di Gibilterra ed il sud della Sardegna.

      Il Corpo dispone, attualmente, di un dispositivo aeronavale composto da circa 500 unità navali e oltre 100 unità aeree dalle più avanzate tecnologie tecniche.

      Sicurezza pubblica

      Il concorso al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica

      La Guardia di Finanza, conformemente alla normativa che disciplina il settore, svolge la propria opera in materia di ordine e sicurezza pubblica a titolo di concorso con le altre Forze di Polizia.

      In tale contesto vengono ordinariamente impiegati i reparti di Pronto Impiego, composti da personale che vanta un addestramento specifico pur mantenendo la matrice di natura economico-finanziaria comune a tutti i militari del Corpo.

      Sicurezza nazionale ed internazionale

      La proiezione estera del Corpo, normativamente stabilita dall'art. 5 del Decreto n. 68/2001, costituisce un significativo apporto alla creazione di una cornice di sicurezza "esterna", finalizzata ad impedire la perpetrazione di illeciti transnazionali potenzialmente lesivi degli interessi legalitari nazionali.

      In tale ottica, la presenza di personale del Corpo al di fuori del territorio nazionale, è mirata a dare un sostanziale contributo al Sistema Paese, nella sua politica di contrasto delle illegalità dalle diverse sfaccettature e che, senz'altro, comprendono i traffici illeciti di vario genere ed il terrorismo internazionale.

      Tale strategia, che può propriamente definirsi di "difesa avanzata" e riconducibile al concetto strategico elaborto dallo Stato maggiore della Difesa, trova attuazione, al momento, in alcuni delicati scenari internazionali.

      Preminenza, sia per la delicatezza del contesto politico che per la vicinanza all'Italia, va riconosciuta al Kosovo, ove opera un contingente del Corpo di 11 militari, nell'ambito della missione dell'UE, denominata Eulex. Le attività, di natura squisitamente investigativa, sono svolte nell'ambito di unità particolarmente qualificate nella lotta al crimine, anche di natura finanziaria, quali la Financial Investigation Unit e l'Organized Crime Unit.

      Di fondamentale importanza è la missione condotta dal dispositivo navale operante in Albania che, oltre alla pregevole attività di assistenza alla locale polizia, opera, in sinergia con la medesima, nel contrasto quotidiano dei traffici illeciti perpetrati via mare e diretti alla madrepatria.

      Da ultimo, riconducibili allo sforzo compiuto dalla comunità internazionale nella lotta al terrorismo, sono le attività di trainingmentoring svolte dalle unità del Corpo in Afghanistan, su base bilaterale, con la Task Force Grifo ad Herat, e nell'ambito della missione NATO ISAF, presso il Regional Command West. In tale settore, l'addestramento posto in essere a favore della polizia di frontiera e della dogana hanno consentito di innalzare qualitativamente la preparazione tecnico - professionale del personale afghano, anche mediante uno specifico programma di contrasto del fenomeno della corruzione.

      La collaborazione internazionale

      La Guardia di Finanza attribuisce fondamentale importanza alla collaborazione internazionale resa indispensabile dall'esigenza di contrastare in maniera sempre più efficace il crimine specie nel campo finanziario, ove il crescente interesse delle organizzazioni criminali mira ad individuare all'estero nuove e più "convenienti" aree di investimento.

      In tal senso la Guardia di Finanza, attraverso il Comando Generale, ha da tempo attivato rapporti di collaborazione con organismi collaterali esteri in ambito europeo.

      Esso mantiene e sviluppa tutti i rapporti internazionali che il Corpo instaura con Enti, Organi di Polizia, Amministrazioni Doganali e Finanziarie, nonché con Agenzie di altri Paesi, ivi compresi i Servizi della Unione Europea, e con gli Organi centrali di Polizia nazionali con competenze estere.

      Il Corpo partecipa ai lavori delle principali organizzazioni deputate al contrasto degli illeciti su scala internazionale, quali l'EuropolO.I.P.C. - Interpol, l'Organizzazione Mondiale delle Dogane (O.M.D.) ed i Servizi della Commissione Europea, in particolare, l'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (O.L.A.F.).

      Grazie al recente riordino dei compiti della Guardia di Finanza, attuato con il Decreto Legislativo nr. 68 del 19 marzo 2001, il Corpo può destinare proprio personale presso rappresentanze diplomatiche, uffici consolari e sedi istituzionali competenti in materia in ambito internazionale ed europeo per perseguire le violazioni in materia economica e finanziaria perpetuate a danno del Bilancio dello Stato e dell'Unione Europea.

      Controllo Fiscale e Doganale in Europa
      Olaf: sito dell'ufficio europeo per la lotta Anti-Frode

      Privacy

      Il "Codice in materia di trattamento dei dati personali" (art. 158, comma 2, del D.Lgs. 30 giugno 2003, nr. 196) stabilisce che, per lo svolgimento delle sue funzioni, l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali si avvale, ove necessario, anche della collaborazione di altri organi dello Stato.

      Il prof. Francesco Pizzetti, Presidente dell'Autorità e il Gen. C.A. Roberto Speciale, Comandante Generale della Guardia di Finanzahanno sottoscritto un Protocollo d'Intesa nell'ambito di questo quadro normativo e in attuazione dei principi contenuti nel D.Lgs. n. 68/2001 l'11 novembre u.s., che ribadisce la competenza generale del Corpo in materia economico-finanziaria ne prevede espressamente la collaborazione con le Autorità indipendenti.

      Tale protocollo, che ha sostituito quello sottoscritto una prima volta il 26 settembre 2002, si colloca nel solco dei consolidati rapporti di collaborazione del Corpo con altre istituzioni pubbliche e in particolare con il Garante per la protezione dei dati personali.

      Esso testimonia gli ottimi risultati sin qui ottenuti e la volontà di adeguare il testo alle modifiche di carattere normativo ed ordinativo del Corpo, assicurando il proprio sostegno ad un comparto delicato come quello della tutela dei dati personali.

      Il documento prevede che il Garante per la protezione dei dati personali ed il Comando Reparti Speciali, su delega del Comando Generale della Guardia di Finanza -III Reparto Operazioni - individuino insieme le linee programmatiche dell'attività di collaborazione e ne verifichino periodicamente l'andamento.

      Per le attivazioni ed i relativi riscontri operativi, il Garante attiva il Nucleo Speciale Funzione Pubblica e Privacy, quale reparto della Guardia di Finanza individuato per assicurare - su tutto il territorio nazionale o previo interessamento del Reparto territorialmente competente - gli adempimenti connessi all'attività di collaborazione.

      Nel suddetto Nucleo Speciale sono concentrate le migliori professionalità del settore, sia dal punto di vista operativo che per quanto riguarda le funzioni di analisi dei fenomeni che toccano il comparto.

      Lo scopo del protocollo è in definitiva quello di assicurare all'Autorità, tramite l'unità speciale, un'efficace collaborazione allo svolgimento delle sue funzioni ispettive, conoscitive ed informative sui fenomeni che riguardano il trattamento dei dati personali.

      In particolare, il Corpo collabora all'attività ispettiva condotta dall'Autorità attraverso:

      il reperimento di dati ed informazioni sui soggetti da controllare;

      • il reperimento di dati ed informazioni sui soggetti da controllare;
      • l'assistenza nei rapporti con le Autorità Giudiziarie;
      • la partecipazione di proprio personale agli accessi alle banche dati, ispezioni, verifiche e alle altre rilevazioni nei luoghi ove si svolge il trattamento;
      • lo sviluppo delle attività delegate o sub-delegate per l'accertamento delle violazioni di natura penale o amministrativa;
      • la contestazione delle sanzioni amministrative rilevate nell'ambito delle attività delegate;
      • l'esecuzione di indagini conoscitive sullo stato di attuazione della citata Legge in settori specifici;
      • la segnalazione all'Autorità di tutte le situazioni rilevanti ai fini dell'applicazione del Codice, di cui venga a conoscenza nel corso dell'esecuzione delle ordinarie attività di servizio.

       

      Con il presente protocollo sono state previste più strette sinergie nell'attività di informazione in tema di protezione dei dati personali, mediante l'interazione tra gli Urp delle due istituzioni e anche il supporto dell'Autorità nei processi di formazione del personale in materia di protezione dei dati personali.

      La firma del nuovo protocollo assume particolare rilievo perché la Guardia di Finanza conferma di essere il principale interlocutore istituzionale dell'Autorità in materia di accertamento delle violazioni alla normativa sui dati personali. 
      Viene confermata la competenza del personale del Corpo nel particolare comparto, grazie alle specializzazioni professionali maturate nelle attività di polizia giudiziaria e amministrativa.

      Si rafforza così la presenza della Guardia di Finanza in un comparto che suscita notevole interesse nella collettività, perché riguarda un insieme di diritti sempre più sentiti dai cittadini, oltre che oggetto di importanti interventi legislativi.

      Tutela dei mercati finanziari

      La tutela del risparmio come bene pubblico, la stabilità ed il regolare funzionamento del sistema bancario, con l'obiettivo di evitare infiltrazioni criminali nel mondo della borsa e degli operatori finanziari, costituiscono una priorità dell'azione di servizio della Guardia di Finanza, a tutela degli interessi dei risparmiatori e della trasparenza dei mercati finanziari.

      In questo settore, i Reparti svolgono una penetrante attività di prevenzione e repressione di tutti gli illeciti perpetrati sul mercato finanziario, mobiliare ed assicurativo, con particolare riguardo alle condotte più insidiose di manipolazione del mercato e di abuso di informazioni privilegiate.

      Un'attenzione specifica è rivolta all'uso strumentale ed illecito dei contratti derivati che, in alcuni casi, hanno determinato vere e proprie truffe a danno degli Enti territoriali, con gravi ripercussioni sulla finanza locale.

      Preziosa è la collaborazione svolta con la Banca d'Italia, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB), l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di interesse collettivo (ISVAP) e la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), ai sensi dell'art. 22 della legge sul risparmio.

      Con queste Autorità sono stati stipulati specifici protocolli d'intesa.

      Immigrazione clandestina

      L'azione di intervento della Guardia di Finanza nel contrasto all'immigrazione clandestina si sviluppa "in forma multidirezionale" lungo quattro direttrici fondamentali che fanno parte di un "sistema operativo integrato":

       

       

      • il presidio di vigilanza in mare della frontiera marittima, per finalità di polizia economico-finanziaria e di contrasto ai traffici illeciti, mediante la propria componente aeronavale.
        In tal senso, in ragione della specificità e della consistenza dei propri mezzi aerei e navali, al Corpo, ai sensi del Decreto interministeriale 14 luglio 2003, è attribuito, in presenza di mezzi appartenenti a diverse Amministrazioni (Marina Militare, Forze di Polizia e Corpo delle Capitanerie di Porto) il ruolo di coordinamento delle attività di contrasto dell'immigrazione clandestina nella fascia di mare che si estende fino al limite dell'area intemazionalmente definita come"zona contigua" (24 miglia nautiche dalla costa);
      • la vigilanza della frontiera comunitaria estema (terrestre, marittima, aeroportuale ed interportuale), ove il Corpo assicura, in via permanente e sistematica, presidi fissi per il controllo - prioritariamente a fini doganali - di persone e merci e per la prevenzione e repressione dei traffici illeciti;
      • il "controllo economico del territorio" da parte delle unità operative "mobili" che operano "su strada", e quelle impiegate nei "piani coordinati" disposti dalle Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza;
      • le attività investigative, di più ampio respiro, poste in essere dai Reparti Speciali, dai Nuclei di Polizia Tributaria e dai Reparti operativi territoriali mediante il ricorso agli Strumenti tipici della polizia tributaria, amministrativa e/o giudiziaria.

       

      Anche in termini di cooperazione intemazionale, la Guardia di Finanza fomisce un qualificato apporto nella sorveglianza delle frontiere esteme dell'Unione Europea collaborando, in via permanente e sistematica, con l'"Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esteme degli Stati membri dell'Unione Europea (FRONTEX)".